E sempre grazie a Klytämnestra

Pochi se ne ricorderanno ma a fine anno, nel tradizionale post riepilogativo, avevo fatto una mezza promessa che in qualche successiva emissione mi sarei occupato un po’ più diffusamente della mia collezione in quanto tale. Questo non perché la ritenga chissà cosa ma perché mi pare che un po’ di contestualizzazione faccia sempre bene.
Giunto quindi al dodicesimo giorno di reclusione domiciliare causa pandemia e mentre continuo a rompermi la testa su una fotografia che vorrei pubblicare ma che secondo me pone un problema di cui non riesco ancora a vedere la soluzione, ho pensato che fosse venuto il momento di dedicarmi a questa presentazione del mio piccolo tesoro.
Partiamo quindi con un po’ di introduzione storica. Tutto comincia con questa fotografia, un dettaglio della quale proprio quest’anno si è conquistata la testata del blog

Eravamo attorno alla metà di giugno del 2006 e io ero a Vienna in un viaggio di piacere scandito da parecchie visite serali alla Staatsoper. Faceva un caldo da morire e fra un Egon Schiele e un Otto Wagner un pomeriggio andai anche al Theatermuseum, dove rimasi folgorato da questa fotografia. Io la possiedo oggi nella versione povera della cartolina postale ma lì si trovava esposta (e spero si trovi ancora) in quella assai più nobile della cabinet card. Sarà stato il caldo, sarà che sono un tipo facilmente impressionabile, sta di fatto che lì, in quello splendido ritratto di Anna Bahr von Mildenburg nel costume di Klytämnestra nella Elektra di Richard Strauss io ho visto e ho sentito in un colpo solo la Vienna di Mahler e di Klimt. In piedi davanti a quella vetrina ho toccato con mano il potere suggestivo ed evocativo della fotografia. Apparentemente la cosa è finita lì, non sono uno di quelli che partono in quarta e le cose con me hanno bisogno di tempo per maturare. Il ricordo di quella fotografia, però, non ha mai abbandonato l’angolo del cervello nel quale l’avevo archiviato e così, dopo la ponderata riflessione che si conviene a un capricorno con ascendente vergine, nella primavera del 2007 ho iniziato la mia personale raccolta di fotografie di cantanti storici. Questo è il mio primo acquisto, il pezzo cui ho pomposamente attribuito il numero di inventario 1: una cartolina che raffigura Nelly Merz, soprano per oltre un trentennio in forza all’Opera di Monaco, nel ruolo di Elisabeth nel wagneriano Tannhäuser.

Va detto che inizialmente le idee su come avrei impostato la collezione non erano affatto chiare. La decisione di porre un limite cronologico “ante quem” alla seconda guerra mondiale arrivò abbastanza presto, mentre ebbi bisogno di due o tre anni per convincermi che sarebbe stato bene allargare (con giudizio) l’area di interesse alla prosa e alla danza. Ho avuto sempre ben chiaro, invece, che la mia idea di collezionismo è legata a quella di una crescita lenta e ponderata, condotta non con razzie indiscriminate ma grazie ad accorte acquisizioni. Il numero dei pezzi non è mai stato un problema e non ho mai avuto la tentazione di rastrellare tutto quello che trovavo solo per il desiderio di “fare massa”. Nel decidere dell’acquisto o meno di un pezzo parto sempre dalla qualità dell’immagine. Il nome dell’artista raffigurato, il ruolo, l’occasione a cui la fotografia può essere legata sono tutti elementi aggiuntivi e importanti ma se la fotografia in sé non mi piace, la lascio lì. Anche se capricorno (con acendente vergine) sono un acquirente emotivo: compro se sento suonare le campane.
Questo è il motivo principale per cui, a tredici anni circa dall’inizio, la mia è una collezione indubbiamente piccola. Praticamente è tutta qui

Nei due cassetti della scatola marmorizzata blu stanno carte de visite, cabinet card e cartoline. Nella scatola nera e nelle cartellette stanno invece i fuori formato. Tutto qui.
Ma la scatola blu è il mio vanto: disegnata da me e realizzata da un amico che sa fare queste cose, è strutturata in modo da ottimizzare lo stoccaggio di formati diversi. Nel cassetto inferiore gli scomparti sono dimensionati sulle misure dei formati più piccoli di carte de visite e cartoline

mentre in quello superiore trovano posto le più grandi cabinet card

Per essere conservate in maniera appropriata le fotografie devono stare al buio, protette da contenitori di materiale idoneo alla conservazione. Per carte de visite e cabinet card ho trovato bustine in carta non acida che mi soddisfano parecchio. Hanno un costo abbordabile, non saranno realizzate con cura millimetrica ma sono estremamente pratiche e con l’apertura nel lato lungo consentono di inserire ed estrarre la fotografia senza temere strofinamenti o altri possibili pericoli

Per le cartoline uso invece buste di carta semitrasparente, un materiale simile al vecchio pergamino ma anche questo idoneo alla conservazione. Non sarà forse la più ideale delle soluzioni ma quel poter vedere la fotografia senza toglierla dalla busta è utile quando si devono controllare decine di pezzi.

Come si vede dalle fotografie, sulle buste sono registrati, con quella pedanteria che mi è così congeniale, nomi e numeri di inventario.
E già, perché fin dal primo ingresso ogni fotografia riceve un numero progressivo che la identifica e che mi consente di collegarla alla sua digitalizzazione, realizzata appena la fotografia viene presa in carico. Tutti questi dati vengono gestiti in maniera abbastanza rudimentale ma direi rispondente alla bisogna con una tabella excel, che mi consente di tener nota di tutto, di fare gli ordinamenti che mi sono di volta in volta necessari e di tenere il conto dei pezzi. Eccone qui una sezione.

In questo foglio i pezzi sono elencati in ordine di numero di inventario, in un altro elenco sono raggruppati invece sotto il nome dei soggetti ritratti

Ecco, grazie a questo strumento primitivo ma efficace posso dire che a oggi la collezione è composta da 466 pezzi (tutti qui? e si, è da mezz’ora che lo dico) che documentano 256 fra cantanti, attori e ballerini. Meno della metà sono cartoline mentre gli altri sono i formati che danno molta più soddisfazione: cabinet card, carte de visite, promenade card e così via. Tolte quelle del mio amato Franz Xaver Setzer, le cartoline non sono un genere che mi fa impazzire, ma capisco come possano costituire un interessantissimo repertorio iconografico, per cui ogni tanto ne faccio qualche piccola infornata.
Ecco, in questo periodo di pausa forzata sono state interrotte anche le acquisizioni: credo che il momento sia troppo rischioso per far viaggiare cose alle quali, a prescindere da quello economico, attribuisco un valore. Già sono un po’ in ansia per l’ultimo mio acquisto, naturalmente un pezzo con fiocchi e controfiocchi, che le poste francesi mi danno per consegnato ma in un luogo di lavoro nel quale non metto piede da più di dieci giorni e nel quale rientrerò chissà quando. Speriamo bene, e speriamo soprattutto di tornare presto a vedere la luce. Adda passà ‘a nuttata!

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2 risposte a E sempre grazie a Klytämnestra

  1. ausdemspielberg ha detto:

    In fondo anche quello del collezionismo e’ un virus dal quale non si guarisce. E anche quando si crede di essere scampati basta incappare in un oggetto amato perche’ aumenti il ritmo del battito cardiaco.

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