Souvenir dalla verde collina – 2

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Non è tutta gioie la vita dell’improvvisato collezionista, anzi. Quante volte gli succede di trovare il pezzo irrinunciabile, davanti al quale il suo cuore palpita come quello di Tancredi… e di vederselo portare via da qualcun altro più veloce, o più furbo, o semplicemente più spendaccione di lui. Quella volta che mi imbattei nelle due cabinet card di Hans Brand che mostro in questo articolo in due parti, una qui e una nel post precedente, i pezzi della serie erano almeno cinque. Uno non mi piaceva moltissimo ma per amor di completezza lo avrei comunque volentieri fatto mio; a un secondo, un mezzo busto di Rosa Sucher che non aggiungeva niente alla foto che ho già mostrato, avrei anche potuto rinunciare, ma è stato durissimo accettare che un ignoto, impertinente rivale mi abbia soffiato sotto il naso un ritratto a figura intera di Gisela Staudigl-Brangania, con la sua barbarica casacca di pelliccia. Questa esibizione di sfrontatezza collezionistica mi ha fatto talmente rabbia che ho dovuto chiamare a raccolta tutta la mia capricornitudine per convincermi che potevo, che dovevo comunque gioire per i due bellissimi pezzi che io avevo strappato a quello là.
Ecco dunque il secondo che ci mostra, barbone al vento ed elmo coi corni di ordinanza, il Kurwenal di quello storico Tristan und Isolde che nel 1886 debuttava a Bayreuth. Il ventisettenne Carl Scheidemantel cantò quell’anno, alternandosi con Fritz Plank, questo ruolo e anche Klingsor nel Parsifal. Arrivava dal teatro di Weimar ma stava per prendere servizio nella ben più prestigiosa Hofoper di Dresda, dove nel corso di una carriera durata esattamente un quarto di secolo sarebbe stato, fra molte altre cose, Faninal nella prima assoluta del Rosenkavalier e il perfidissimo Scarpia nella prima rappresentazione tedesca di Tosca.
Come la collega Anna Bahr von Mildenburg ebbe anche lui la passione per la regia che coltivò, assieme a quella per l’insegnamento, soprattutto dopo l’addio alle scene, avvenuto nel 1911. Ebbe anche ambizioni letterarie, che produssero due trattati di canto, una traduzione in tedesco molto apprezzata del libretto del Don Giovanni e, la cosa più bizzarra di tutte, un totale rifacimento di quello di Così fan tutte, che mettendo da parte la trama ideata da Lorenzo Da Ponte ne andava a prendere una completamente diversa da La Dama duende di Pedro Calderón de la Barca e diventava una cosa intitolata Dame Kobold, di cui il Grande lessico dei cantanti d’opera di Kutsch e Riemens (la mia fonte per questa informazione) forse caritatevolmente ci tace le sorti.
Ma tutto questo sarebbe successo molti anni dopo: ben piantato sulle gambe e a braccia incrociate sul petto il nostro vigoroso e buon Kurwenal ci riporta invece a quell’estate del 1886 in cui il giovane Carl si mise in posa davanti all’obiettivo di Hans Brand per dare il proprio contributo alla costruzione di una storia per immagini del festival. L’incontro col fido scudiero di Tristano sarebbe stato, per quanto riguarda le sue apparizioni a Bayreuth, un episodio isolato. Dall’edizione successiva del festival, quella del 1888, Scheidemantel sarebbe approdato al ben più impegnativo ruolo di Hans Sachs nei Meistersinger e infine, dal 1891 e per tre edizioni consecutive, a quelli di Amfortas nel Parsifal e al suo grande cavallo di battaglia, Wolfram von Eschenbach nel Tannhäuser. Che era stato il ruolo del suo debutto nel 1878 a Weimar e che per tutta la carriera avrebbe considerato il personaggio ideale per presentarsi nel maggiori teatri d’Europa, dall’Opera di Monaco (1882) al Covent Garden (1884) alla Scala, dove nel 1892 ottenne uno straordinario successo.
Voglio chiudere con quella che per me è stata una bellissima sorpresa: curiosando in questo album su Pinterest ho trovato questa straordinaria fotografia del palcoscenico di Bayreuth con la scenografia del terzo atto di questo Tristano, disegnata da Max Brückner.

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Ecco la prova che il fondale dipinto della fotografia di Brand non è un pezzo qualunque del repertorio decorativo dell’atelier ma allude precisamente alla scena che effettivamente veniva utilizzata in teatro, pur semplificando i particolari, riducendo le dimensioni e appiattendo sull’unico piano della tela dipinta quello che nell’originale è rappresentato su più elementi dipinti scalati in profondità. La stessa cosa succede con la scena del primo atto, di cui spulciando nello stesso album è possibile trovare una analoga fotografia, che chiaramente ripropone in grande la medesima ambientazione della mia cabinet card.
Pur con mille limitazioni e difficoltà, la fotografia reclamava il suo ruolo di testimone fedele e oggettiva, e di questa precisa corrispondenza col vero dovettero essere felicissimi gli adepti che in quegli anni pionieristici ascendevano quasi ogni estate la sacra collina, tornandosene poi ai quattro angoli d’Europa e del mondo a diffondere, anche con l’aiuto di questi semplici ma allo stesso tempo raffinati souvenir, il ricordo del miracolo musicale e teatrale cui avevano assistito nel sacro tempio del verbo wagneriano.

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9 risposte a Souvenir dalla verde collina – 2

  1. ausdemspielberg ha detto:

    In segno di gradimento le invio un emoticon in foggia di barbaro irsuto e cornuto: se lo figuri, dato che non lo trovo tra le stupidissime faccine.

  2. Isidoro ha detto:

    Ma è per caso l’autore di quella traduzione del Don Giovanni che si dà in questi giorni alla komische oper e che cambia le turche con le persiane?

    • Winckelmann ha detto:

      Quei matti della Komische Oper ne combinano di ogni, ma mi stanno troppo simpatici e devo dire che le sei o sette volte che ci sono stato ho visto cose bizzarre, si, ma non paragonabili a certi orrori che, per stare sempre a Berlino, ho visto alla Staatsoper. Il ricordo della povera Elena Mosuc, Maria Stuarda in sedia a rotelle con un paio di corna da caprone dorate sulla testa, mi fa ancora rabbrividire…

  3. gabrilu ha detto:

    Magnifico, questo kurwenaldone! 🙂
    Pinterest, poi, è una miniera, sapendo cercare.

    • Winckelmann ha detto:

      Si, io pure ci ho fatto le mie due o tre (ovviamente monotematiche) gallerie, ma se devo dire la verità devo ancora capirne la logica fino in fondo. Però serve…

  4. Gabriele ha detto:

    Bellissima ricostruzione attraverso una foto di un mondo scomparso, alla Sebald!

  5. ausdemspielberg ha detto:

    “Sacro tempio del verbo wagneriano” che per quest’anno dovremmo avere onorato bastevolmente e i cui nerboruti sacerdoti potrebbero essere amorevolmente riposti in fondo alla loro scatola fino alla prossima stagione. Per cedere la scena a qualche frivola primadonna…

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