Tempi di guerra al Burgtheater

La memoria visiva è una cosa strana. Per quanto mi riguarda, ad esempio, latita del tutto quando si tratta di ricordare la faccia di qualcuno che ho visto anche solo dieci minuti fa, mentre invece trattiene anche per moltissimo tempo immagini o anche solo dettagli di immagini che mi passano sotto gli occhi.
Questa mia attitudine ha fatto perfettamente il suo lavoro quando, girellando per la rete, mi sono imbattuto in queste due fotografie che rappresentano  Hans Marr ed Else Wohlgemuth, celebri attori del viennese Burgtheater, nei panni rispettivamente di Ludwig der Bayer ed Elisabetta di Aragona, protagonisti del dramma di Hans Müller Könige.

La foto di sinistra la ricordavo perfettamente così com’era, mentre in quella di destra era il costume che mi faceva suonare nella testa un rossiniano campanello. La cosa che più mi elettrizzava era che stavo scoprendo una insospettata relazione fra due pezzi della mia collezione che fino a quel momento non avevano, per me, alcun rapporto uno con l’altro. Grazie ai miei elenchini (elenconi ormai) pedantemente redatti e fitti di codici e rimandi ho così velocemente recuperato le due cartoline. Si tratta di fotografie di Franz Xaver Setzer che avevo acquistato separatamente e per le quali non possedevo nessuna indicazione, se non quella dei nomi degli attori. Quella di Hans Marr, che riporta la stessa fotografia che avevo visto in rete, è anche autografata e reca una data (19 dicembre 1916) che la pone a pochissima distanza dal debutto di Könige sulla scena del Burgtheater, che ebbe luogo nell’ottobre di quell’anno. Il dramma ebbe un tale successo di pubblico che il teatro gli assicurò cinquantadue rappresentazioni consecutive e una diffusione immediata nei principali teatri di lingua tedesca fino a Berlino, nel cui Schauspielhaus giunse il 16 dicembre 1917. Erano anni di guerra e ad essa Könige era strettamente legato.

Ambientato nel 1325, il dramma racconta della rivalità e poi della vittoriosa alleanza fra il re tedesco Ludovico il Bavaro e quello austriaco Federico. Scritto pensando specificamente a un pubblico popolare e di soldati, ai quali bisognava fornire tutta l’adrenalina e lo spirito patriottico necessari per proseguire la guerra, esso centrò pienamente il suo bersaglio inanellando prima a Vienna e poi su moltissimi altri palcoscenici una serie di entusiastici trionfi. Karl Kraus ci andò per la verità molto pesante nel criticare i manierismi e gli stucchevoli anacronismi dello stile di Müller, e censurò pesantemente il drammaturgo dopo che questi, al termine di una recita a Monaco, aveva a suo dire ingannevolmente sollecitato gli applausi del pubblico presentandosi sul palco in divisa. Ne nacque un pasticcio diplomatico sfociato in una denuncia per diffamazione, che si rivelò però un passo più lungo della gamba. Giunto in tribunale e sbugiardato, Müller fu costretto a un umiliante dietrofront e ad ammettere pubblicamente che lui al fronte non c’era mai stato.
Hans Müller (che era poi fratello di Ernst Lothar, l’autore di un bellissimo romanzo pubblicato da noi con un bruttissimo titolo: La melodia di Vienna) fu una sorta di geniaccio poliedrico e non solamente un bolso confezionatore di polpettoni storico-patriottici. Appassionato di cinema, dopo la guerra se ne andò a Hollywood a fare il mestiere di sceneggiatore, e lì scrisse parecchi lavori anche per Ernst Lubitsch. Tornò poi a Berlino e rimase nell’ambiente diventando Chefdramaturg della UFA, che era per la Germania quello che la Metro Goldwin Mayer era per l’America.
Un amore che lo accompagnò per tutta la carriera fu quello per l’opera e l’operetta, e qui arrivano per noi le sorprese più grosse. Il suo primo libretto, del 1907, fu per Sogno di un valzer di Oscar Straus. Vennero poi quelli per Violanta (1916) e Das Wunder der Heliane (1927) di Erich Wolfgang Korngold e, nel 1930 per Ralph Benatzky, quello di Im weißen Rößl, ovvero Al cavallino bianco.
Müller era ebreo e all’avvento del nazismo prese la saggia risoluzione di andarsene in Svizzera, dove sarebbe rimasto per il resto della sua vita. Dopo il 1945 tornò sporadicamente a Vienna ma non volle mai stabilirvisi di nuovo. Il Burgtheater era stato completamente distrutto proprio negli ultimi momenti della guerra ma la sua compagnia aveva ricominciato a lavorare immediatamente dopo l’arrivo in città delle truppe sovietiche. Di essa facevano ancora parte sia Hans Marr che Else Wohlgemuth, rientrata dall’esilio cui anche lei era stata costretta nel 1938. Marr sarebbe morto nel 1949 (un anno prima di Hans Müller) ma la Wohlgemuth, che dal 1918 era anche contessa von Thun und Hohenstein, aveva davanti a sé ancora molti anni di carriera. Ma di lei e di alcuni altri splendidi ritratti che Franz Xaver Setzer le realizzò torneremo a parlare credo fra non molto tempo.

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