Sulle rive della Neva

Mravina 0169GR

L’impero russo rappresentò per lungo tempo una sorta di pianeta alieno ma dotato di una magnetica forza di attrazione nei confronti dei grandi cantanti occidentali, i quali  a decine affrontarono anche più volte il viaggio all’epoca assai impegnativo per esibirsi sul palcoscenico del Teatro Imperiale di San Pietroburgo. Se il fortunato pubblico residente sulle rive della Neva ebbe continue occasioni di godere delle più splendenti ugole dell’occidente, assai più raro fu il fenomeno inverso, e cioè che le colonne del suo teatro di corte si ritagliassero una fetta di successo in Europa. E così succede anche oggi che da noi sia veramente arduo recuperare informazioni su figure che furono di assoluta primaria importanza ma che non sono state degnate qui di nulla più che una voce su Wikipedia. E’ il caso, per esempio, di Evegenia Mravina, raffigurata in questo bellissimo ritratto purtroppo anonimo, che si formò anche in Europa e qui anche, seppure episodicamente, si esibì. Fu per un quindicennio un pilastro del Teatro Mariinsky, viene ricordata come splendida cantante e bravissima attrice ma persino l’apparentemente onnicomprensivo Sängerlexikon di Kutsch e Riemens le dedica appena due citazioni di sfuggita e non una voce specifica.
Evgenia Konstantinova Mravinskaya nacque a San Pietroburgo nel 1864 e studiò canto con il baritono Ippolit Petrovich Pryanishnikov, cantante formatosi in Italia (aveva debuttato a Milano nel 1876 nella Maria di Rohan) e poi entrato nella compagnia del Mariinsky, dove fra le altre cose aveva tenuto a battesimo La fanciulla di neve di Rimsky-Korsakov, Mazeppa e La pulzella d’Orleans di Čajkovskij, oltre che Evgenij Onegin alla sua prima pietroburghese. La cronologia degli studi della Mravina come esce dalle poche notizie della rete è assai confusa. Dopo Pryanishnikov se ne venne, pare, in Italia, poi andò a Berlino dove prese lezioni da Désirée Artôt e poi ancora a Parigi a studiare con Mathilde Marchesi e da perfetta creatura della grande didatta chiuse la sua formazione esibendo uno strumento limpido e agile, particolarmente versato nel canto di coloratura. Come spesso succedeva con i cantanti dell’Ottocento, il debutto avvenne in Italia nel 1885, in quale fase di questo suo pellegrinaggio fra un insegnante e l’altro non sappiamo. Tutti i grandi maestri di canto d’Europa avevano contatti con impresari italiani specializzati nell’allestire appositamente per debuttanti promettenti spettacoli in teatri di secondo piano, che dessero loro l’occasione per partire e farsi notare e contemporaneamente il lustro derivante da una fama che probabilmente all’epoca il Bel Paese ancora si meritava. E così Emma Albani debuttò a Messina, Lillian Nordica a Brescia, Jean de Reszke al San Benedetto di  Venezia. Per Evgenia Mravina invece si schiusero le porte nientemeno che del teatro di Vittorio Veneto, dove la giovane russa cantò Gilda nel Rigoletto.
Subito dopo la troviamo solista al Mariinsky dove rimarrà fino al 1900 impegnata soprattutto nel repertorio lirico di coloratura. Ammiratissima come virtuosa, pare avesse una grande predisposizione per la recitazione, che curava al punto di ricorrere spesso all’aiuto di grandi attori di prosa e di prendere lezioni di danza. Il suo repertorio comprendeva grandi ruoli protagonistici russi, da Antonida di Una vita per lo zar a Ludmila di Ruslan e Ludmila alla protagonista della Fanciulla di neve, dalla Tatiana dell’Onegin a quello che fu uno dei suoi cavalli di battaglia, Oksana in La notte di Natale di Rimsky-Korsakov, che tenne a battesimo nel 1895. Cantò frequentemente però anche ruoli lirici e di coloratura del repertorio occidentale, soprattutto la Marguerite e la Juliette di Gounod, la Manon di Puccini e la Marguerite di Valois degli Ugonotti. A partire dagli anni Novanta cantò abbastanza in Europa e fu anche a Milano, Vienna, Londra e Costantinopoli.
Nel 1890 Pëtr Il’ič Čajkovskij avrebbe voluto affidare alla Mravina il ruolo di Lisa nella Dama di picche che ebbe quell’anno la sua prima assoluta al Mariinsky. Il problema era che il tenore cui era stato affidato il ruolo di Hermann, il grandissimo Nikolay Figner, aveva sposato l’anno precedente il soprano italiano Medea Mei e aveva deciso che non avrebbe cantato più con altre signore che non fossero la sua. La Mei-Figner soffiò così il ruolo alla Mravina e il successo fu clamoroso, anche se al compositore rimase sempre un piccolo rimpianto per questa forzata sostituzione.
Nel 1900 Evgenia Mravina entrò in pesante conflitto con la direzione del Mariinsky e abbandonò il teatro di corte, dedicandosi a intensi giri di concerti in Russia e in Europa. L’ultimo di questi ebbe luogo nel 1906, con la voce pesantemente segnata, cosa che data la sua giovane età ci fa pensare a una problematica condizione di salute. Nello stesso anno Evgenia diede il suo definitivo addio alle scene con un concerto nella Sala della Nobiltà a San Pietroburgo; si era nel frattempo stabilita a Yalta, nella tiepida Crimea, e anche questo è un segno che le cose non andavano bene.
Morì infatti, Evgenia Mravina, il 24 ottobre 1914, ad appena cinquant’anni.
Può darsi che il suo vero nome, Evgenia Mravinskaya, abbia fatto suonare un campanello nella testa di qualcuno. Se è così, il campanello ha suonato giusto: Evgenia era zia paterna di un signore che si chiamava quasi come lei, Evgeny Mravinsky. Quando lei morì era un bambino di appena undici anni ma di lì a poco avrebbe iniziato a lavorare al Mariinsky per diventare, dal 1938 al 1988, il leggendario direttore della Filarmonica di Leningrado.
A proposito, il grande amore che aveva soffiato la scrittura alla Mravina finì con un divorzio nel 1904, la Mei se ne andò in Sudamerica e Figner cantò per conto suo. Chissà se la spodestata Mravina avrà provato, a sentire la notizia, un sottile brivido di soddisfazione.

Mravina 0169FS

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5 risposte a Sulle rive della Neva

  1. ausdemspielberg ha detto:

    спасибо.

  2. bensaude777 ha detto:

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