Souvenir dalla verde collina – 1

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Approfitto della vicinanza dell’ultimo post, nel quale si parla di Bayreuth, del Tristano, della sbadata Brangania e dei suoi pasticci, per mostrare qui una cabinet card che ho acquistato alcuni mesi fa e che raffigura due interpreti di cui diremo, proprio nella scena dell’improvvido scambio delle ampolle. Si tratta di una fotografia che ha una storia assai significativa, perché appartiene a una serie realizzata in occasione del debutto, nel 1886, di Tristan und Isolde sulla verde collina di Bayreuth, nella quinta edizione del festival. Come ho avuto modo di riferire ampiamente nei due post dedicati al piccolo mistero dell’ottava valchiria, fin dalla prima edizione fu istituita l’usanza di realizzare una documentazione fotografica degli spettacoli prodotti, con lo scopo principale di fornire i visitatori di una adeguata mole di souvenir da portare a casa e, possibilmente, diffondere. La stretta connessione fra le fotografie e le rappresentazioni del festival è dichiarata dalla scritta sul cartoncino di supporto, che in questo esemplare è purtroppo un po’ rifilato, così che il testo non è completamente leggibile. Posso però recuperarlo da un’altra analoga cabinet card che presenterò prossimamente: sotto l’indicazione dell’autore dello scatto, il fotografo monacense Hans Brand, viene indicato che le fotografie sono distribuite dal libraio e venditore d’arte Giessel, sito nella Opernstrasse a Bayreuth.
Nel 1886 Richard Wagner era morto da tre anni. Sotto la sua guida erano state preparate le prime due edizioni del festival, quella del 1876 e la successiva dell’82. Fra l’una e l’altra erano dovuti passare sei anni, necessari a rimettere in sesto la baracca dopo il disastroso esito economico della prima edizione e a preparare il debutto dell’ultima creatura wagneriana, Parsifal.  Poi Wagner più o meno inaspettatamente era morto a Venezia, nel febbraio dell’83 e le due successive edizioni, di quell’anno e del successivo, erano probabilmente andate avanti un po’ come con il pilota automatico, non presentando nuovi allestimenti ma solamente riprese di Parsifal che, va ricordato, per trent’anni dalla morte del compositore sarebbe stato di esclusiva proprietà del festival. Il 1885 segnò un anno di pausa prima della ripresa e della svolta segnate dal festival dell’86, che vide l’entrata in scena di Cosima Wagner come direttore generale e, edizione dopo edizione, la progressiva aggiunta a Parsifal, che con la sola eccezione del 1896 fu ininterrottamente rappresentato ogni anno fino al 1939, degli altri titoli wagneriani che avrebbero costituito il repertorio del festival.
Eccoci quindi alla nostra fotografia, che documenta il primo ingresso del 1886, quello di Tristan und Isolde, che ebbe otto rappresentazioni. Direttore era Felix Mottl, scenografo lo stesso Max Brückner che aveva creato assieme a Paul von Joukowsky le scene del Parsifal.
Rosa Sucher, che condivise con Therese Malten il ruolo di Isotta, appare seduta a sinistra in costume bianco. Inginocchiata ai suoi piedi, in barbarica giubba di pelliccia, la florida Brangania di Gisela Staudigl mostra l’ampolla del filtro che sta per causare il qui pro quo di cui i due atti successivi mostreranno i tragici sviluppi.
E’ chiaro che questa fotografia, come tutte le altre realizzate in questa occasione e per parecchi anni ancora, non è stata scattata sul palcoscenico del Festspielhaus ma nello studio del fotografo. I mezzi tecnici e soprattutto le condizioni di illuminazione dei palcoscenici impedivano ancora, infatti, la realizzazione degli scatti in sala, men che meno durante lo spettacolo. Ci troviamo quindi davanti a una riproposizione in sedicesimo della scena originale, che mostra sicuramente i costumi e le acconciature utilizzati nelle recite ma riduce la scenografia al fondalino dipinto che vediamo e che allude, più che rappresentare, al ponte della nave che sta trasportando Isotta verso lo sfortunato matrimonio.
Rosa Sucher, soprano drammatico in forza al teatro di Amburgo e già impegnata in una importante carriera internazionale, fu senza dubbio una delle grandi voci wagneriane di fine Ottocento. Nella fotografia appare trentanovenne: fa impressione leggere che a ventiquattro anni era stata ingaggiata dal sovrintendente della Hofoper di Monaco pur senza avere mai avuto una vera e propria educazione musicale, e mandata in palcoscenico a cantare Waltraute nella Valchiria. Rimase nel teatro della sua capitale (era bavarese anche lei) per tre anni, nel corso dei quali pensò fortunatamente di affidarsi al fratello, il cantante e maestro di canto Hans Hasselbach, per costruirsi una base tecnica appropriata. Il fratello lavorò evidentemente nel migliore dei modi perché i successi europei e americani della Sucher durarono fino al 1903. Era invece giovanissima in questa foto, appena ventiduenne, Gisela Staudigl, che aveva studiato con Mathilde Marchesi e arrivava a Bayreuth da Karlsruhe, dove si stava rivelando come una delle principali risorse wagneriane in attività nei teatri tedeschi. La cara e pasticciona ragazza che vediamo qui brandire l’ampolla sbagliata aveva un grande futuro davanti a sé, nell’opera e in concerto sia in Europa sia negli Stati Uniti, in un repertorio non certo leggero che comprendeva ruoli mezzosopranili ma anche di soprano drammatico, da Orfeo a Fricka e Waltraute, da Fides ad Amneris, Venere e Ortruda. Insomma, possiamo ben dire che questa solida ragazzona avrebbe dato modo di farsi ampiamente perdonare la sbadataggine di un momento.

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