Bello e impossibile: Victor Capoul

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Il sex appeal ha sempre contato parecchio in scena. Pare che nel Settecento molti stravedessero per i castrati i quali, al contrario di quanto spesso si crede, non perdevano né la voglia né la possibilità di fare sesso ma, addirittura, essendo stati operati erano totalmente sterili e quindi, come amanti, sicurissimi. Nell’Ottocento arrivarono i tenori e lì si che c’era da sognare. Veramente Nourrit era grasso e Duprez bassetto e non proprio bello, ma quando aprivano bocca i cuori palpitavano. E poi c’erano i bellissimi: davanti a Napoleone Moriani, il tenore della bella morte perché come moriva lui in scena non sapeva farlo nessuno, le dame intridevano di lacrime chili di fazzoletti. Con Mario de Candia si sdlilinquivano parigine e londinesi che rovesciavano tonnellate di invidia sulla di lui consorte, l’altrettanto celebre e amatissima Giulia Grisi.
La fama di Victor Capoul (1839-1924), tenore celeberrimo nella Parigi di fine Ottocento quanto oggi sostanzialmente dimenticato, riposava certamente su uno stile di canto che faceva dell’eleganza e del canto di grazia i propri capisaldi, ma anche su un aspetto fisico che per molti anni fece di lui le plus jolie homme de Paris. Pare che molti cercassero di imitarlo adottando una coiffure à la Capoul, che fu di moda fino alla fine del secolo e cercando di copiarne il modo di vestire. Gli si attribuirono molte amanti e corsero voci circa una sua relazione con la figlia del Presidente Grévy. Capoul però non si sposò mai e fu ufficialmente sempre legato a un’amica d’infanzia di cui si conosce solo il nome: Virginie. Noi non facciamo del pettegolezzo e qui ci fermiamo.
Ecco qua il bel Capoul: questa carte de visite di Etienne Carjat, probabilmente degli anni Settanta dell’Ottocento, lo mostra elegante e dandy, con quell’aria adolescenziale che moltissimi adoravano e senza i baffi che, si dice, avrebbero fatto piangere e indignare tutte le donne di Parigi quando Capoul fu costretto a tagliarseli per debuttare nel Vert-Vert di Offenbach.
Voce lirica e aggraziata, Capoul fu per una decina d’anni un pilastro dell’Opéra-Comique. Come scrive Karen Henson nell’unico articolo che conosco a lui dedicato, la sua voce era abitualmente definita dai critici deliziosa. Era agilissima e più chiara non solo di quella dei tenori lirici di oggi, ma anche di quella dei suoi colleghi contemporanei. All’Opéra-Comique Capoul poteva continuare a usare il vecchio stile charmant che prevedeva un largo uso del falsetto e della voix miste per raggiungere gli acuti. Qui lo ascoltò anche Giuseppe Verdi nel Fra Diavolo di Auber e, a quanto riportò la stampa parigina, pensò di affidare a lui il ruolo di protagonista di un’opéra-comique che per qualche tempo ebbe in animo di scrivere. Seguirono poi debutti a New York, Vienna, Londra e Montecarlo. Al Metropolitan cantò Cassio nella prima americana dell’Otello di Verdi ma i suoi cavalli di battaglia erano ruoli molto più impegnativi: in testa a tutti stava naturalmente il protagonista di Roméo et Juliette di Gounod. Il compositore cercò anche senza successo di averlo per la prima assoluta dell’opera.
Come spesso succede, la fine della storia vide un triste cambio di carte in tavola. Chiusa con successo la carriera di cantante si stabilì prima a New York come insegnante, poi si trasferì di nuovo a Parigi dove oltre a procedere nell’insegnamento divenne anche regista all’Opéra, incarico che mantenne fino al 1905. Poi venne la rovina economica, speculazioni fallite e la perdita dell’intero patrimonio che lo costrinse a ritirarsi in una fattoria nel sud della Francia dove, prima di morire nel 1924, decise di distruggere tutto quello che restava dell’ormai lontana carriera. Nel fuoco che bruciava dischi, fotografie, lettere e programmi vedeva probabilmente scomparire le ultime tracce di una vita il cui ricordo non poteva che essere causa di quotidiana sofferenza.

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6 risposte a Bello e impossibile: Victor Capoul

  1. Per quel che riguarda i castrati, diciamo che quelli dotati di potentia coeundi erano un’eccezione, quelli in cui la castrazione era avvenuta tardi. Nella maggior parte dei casi, per prevenire la muta della voce, si castrava molto prima dello svuluppo sessuale: in questi casi si poteva avere una sporadicissima attività sessuale, un po’ come per i bambini che possono avere erezioni, ma certamente un evento molto raro.

    • winckelmann ha detto:

      Ah, così funziona? Grazie, metto in archivio. Su questa cosa in realtà ho sempre letto affermazioni perentorie e del tutto contrastanti: chi diceva che lo potevano fare sempre e comunque, chi diceva no, assolutamente mai. Come sempre, la verità sta nel mezzo.

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