Marie Gutheil-Schoder, Louise per Gustav Mahler

Almeno quattro altre volte mi sono occupato di Marie Gutheil-Schoder, multiforme genio musicale, prediletta da Gustav Mahler e concreta dimostrazione che quasi sempre il cervello, la musicalità, la cultura e tutto quello che trasforma un normale essere umano in un artista di rango superiore sono ciò che fa la differenza, anche quando, come nel suo caso, lo strumento di partenza è tutto fuorché eccezionale.
Dal 1900 al 1927 la Gutheil-Schoder fu una delle colonne dell’Opera di Vienna, dove era arrivata proprio grazie a Mahler. Prima di lui, già Richard Strauss, all’epoca kapellmeister a Wiemar dove la Gutheil-Schoder stava muovendo i primi passi, l’aveva notata e le aveva fatto studiare i ruoli di Mignon e di Carmen. Curiosa fino allo spasimo, a Weimar lavorava anche nel teatro di prosa e accompagnò Strauss a Bayreuth per poter cantare nel coro del Tannhäuser e del Parsifal.
Partita dalle piccole parti e dai ruoli di soubrette, mise ben presto a frutto le sue straordinarie qualità di interprete e attrice e letteralmente esplose, a Lipsia, Berlino e finalmente a Vienna, come Carmen e come Nedda nei Pagliacci. Finì per mettere assieme un repertorio vastissimo ed eterogeneo: giusto per dare un’idea nelle foto sopra la si vede come Frau Fluth nelle Allegre comari di Windsor di Nicolai, come Octavian nel Rosenkavalier e come Sciò in Die Dorfschule di Weingartner. Ma se si guarda negli archivi on line dell’Opera di Vienna si trovano, assieme a un mare di altre cose, l’Adele del Pipistrello e la Tintora della Donna senz’ombra, Freia nell’Oro del Reno e il Compositore nell’Ariadne auf Naxos, Elektra e Alice Ford, Kundry, Salome e Mélisande, Venere nel Tannhäuser, Eva nei Maestri Cantori, Martha in Tiefland e Zerbine (sic) nella Serva padrona.
Assieme a tutto questo troviamo, fra il 24 marzo 1903 e il 5 gennaio 1904, otto recite nel ruolo della protagonista di Louise di Gustave Charpentier, sotto la bacchetta di Gustav Mahler. Eccola qui, in questa cabinet card dell’atelier viennese Löwy, la ventinovenne Marie Gutheil-Schoder, proprio nel ruolo di Louise in una fotografia sicuramente collegata a quelle recite.

Nei dieci anni in cui fu alla guida dell’Opera di Vienna, Gustav Mahler compì un lavoro enorme per l’ampliamento del repertorio del teatro e dedicò sempre un’attenzione particolare alle novità del teatro musicale contemporaneo. Non sempre tutto andò bene: per esempio Es war einmal di Alexander von Zemlinsky, di cui ho già parlato in questo post, sparì in fretta dal repertorio nonostante una buona accoglienza iniziale.
Con Louise il caso fu diverso: l’opera era andata in prima assoluta all’Opéra-Comique il 2 febbraio 1900 e possiamo misurarne il successo dal fatto che solo in quel teatro se ne fecero 100 repliche nel giro di un anno, che arrivarono a 500 nel 1921 e quasi a 1000 negli anni Cinquanta. Era inevitabile che un tale riscontro di pubblico fosse motore di una diffusione dello spartito a livello mondiale e che Mahler non potesse farsi sfuggire questa occasione. La premiere andò in scena martedì 24 marzo 1903 alle 19.00 (meraviglie degli archivi online dell’Opera di Vienna!), diretta da Mahler, con Marie Gutheil-Schoder protagonista, Leopold Demuth (di cui ho pubblicato una foto qui) nel ruolo del padre e il tenore Fritz Schrödter in quello di Julien. A sfogliare uno per uno i cast di tutte le recite vediamo che la Gutheil-Schoder cantò solamente due recite nel mese di marzo, sempre in coppia con Schrödter, mentre nelle successive il suo posto venne preso da Berta Förster-Lauterer, che si trovò a cantare con il giovane (ma ovviamente già altissimo) Leo Slezak, che solo da poco più di un anno era membro stabile della compagnia della Hofoper. Da lì in avanti, per ventitre recite in totale distribuite fino a novembre del 1904, la Gutheil-Schoder e la Förster-Lauterer, così come Schrödter e Slezak si alternarono nei ruoli di Louise e di Julien: in totale la Gutheil-Schoder cantò otto recite e Slezak undici, ma quella che sarebbe per noi una coppia mitica si incontrò in questo lavoro solamente due volte: il 15 maggio 1903 e il 5 gennaio 1904. Beati coloro che poterono esserci. Quella del 15 maggio 1903 fu anche l’ultima recita di questa produzione a essere diretta da Mahler, che passò poi la bacchetta per le altre a Franz Schalk.

Nella lunghissima serie dei ruoli interpretati da Marie Gutheil-Schoder a Vienna, queste otto rappresentazioni di Louise hanno sicuramente un ruolo marginale. Niente rispetto alle centoquindici Carmen eseguite dal 1900 al al 1925 o ai novantanove Octavian, alle ventidue Salome o alle trentaquattro Elektra, alle quarantotto Frau Fluth, trentotto Pamine e trentasei Donna Elvira, per non dire di tutto il resto. Colta, geniale e cerebrale, grande attrice e dominatrice della scena, a suo agio nel repertorio classico come in quello contemporaneo (fu anche la prima interprete del monodramma di Arnold Schönberg Erwartung), terminata la carriera di cantante si produsse a Vienna anche come regista. Ma fece anche, su quel palcoscenico e per trentasette sere, qualcosa che credo costituisca un caso unico o comunque rarissimo nella storia dei cantanti d’opera. Poiché ho appena trovato una fotografia che documenta quell’exploit sto studiando il caso, che meriterà sicuramente appena possibile un discorso a sé.

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