Di qua e di là dell’oceano: Maria Hussa

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Il nome di Maria Hussa, o Hussa-Greve come fu anche nota, non è di quelli che sono rimasti nella storia. Ciononostante, la carriera di questo soprano non fu di secondo piano; fu però brutalmente scissa in due tronconi, come quella di tutti coloro che nel triste 1938 che segnò l’annessione dell’Austria al Terzo Reich capirono che era meglio fare le valigie e andarsene di là dell’oceano.
Viennese nata nel 1893, si avvicinò alla musica giovanissima. In una lunga intervista rilasciata poco prima di morire e che è possibile ascoltare qui, racconta della straordinaria emozione provata nel vedere agire, sul palcoscenico dell’Opera di Vienna negli anni della gloriosa gestione Mahler, la grandissima e magnetica Anna Bahr von Mildenburg. Dopo il debutto alla Volksoper nel 1917 passò direttamente alla Staatsoper e di lì a Graz, dove rimase dal 1919 al ’21.
Come dichiara il timbro a secco nell’angolo inferiore, agli anni passati nella capitale della Stiria appartiene senz’altro questa bellissima cartolina, che mostra Maria Hussa nel costume di una Salome più maliarda che mai, perfetta personificazione di quell’idea di vamp tentatrice che negli stessi anni divine del cinema come Theda Bara portavano a un successo planetario.
Dopo Graz seguirono un anno a Praga, tre alla Staatsoper di Berlino e infine, dal 1926 al ’32, lo Stadttheater di Amburgo. Qui la Hussa prese parte, fra le altre cose, alle prime assolute di Das Wunder der Heliane di Korngold e di La campana sommersa di Ottorino Respighi, che andarono in scena a poco più di un mese di distanza una dall’altra nell’autunno 1927. Nel 1928 Ernst Krenek compose per lei e le dedicò l’aria da concerto per soprano e orchestra Monolog der Stella, su testo di Goethe. Nel 1925 a Berlino aveva partecipato alla prima locale di Intermezzo di Strauss; nel 1938 invece, subito prima di abbandonare l’Europa, troviamo il suo nome legato alla prima austriaca de L’affare Makropoulos di Janaceck, che ebbe luogo al Theater an der Wien.
Il suo repertorio fu essenzialmente lirico-drammatico; comprendeva numerosi ruoli wagneriani (Elsa, Eva, Elisabeth, Gutrune, Sieglinde) e straussiani (la Marescialla, Salome, Chrysothemis, Helena), oltre alla Leonore del Fidelio, a Marietta di Die tote Stadt e Myrtocle di Die toten Augen, Marguerite nel Faust, Aida e Turandot.
La carriera americana fu caratterizzata soprattutto dalla lunga permanenza alla Lyric Opera di Chicago. Cantò un’unica sera al Metropolitan: fu nel 1940 quando venne chiamata d’urgenza a sostituire Lotte Lehmann indisposta e partecipò a una recita per molti versi speciale. Al suo fianco si trovò infatti l’Octavian della giovane Risë Stevens, che compensò con un grande successo personale le perplessità suscitate appena la sera prima con il suo debutto in Samson et Dalila, e la Sophie di Eleanor Steber, alla sua prima apparizione assoluta nel teatro newyorkese.
Al termine della guerra la Hussa tornò spesso in Europa ma la sua casa erano ormai Chicago e gli Stati Uniti. Dato l’addio al palcoscenico (ancora nel 1948 fu la Marescialla alla Staatsoper di Vienna) si diede all’insegnamento, alla Sherwood Music School di Chicago come anche al Mozarteum di Salisburgo.
Morì tragicamente nel 1980, uccisa durante una rapina in una stazione della metropolitana di Chicago.

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2 risposte a Di qua e di là dell’oceano: Maria Hussa

  1. Rodolfo Canaletti ha detto:

    Nel ’38, a seguito dell’Anschluss emigrò in America. Era ebrea?

    • Winckelmann ha detto:

      Immagino di si, anche se non l’ho trovato dichiarato in maniera esplicita. In alcune fonti il passaggio negli USA viene datato al 1934, ma a parte che ci sono notizie della sua permanenza a Vienna negli anni successivi, il “Großes Sängerlexikon” di Kutsch/Riemens ribadisce che il trasferimento avvenne nella primavera del 1938, E guarda caso, l’Anschluss fu decretato in marzo, il referendum (no comment) si tenne in aprile.

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