Zaré Thalberg e il suo segreto

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Dietro a questa graziosa carte de visite dello studio londinese Elliott & Fry si nasconde – chi lo direbbe? – un viluppo inestricabile di domande senza risposta, di informazioni monche e discordanti fra loro, di fatti con ogni probabilità consapevolmente alterati. Tutto ciò fa sì che a dispetto di una notorietà che se ebbe poca durata fu però di grande risonanza, il personaggio ritratto resti per noi poco più di un nome privo quasi di indicazioni biografiche. E quando questo succede viene sempre il sospetto che non sia per caso ma che l’interessato o chi per lui abbia lavorato con impegno per raggiungere questo scopo. Ho provato a sbrogliare questa matassa, ma è bene dire subito a chi si accinge a leggere il papiro che segue che la mia ricerca non ha trovato soluzioni e, anzi, ha prodotto nuovi dubbi e ulteriori incertezze.
Quello che sappiamo di assolutamente sicuro è ben poco: nel 1875 la debuttante Zaré Thalberg ottiene al Covent Garden uno splendido successo come Zerlina nel Don Giovanni. La foggia spagnoleggiante del costume con il quale si fa fotografare fa pensare che la fotografia risalga proprio a quell’occasione. Non può essere comunque molto posteriore a quella data, perché la carriera della giovane non dura più di sei anni: dopo una serie di grandi successi ottenuti al Covent Garden nel repertorio leggero e di coloratura (Susanna nelle Nozze di Figaro, Adina nell’Elisir d’amore), dopo avere anche, dicono Kutsch e Riemens, debuttato alla Scala nel 1880 come Gilda nel Rigoletto, nell’81 Zaré Thalberg perde la voce e si ritira dal palcoscenico operistico. Questo sappiamo per certo.
Nella loro sintetica nota biografica, Kutsch e Riemens mettono in fila le pochissime informazioni disponibili, le uniche evidentemente che possono essere ricavate dalle fonti: Zaré Thalberg sarebbe nata con il nome di Ethel Western nel Derbyshire il 16 aprile 1858; prima del debutto nel ’75 avrebbe studiato a Parigi e Milano, oltre che con Sigismond Thalberg, leggendario pianista e compositore, e avrebbe anche cantato in qualche Salonkonzert a Parigi. Per onorare l’illustre maestro, infine, intraprendendo la carriera lirica Ethel ne avrebbe assunto il cognome (fra parentesi ci chiediamo cosa Ethel/Zaré abbia studiato con Thalberg, visto che non sembrano esistere evidenze storiche che il pianista abbia mai insegnato canto. Ma su questo posso sbagliare). Si tratta di pillole biografiche disarticolate e decontestualizzate, che non danno alcuna informazione realmente interessante ma mettono alcuni paletti non di seconda importanza: Zaré Thalberg non è nata a Londra ma in un imprecisato da qualche parte nella campagna inglese, non si chiama Thalberg per nascita, ha studiato non si sa cosa con Sigismond Thalberg (da qui il suo nome) e poi non si sa con chi ma in centri illustri per la formazione musicale. Sa un po’ di costruito: saremo diffidenti ma un tarlo del dubbio comincia a rodere.
La seconda notizia che Kutsch e Riemens forniscono, è che abbandonata la carriera di cantante d’opera la Thalberg avrebbe abbracciato quella di attrice di prosa tornando però al suo vero nome e come Ethel Western avrebbe avuto una bella carriera come interprete shakesperiana nella compagnia americana di Edwin Booth, un attore di notevole successo rimasto nella storia anche per essere stato il fratello di John Wilkes Booth, l’uccisore di Abramo Lincoln.
Il Grove’s Musical Dictionary aveva un tempo dedicato a Zaré Thalberg una voce abbastanza consistente, che nelle edizioni più recenti ha ridimensionato. In questa prima versione i dati forniti erano grosso modo gli stessi di Kutsch e Riemens, con una informazione supplementare proveniente da un “intimo amico” ed ex vicino di casa della Thalberg/Western: tornata dagli Stati Uniti nei primissimi anni Novanta alla chiusura della compagnia di Booth, Ethel Western già Zaré Thalberg si sarebbe definitivamente ritirata dal teatro e prima di morire a Finchley, sobborgo di Londra, nel 1915 avrebbe sposato prima un certo John Oliver e poi, rimasta vedova, un Mr. Belcher. Ricordiamo questo cognome, dovremo tornarci.
Terza fonte moderna in totale disaccordo con le prime due, questa pagina di un sito ben fatto ma che purtroppo non documenta le sue affermazioni dice che Zaré Thalberg ed Ethel Western furono in realtà due persone diverse e che Zaré Thalberg non fece mai l’attrice ma lasciata l’opera si ritirò probabilmente in Spagna per tutto il resto della sua vita.
Un bel pasticcio, che sarebbe anche di molto moderato interesse se non fosse per due elementi. Il primo è che ragionando sulle date che tutti danno per certe i conti non tornano neanche un po’. Vediamo: se Zaré è nata nel 1858, questo significa che al suo debutto londinese nel ’75 ha diciassette anni. Plausibile per l’epoca, è vero, ma ci si chiede anche come sia possibile che prima di quella giovanissima età Zaré abbia fatto in tempo a studiare a Parigi, a Milano e immaginiamo anche a Napoli, dove Thalberg viveva. Difficile che l’abbia incontrato a Londra, dove il pianista fu per l’ultima volta nel 1863, quando Zaré aveva appena cinque anni. Il palco comincia a scricchiolare.
Quello che sappiamo, e che adesso dobbiamo introdurre nella storia, è che negli anni del suo successo al Covent Garden girava per Londra la voce insistente che Zaré Thalberg fosse figlia illegittima di Sigismond Thalberg. Non sarà mica da qui che hanno avuto origine le cortine fumogene attorno alla sua biografia?
