Galleria wagneriana: Leo Slezak

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Ancora una cartolina dell’editore berlinese Leiser, ma questa volta per una fotografia datata 1915 che viene da Vienna e precisamente dall’atelier dell’Hofphotograph Carl Pietzner, un’illustre impresa che aveva sede nella capitale imperiale nella Mariahilferstrasse, e filiali a Teplitz, Carlsbad e Brünn, oggi rispettivamente Teplice, Karlovy Vary e Brno nella Repubblica Ceca.
Ripreso da sotto ad accentuare la sua leggendaria gigantesca statura, Leo Slezak appare nella posa più tipica riservata in epoca prebellica a Tannhäuser: arpa, mano che maltratta le corde e sguardo ispirato perso nell’infinito. Ho parecchie altre fotografie di tenori nel medesimo ruolo e ritratti esattamente nella stessa posa ma questa è sicuramente la meno stereotipata e più efficace.
Nato fra pochi giorni centoquarant’anni fa (il 18 agosto 1873), Slezak è stato per molti anni la colonna tenorile dell’Opera di Vienna: dopo il debutto a Brno come Lohengrin nel 1896 e un lancio di carriera che in cinque anni lo aveva portato al Covent Garden, venne “acquistato” per Vienna da Gustav Mahler, che lo aveva ascoltato cantare Arnold nel Guglielmo Tell. Con una interruzione negli anni della prima guerra mondiale, Slezak restò a Vienna dal 1901 al 1934 e qui cantò un repertorio sterminato che comprendeva 44 ruoli, per un totale di 936 recite. Grandissimo Otello, riservava comunque a Tannhäuser un ruolo del tutto speciale nella sua carriera: lo cantò ad esempio alla Scala nel 1905 e lo scelse nel ’10 per il suo debutto al Metropolitan.
Cantante straordinario, sicuramente uno dei più grandi heldentenor del secolo, Slezak ebbe in repertorio un buon numero di ruoli wagneriani oltre a Otello, Hermann della Dama di picche (di cui cantò le prime viennese e newyorkese), Calaf della Turandot (prima viennese), Radames e Raoul degli Ugonotti. Non si accontentava però di produrre montagne di suono e sganciare metallici acuti per le platee di mezzo mondo: oltre ad essere un grande liederista cantò frequentemente operetta e ruoli lirici come Tamino, Des Grieux nella Manon di Massenet, Faust e Julien nella Louise di Charpentier.
Io sarò probabilmente uno facile agli entusiasmi ma mi sembra che questa sua registrazione del 1905 dell’aria di Georges Brown dalla Dame Blanche di Boieldieu sia assolutamente strepitosa, oltre che sorprendente per uno che macinava abitualmente ben altri ruoli.

Ritiratosi dal palcoscenico nel 1934, Slezak intraprese una seconda carriera come attore cinematografico buffo, che gli diede ulteriore immensa popolarità. Dal 1932 al ’46, anno della morte, girò almeno 46 film. Pubblicò anche quattro autobiografie di grande successo, nelle quali con straordinaria ironia raccontava un numero infinito di aneddoti della sua lunga carriera. Il più celebre di tutti (attribuito per la verità a parecchi altri tenori ma a quanto pare assolutamente suo) è quello del cigno che un tecnico di palcoscenico spedisce troppo presto in scena durante una recita di Lohengrin. Fra le quinte, il tenore rimasto appiedato vede allontanarsi il volatile con la sua barchetta vuota, si gira allora verso il tecnico e gli chiede: “a che ora parte il prossimo?”. Wann geht der nächste Schwan? La battuta, indissolubilmente legata al più simpatico heldentenor del Novecento, divenne nel 1970 il titolo della biografia che di lui scrisse il figlio Walter, apprezzato cantante di operetta.

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2 risposte a Galleria wagneriana: Leo Slezak

  1. Amfortas ha detto:

    Bellissima interpretazione, davvero! E sono d’accordo con te, incredibile come un cantante abituato a ben altre parti risulti così convincente. Ciao!

  2. Che meraviglia! Stupefacenti quelle lunghe frasi acute in pianissimo leggere come trine ma perfettamente sostenute dal fiato. Ho sempre adorato il suo Verdi: la sua aria di Manrico è tra le mie preferite.

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