Rienzi-Vienna-1872: il puzzle risolto

Se siete capitati direttamente qui, dovete sapere che questa è la seconda parte di un post pubblicato qualche mese fa, e che difficilmente capirete di cosa si sta parlando se prima non leggete questo.

Rienzi-rG

Quando a marzo pubblicai questa fotografia di un ignoto personaggio in costume e non volli neppure sbilanciarmi in una, lo si capiva subito, troppo azzardata identificazione con il tenore Leonhard Labatt, intuivo che la possibile soluzione dell’enigma poteva stare, se mai fosse esistita, nella corretta lettura della scritta al verso di questa carte de visite. Una scritta non facile da decifrare, che io ero riuscito solo in parte a capire e che invece Emilio in un commento aveva letto pressoché completamente. Mancava una parola, io avevo promesso di tornarci su e poi, invece, la cosa si era arenata lì.
Lo stesso Emilio in un successivo commento riusciva a leggere anche la parola mancate e così la frase è uscita in tutta la sua completezza: Zur Erinnerung an den Infanteristen Koschat. Aus “Rienzi” deutscher Gesandter.
Senza quell’aus che è arrivato oggi non avrei saputo che senso dare alla frase, ma adesso tutto è chiaro. In ricordo del fante Koschat. Ambasciatore tedesco nel “Rienzi”.
A ennesima dimostrazione del pozzo di ignoranza in cui traggo la mia esistenza, a parte Allmächt’ger Vater credo di non conoscere nulla del Rienzi. Sono dovuto andare così a leggermi la lista dei personaggi dell’opera di Wagner per trovare che proprio in fondo, non degni neppure di avere una riga per ciascuno, il libretto prevede un gruppo di Gesandte der lombardischen, deutschen und böhmischen Städte, ovvero Ambasciatori delle città lombarde, tedesche e boeme.
Il nostro ormai simpatico amico che aveva offerto la propria fotografia in ricordo probabilmente a un vecchio compagno d’armi era dunque, a questo punto possiamo esserne certi, un comprimario che nelle recite viennesi del 1872 aveva ricoperto il ruolo di uno di questi ambasciatori.
Torniamo così a bomba a quel Thomas Koschat (1845-1914) che dopo la prima lettura di Emilio avevo individuato come possibile soggetto e cosa scopro nella sua nota biografica? Che oltre ad essere un prolifico e ancora oggi noto compositore di canti popolari, era stato direttore del coro della Hofoper di Vienna e prima ancora, dal 1867, membro della sezione dei bassi del medesimo coro, scritturato con l’obbligo dei piccoli ruoli. Ecco la prova che in quella produzione Koschat fu chiamato a comporre il gruppo degli ambasciatori.
Non so se la mia è autosuggestione, ma paragonando il volto della mia foto a una litografia che lo ritrae in età più matura e fisicamente appesantito a me pare di vedere la somiglianza.

Koschat

Certo, fra la foto e la litografia, che è del 1884, passano dodici anni però il mento rotondo, il labbro inferiore leggermente sporgente, il naso diritto sono segni che mi sembra di trovare da tutte e due le parti.
Per questo motivo non mi pare irragionevole dichiarare risolto il puzzle, ringraziare Emilio per il suo prezioso aiuto e ribadire che questo sarà un blog di nicchia ma, come sta scritto in cima alla colonna di destra, siamo pochi ma buoni.

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3 risposte a Rienzi-Vienna-1872: il puzzle risolto

  1. Pingback: Rienzi-Vienna-1872: il puzzle | Il cavaliere della rosa

  2. ausdemspielberg ha detto:

    Per quanto ininfluente sia il mio parere, concordo con lei sulla somiglianza in ordine al naso.
    La fruttuosa collaborazione tra lei ed Emilio – il cui blog ho visitato con curiosità approfittando dell’occasione – è palpabile dimostrazione del fatto che il collezionismo vero si nutre anche della collaborazione tra appassionati e non è quella solipsistica mania di accumulare oggetti che molti ritengono.
    La ringrazio, questa volta per aver riattizzato, con il suo esempio, la fiamma della mia passione che, sebbene indirizzata verso altro genere cartaceo, per cause di forza maggiore si stava consumando sotto la cenere.
    Infine, una domanda fuori post: “la fronte convessa, le labbra sottili e il mento rialzato” dell’ Adelina Patti sempre e comunque “denotano la femmina superba, caparbia e vanitosa”?. Non pare anche a lei che il buon Celletti talvolta utilizzasse categorie vagamente lombrosiane?
    La prego, mi dica di si.

    • Winckelmann ha detto:

      Si, anche se naturalmente nel gioco di simulare uno scrittore di fine Ottocento. Magari quello stesso segretario dell’Adelina che in sua vece si presentava a teatro alle prove di palcoscenico. Madame non aveva certo tempo da perdere…

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