Una nota un po’ confusa nella voce dedicata a Sigismond Thalberg nella Wikipedia inglese dice che il 16 aprile 1858 (stessa data fornita da Kutsch e Riemens e Grove’s) a New York la cantante Elena D’Angri aveva dato alla luce una bambina che si sospettava fosse figlia di Thalberg: la bambina fu chiamata Zaré e nel 1875 avrebbe debuttato al Covent Garden etc. etc. Elena D’Angri era un contralto di origini greche che dopo una prima parte della carriera svolta in Europa si era trasferita negli Stati Uniti e all’epoca era scritturata come prima cantante della compagnia di artisti che circondavano Thalberg nella sua terza tournée americana. La quale cominciò nel maggio 1858  e si interruppe improvvisamente a metà giugno quando l’impresario Robert Grau diede l’annuncio che Thalberg “per motivi di salute” era costretto a tornare in Europa. Questi motivi si chiamavano in realtà Francesca Thalberg, figlia di Luigi Lablache e moglie del pianista, che a sorpresa era arrivata a New York e dopo qualche tempo se ne era ripartita portandosi dietro il marito. Questa testimonianza ci viene data dal critico musicale George P. Upton, che la riporta nel proprio diario aggiungendo che correva voce che Sigismond Thalberg ed Elena D’Angri fossero amanti.
Anche a proposito di questa nascita la cronologia suscita qualche dubbio: Elena D’Angri era nata nel 1821 e quindi nel 1858 aveva trentasette anni che temo siano un po’ troppi per una gravidanza a metà Ottocento. La versione fornita da Max Maretzek, altro grande impresario, è molto più cruda ma in qualche modo risolve questo impasse: secondo lui Elena D’Angri aveva già una figlia e avrebbe fatto in modo, chiedo scusa per la sintesi un po’ cruda, di metterla nel letto di Thalberg. Se la legittima consorte che stava dall’altra parte del globo non fosse venuta a riprenderselo, Sigismond Thalberg poteva dirsi compromesso al punto che lui, la giovane concubina, la suocera primadonna e la neonata avrebbero costituito più o meno regolare nucleo famigliare nel libero Nuovo Mondo. Tutta quest’ultima parte è un mio personale ricamo, ma forse l’insinuazione di Maretzek non è solo veleno. Ecco cosa ci dice questa pagina di un ricercatore dei discendenti di Elena D’Angri: la cantante aveva effettivamente una figlia illegittima, nata nel 1838 fuori del matrimonio (la D’Angri era sposata con un pianista spagnolo). Questa figlia illegittima, chiamata Mathilde Mackenzie, avrebbe avuto vent’anni nel ’58 e sarebbe stata quindi la vera amante di Thalberg e la madre di sua figlia, Zaré.
Tutto risolto? Nemmeno per sogno, perché a questo punto entra in gioco un nuovo elemento della cui esistenza siamo informati da questo articolo.
Il nipote del grande attore inglese Henry Irving pubblicò nella biografia del celebre nonno due fotografie trovate incollate dorso contro dorso nel suo taccuino da tasca. Sono due ritratti e questo particolare modo di conservarli indica sicuramente uno stretto legame fra le due persone, una delle quali è Irving mentre l’altra è… Zaré Thalberg. Non chiediamoci neppure che relazione sia esistita fra i due ma limitiamoci a un elemento importante che l’autore dell’articolo ci fornisce tentando, pure lui con ben scarso successo, di delineare i contorni biografici di questo sfuggente personaggio.
Recuperiamo quel Mr. Belcher che era stato dato come secondo marito di Ethel Western in arte Zaré Thalberg dalla vecchia voce del Grove’s, e recuperiamo anche l’indicazione data dalla stessa fonte che la signora era morta nel 1915 nel sobborgo londinese di Finchley. Ebbene, negli archivi locali esiste la prova ufficiale che attesta che il 17 marzo 1915 una Ethel Belcher morì effettivamente in quel quartiere. Bingo! vorremmo dire, se non fosse che il certificato asserisce che la signora Belcher aveva 66 anni. Non era nata quindi nel 1858 ma nel 1849, data assolutamente più ragionevole per la versione consolidata della biografia di Zaré Thalberg, perché fisserebbe il debutto londinese a ventisei anni e concederebbe anteriormente a quello un torno d’anni congruo per pensare a studi e lavoro a Parigi e Milano.
Fa saltare anche ogni ipotesi legata al nome di Elena D’Angri? Si e no. Di sicuro saltano quelle legate alla figlia di lei, che a quell’epoca aveva appena undici anni. Per il resto non esistono certezze ma qualche attimo di sconcerto ci prende quando vediamo che la D’Angri nel 1849 era proprio a Londra, dove cantò Rosina, Maffio Orsini, Malcom e Cherubino proprio al Covent Garden.
Stiamo correndo troppo se pensiamo che in fondo due giramondo come in quegli anni erano Thalberg e la D’Angri avrebbero potuto avere altre occasioni di incontrarsi prima di emigrare in America? E’ forse un caso che nessun certificato di nascita di una Ethel Western sia stato trovato nel Derbyshire? E quando leggiamo che la D’Angri terminata la carriera teatrale si ritirò in Spagna dove morì in un anno imprecisato, vorremmo strappare tutti i capelli sulla testa a chi ha scritto nella pagina che abbiamo citato sopra che anche Zaré Thalberg se ne andò in Spagna, e non fece mai l’attrice. Ha forse raggiunto sua madre? Da chi l’hai saputo? Perché non me lo dici?
Non sapremo mai la verità e chissà quanto godrebbe la piccola Zaré nel vedere che le cortine fumogene che probabilmente ha voluto alzare attorno ai fatti della propria vita privata dopo un secolo e mezzo ancora resistono, alla faccia di questi detective da quattro soldi che non la smettono di impicciarsi dei fatti altrui.

