Max Lorenz, l’imbarazzante passione di Hitler

Lorenz0016GR

Questo bellissimo ritratto del tenore tedesco Max Lorenz nel ruolo di Bacchus nella straussiana Ariadne auf Naxos è uno dei pezzi più moderni della Winckelmann Collection, alla quale è stato posto il limite cronologico (derogabile ma con giudizio) del 1945. La foto porta il timbro a secco DIETRICH su cui non sono riuscito a trovare informazioni ma che immagino si riferisca a un fotografo viennese attivo negli anni Quaranta del Novecento. Alla Staatsoper, infatti, Lorenz cantò Bacchus tredici volte dal 1937 al ’47, undici delle quali fra il 1940 e il ’44. Max Lorenz fu, senza ombra di dubbio, il più importante heldentenor attivo nella Germania nazista. Voce d’acciaio, potente e luminosa, accento virile e registro acuto abbagliante ne facevano la perfetta incarnazione dell’ideale eroico hitleriano. Il suo debutto a Bayreuth nel 1933, nella cornice piena di esaltazione per la visita del Führer, fu sensazionale e diede il contributo decisivo all’affermazione di una carriera che era iniziata con qualche tentennamento sei o sette anni prima e che ancora stentava a dirsi pienamente stabilizzata. Quei Meistersinger che il Führer aveva personalmente chiesto a Toscanini di dirigere, ottenendone un tondo e secco no, diventarono l’occasione per la creazione di un beniamino del Reich, prototipo dell’eroe wagneriano intinto nella salsa nazionalsocialista: bello, muscoloso e dalla voce possente e immacolata. Hitler aveva trovato il suo Sigfrido. C’era però un problemino, anzi due. Il primo era che Max Lorenz era omosessuale, il secondo che aveva sposato un’ebrea. Il tenore non raccontava in giro i propri gusti ma la cosa era un po’ il segreto di Pulcinella e a Bayreuth, dove era certo in ottima compagnia a cominciare da Siegfried Wagner, si lasciava tranquillamente correre. Non così a Berlino, dove già la passione di Hitler per il festival e per Winifred Wagner, ormai vedova di Siegfried, era da alcuni considerata con sospetto e insofferenza e dove pareva inconcepibile che uno così potesse incarnare il purissimo ideale del deutscher Held. La triangolazione Hitler – Winifred Wagner – Max Lorenz resse per qualche tempo fino a quando il tenore non si fece beccare in compromettente compagnia. Hitler fu allora costretto a comunicare a Winifred che avrebbe dovuto cercarsi un altro tenore per il festival, e la risposta fu: senza Lorenz Bayreuth chiude. Secca ma convincente: Lorenz fu processato un po’ in sordina e poi tutta la faccenda fu fatta finire lì e con l’avvallo del Führer Bayreuth riebbe il suo heldentenor. La questione della moglie, però, era assai più complicata. Max Lorenz aveva sposato Lotte Appel nel 1932, lei perfettamente al corrente di tutto e ciononostante decisa a restare a fianco del tenore. Il quale respinse sempre con assoluta decisione tutti gli inviti delle alte gerarchie del partito a divorziare e usò sempre tutto il potere che la sua posizione gli conferiva per proteggere la moglie. Il momento più difficile arrivò nel 1941 quando, approfittando dell’assenza di Lorenz, le SS si presentarono a casa per arrestare Lotte e sua madre. La donna ebbe il sangue freddo di chiudersi in camera da letto e di telefonare alla sorella di Hermann Göring, che le aveva lasciato il suo numero per ogni evenienza e che intervenne sul fratello e fece bloccare l’operazione. La reazione di Lorenz a questo episodio fu geniale: fece l’offeso e cancellò una recita di Tristano alla quale, la sera successiva, sarebbe dovuto intervenire Hitler. Fosse folle incoscienza, fosse invece consapevolezza dell’effettivo ascendente da lui esercitato sul Führer e sui tedeschi, la cosa funzionò e di lì a poco Hermann Göring su ordine di Hitler emanò un decreto di intoccabilità per Lotte Lorenz e sua madre, che consentì alle due donne di attraversare indenni tutti gli anni della persecuzione. Secondo varie testimonianze, non furono le uniche due ebree che Lorenz aiutò e va detto che l’essere stato il Sigfrido di Hitler non procurò al tenore quei guai che al termine della guerra molti altri artisti di regime, Furtwängler in testa, dovettero subire. La carriera internazionale di Lorenz continuò per altri quindici anni, anche se Tristani e Sigfridi furono un poco alla volta sostituiti da ruoli di caratterista. La morte di Lotte, moglie-sorella, fu per lui un colpo durissimo. Chiusa la carriera nel 1962 si diede all’insegnamento e condusse una malinconica vecchiaia, nella quale era solito ripetere che quello che gli restava era solo il ricordo del proprio passato.

Lorenz0016FS

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Bayreuth, Cantanti, Dietrich, Fotografie, Galleria straussiana, Storie per la memoria e contrassegnata con . Contrassegna il permalink.

10 risposte a Max Lorenz, l’imbarazzante passione di Hitler

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Una storia molto interessante scritta con la consueta bravura.
    Signor Winckelmann, lei aggiunge qualcosa alle mie domeniche.

  2. cacioman ha detto:

    Foto fenomenale! Il testo me la leggo con calma domani in treno (e comunque sempre coinvolgenti queste storie di artistoni del passato, anche per me zuccone di canto e opera)

  3. domeniconardozza ha detto:

    Bella storia!!! bravo come sempre.. molto bella questa foto!

  4. laulilla ha detto:

    Grazie di questa pagina, che ci racconta la vita di un uomo che calcolava il rischio!

  5. gabrilu ha detto:

    Ma quanto è bello questo post, e quanto interessante questa storia, grazie! Nulla sapevo, di questo tizio, della sua carriera e di tutta la turbolenta questione. Mi ha fatto anche molto pensare (mutatis mutandis) alla vicenda del Mephisto di Klaus Mann, ispirato alla figura dell’attore Gustav Grudgens e da cui Istvan Szabò ha tratto il bellissimo film con Klaus Maria Brandauer…
    Foto splendidissima, ca va sans dire… (non ti ricorda anche il Ridolini del Nerone? A me un poco si, confesso 😉

  6. gabrilu ha detto:

    Argh! Volevo dire Ettore Petrolini, ovviamente.Devo imparare a contare fino a cinquanta, prima di pigiare “invio” 😦

  7. Winckelmann ha detto:

    Bé, sono contento che, come dicono le sarte romagnole, la storia di Max Lorenz “è stata piaciuta”. Segnalo quindi questo bel documentario su di lui:

    che contiene fra l’altro uno stupefacente estratto di una prova generale di Götterdämmerung a Bayreuth nel ’34, con Lorenz e Frida Leider. Giusto per capire cosa intendono gli americani con l’espressione “glorious voice”.

  8. gabrilu ha detto:

    Ma che meraviglia! E poi, vedermelo presentare dal mio adorato Fisher Dieskau…e Kollo…ossignur! Veramente un documento strepitoso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...