Galleria wagneriana: Walther Kirchhoff

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Nei giorni della débacle del Ring di Frank Castorf a Bayreuth (io non c’ero e non giudico, ma ieri sera alla fine del Crepuscolo degli Dei sembrava di essere al Regio di Parma dopo una stecca del tenore, oppure sulle barricate di Milano durante le Cinque Giornate) e subito prima di andare in ferie voglio vedere se riesco a portarmi un po’ avanti presentando qualche pezzo in tema wagneriano.
Cominciamo allora con questa bella fotografia (una povera cartolina purtroppo, ma come diceva mia nonna piuttosto che niente è meglio piuttosto) che ritrae uno degli heldentenor di punta degli anni Venti e Trenta, Walther Kirchhoff, ritratto qui nel ruolo di Loge nell’Oro del Reno. Loge è il dio del Fuoco e della distruzione ma anche il dio furbo e delinquente che propone agli altri dei il furto dell’oro e che Wotan chiama per creare il giro di fiamme che circonderà sulla sua rupe Brünnhilde addormentata.
Kirchhoff era nato a Berlino nel 1879, era stato dapprima ufficiale di cavalleria e poi aveva studiato canto, anche con Lilli Lehmann. Dopo i primi debutti come Manrico e Faust e una fase di carriera caratterizzata da ruoli più lirici, dal 1920 entrò a far parte dell’Opera di Berlino, teatro nel quale diventò il tenore eroico wagneriano di riferimento. Già aveva debuttato a Bayreuth, prima (1911-12) con Tannhäuser e poi (1914) con Parsifal. Ebbe una importante carriera anche fuori dalla Germania, a Londra, Parigi, Vienna e Bruxelles; partecipò alla prima rappresentazione completa del Ring a Buenos Aires e dal 1926 al ’31 fece parte della compagnia del Metropolitan. Terminata la carriera, insegnò canto al Conservatorio di Berlino e diresse il Lichtburg-Theater, trasformandolo da cinema e teatro di varietà in teatro d’opera popolare. Morì a Wiesbaden nel 1951.
La cartolina, pubblicata dall’editore Herm. Leiser di Berlino, riproduce una fotografia dello studio berlinese Becker & Maaß, che aveva iniziato l’attività negli anni Novanta dell’Ottocento e aveva sede nella Leipzigerstrasse. Non abbiamo molti elementi per datarla, ma lo stile dell’immagine, che rinuncia all’oleografico fondale dipinto e punta piuttosto sull’espressività del volto e sul gioco molto intenso di contrasti fra luce ed ombra, direi che fa pensare agli anni a cavallo fra i Venti e i Trenta, quando più decisamente si affermano questi caratteri così espressionistici. Sappiamo fra l’altro che nel 1932 Kirchhoff ha cantato Loge alla Staatsoper di Berlino; non sarebbe così improbabile pensare che la fotografia e la pubblicazione della cartolina risalgano proprio a quella occasione.

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2 risposte a Galleria wagneriana: Walther Kirchhoff

  1. Amfortas ha detto:

    La foto è davvero splendida! Mi ricordo quando acquistai il Ring del 1955 (anno della mia nascita, non potevo farne a meno!), quello famoso della Decca considerato perduto e diretto da Keilberth: le foto nel cofanetto sono straordinarie, in particolare per quanto riguarda la Varnay.
    Ciao e buone vacanze!

  2. Pingback: Galleria wagneriana: Alfred Färbach | Il cavaliere della rosa

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