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7 risposte a Zaré Thalberg e il suo segreto

  1. Felice Invernici ha detto:

    E’ sempre un piacere leggerla. Auguri! (Del libro nessuna traccia, ahimè!)

  2. ausdemspielberg ha detto:

    Davvero intrigante questa Zaré una e bina. Le auguro vivamente di incappare, magari per sbaglio, in una foto della Western così da poter andare a caccia di somiglianze da un lato e fornire di ulteriore compagnia l’Hedwig Reicher dall’altro.
    I suoi ritratti sono molto godibili, ed anche istruttivi; io e qualche miliardo di altre femmine ignare Le siamo veramente grate.

    • Winckelmann ha detto:

      Ne sono estremamente lieto. Sarebbe un bel colpo trovare un’immagine di M.me Western ma devo ammettere che la probabilità mi pare remota. Per quanto abbia cercato, infatti, non mi è riuscito di trovare una sola testimonianza diretta dell’esistenza di una Ethel Western attrice. Questo nome appare solo collegato a Zaré Thalberg nelle moderne note biografiche e ciò è molto strano se si pensa che, stando a quanto queste raccontano, nella sua seconda vita come attrice la fantomatica Ethel avrebbe goduto di una carriera non secondaria.

  3. Domenico Nardozza ha detto:

    Più Ti leggo e più mi spingi ad apriere un Blog!! Molto interessanti i tuoi articoli. Veramente Complimenti!!

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