Herbert Witherspoon, affarista sfortunato

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Quando ho trovato questa, per certi versi, splendida cabinet card di Aimé Dupont, belga che trovò l’America in America traslocando dalla scultura alla fotografia fino a diventare ai primi del Novecento il ritrattista ufficiale del Metropolitan, la mia conoscenza della vita e delle opere di Herbert Witherspoon era pari a quella della storia del rock.
Appurato che si era trattato di un cantante, lo avrei detto – vista la ben scarsa allure espressa da questo ritratto – un comprimario da Dottore nella Traviata o al massimo da Commendatore nel Don Giovanni. Invece questo signore, che dall’immagine appare così poco convinto del personaggio che interpreta, non è stato figura da poco. Americano di Buffalo nato nel 1873, ebbe in patria la sua formazione di base e dopo il debutto in teatro passò in Europa dove tornò a studiare, con Victor Capoul a Parigi, con Francesco Lamperti a Milano e infine a Londra con Henry J. Wood.
In Inghilterra si dedicò all’oratorio con notevole successo ma poi nel 1908, cantando Titurel nel Parsifal, fece il suo ingresso nella compagnia del Metropolitan. Qui sarebbe rimasto fino al 1916.
Fu soprattutto cantante wagneriano: scorrendo la lista dei suoi ruoli si trovano Titurel, Pogner, il Langravio in Tannhauser, Re Marke, Donner e Fasolt. Cantò però anche Pizarro e Sarastro e, curiosamente, persino l’Orfeo di Monteverdi, in una esecuzione in forma di concerto che ebbe luogo nel 1912.
Nel ritratto di Dupont appare con la corona in testa e mi verrebbe da dire che forse il costume è quello di Re Marke: spero solo che in scena il buon Witherspoon non accogliesse con questa espressione derelitta il flagrante tradimento di Isotta.
Abbandonata la scena, nel 1916 Witherspoon si diede all’insegnamento del canto e fondò la American Academy of Teachers of Singing, la qual cosa è indice di non scarso spirito imprenditoriale. Ce ne dà conferma anche Henry J. Wood, già suo maestro a Londra e poi celebre direttore d’orchestra, il quale nelle sue britannicissime e moderatamente noiose memorie (*) ricorda un incontro avvenuto fra i due all’epoca in cui Witherspoon era insegnante:
Ricordo che una volta mi offrì l’equivalente in dollari di 14 sterline l’ora per tenere delle masterclass di canto, ma rifiutai quando mi disse che ci sarebbero state tre lezioni all’ora e che altri studenti avrebbero assistito seduti attorno a me, pagando cinque dollari ciascuno per questo.
Il vittoriano Woods considerava estremamente riprovevole questa mercificazione dell’insegnamento artistico, che invece all’americano pareva sicuramente una sagace operazione di business. La sua capacità imprenditoriale lo portò molto avanti in una seconda carriera: presidente del Chicago Musical College nel 1925, Witherspoon diresse dal 1930 sia l’Opera di Chicago sia il Conservatorio di Cincinnati. La vetta la raggiunse nel marzo 1935, quando venne designato come successore di Giulio Gatti-Casazza alla guida del Metropolitan.
Non fece però in tempo a lasciare alcun segno: appena due mesi dopo la nomina morì per infarto nel suo ufficio dentro il teatro, senza fare in tempo a sentire neppure una nota della stagione che stava preparando.

(*) Henry J. Wood, My life of music, Londra 1938.

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