La collezione

Tutte le fotografie pubblicate negli articoli di questo blog sono pezzi della collezione che ho iniziato a formare nella primavera del 2007 e che, dopo una decina abbondante di anni, ha ormai raggiunto i quattrocento pezzi. Orientata inizialmente ai soli cantanti d’opera e priva di particolari delimitazioni cronologiche, si è nel tempo ristretta da un lato al periodo precedente la seconda guerra mondiale ed allargata dall’altro a comprendere attori di prosa e danzatori.

La collezione si divide sostanzialmente in due grandi blocchi: fotografie (soprattutto stampe all’albumina nei formati cabinet card, carte de visite e promenade card) e cartoline. Non sono un grande appassionato di queste ultime ma credo che costituiscano un prezioso patrimonio iconografico e per questo motivo continuo, seppure con minor foga rispetto a un tempo, a cercarne e ad acquistarne.
Alla decisione di comprare un pezzo concorrono più elementi, dal soggetto rappresentato allo stato di conservazione al fatto che mi sia possibile collegare la fotografia ad altre che già possiedo oppure a un avvenimento preciso, a uno spettacolo, a una particolare produzione. Soprattutto però quello che mi interessa è la bellezza dell’immagine e, a volte, il fatto che l’intuito mi suggerisce che dietro quella fotografia si nasconde una storia che aspetta di essere ricostruita. A volte ci azzecco, e così sono nati alcuni post di questo blog, come quelli sulla misteriosa Zaré Thalberg, sull’ussaro sconosciuto o sull’ignota valchiria. Non sono un feticista degli autografi: pochissime delle mie fotografie sono firmate e, per quanto mi riguarda, quella presenza sul cartoncino è solo la fastidiosa causa dell’aumento sconsiderato del suo costo.

Purtroppo è quasi assente, in questa collezione, la fotografia italiana, decisamente rara rispetto a quella inglese, tedesca o francese dell’Ottocento e, per epoche più recenti, spesso abbastanza bruttina o quantomeno banalotta e poco invogliante all’acquisto. Niente di paragonabile alle meraviglie che, in Austria, un fotografo come Franz Xaver Setzer era in grado di produrre per le sue popolarissime cartoline.

Sono nato con il gene dell’archivista ben conficcato nel cervello, quindi è inutile dire che tutte le mie fotografie sono inventariate, descritte e digitalizzate. Una doppia tabella me le elenca in ordine di inventario da una parte e raggruppate per soggetto raffigurato dall’altra. Un sistema certamente un po’ primitivo ma che con questi numeri regge benissimo.
Ogni fotografia viene conservata nella sua bustina di carta non acida e tutte stanno (tranne alcuni fuori formato che si dividono una scatola a parte) in una meravigliosa scatola a cassetti rivestita di carta marmorizzata blu che mi sono fatto confezionare da un amico dalle mani d’oro.
Il destino di una collezione è spesso quello di essere smembrata per andare a rimpolpare altre raccolte. E’ una legge di natura che però mi piace poco. Per questo vorrei, un giorno, regalarla così come sta a qualche istituto che conserva materiali di questo tipo, ce ne sono parecchi in Italia e fuori. Vedremo, spero che per questo passo ci sia ancora tempo e per il momento continuo a godermela e a vederla crescere.