Helene Lafrenz, sulle tracce di un fantasma

Un fantasma si aggira nella mia collezione, o almeno si aggirava fino a questa sera quando mi sono imbattuto in questa fotografia di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza. Non ricordavo di avere mai comprato questa cabinet card dell’atelier viennese Ephron, e men che meno il motivo per il quale l’avrei acquistata, visto che di questa signora o signorina Lafrenz, che l’ha autografata nel marzo del 1902, non sapevo assolutamente nulla. Neppure se fosse una cantante, un’attrice, una ballerina o magari una romantica fanciulla che negli ultimi anni dell’impero austroungarico omaggiava con questo ritratto sognante il giovanotto con cui era fidanzata.
Poi, compulsando gli ormai sterminati elenchi che con acribia certosina, nemmeno facessi l’archivista di mestiere, continuo a compilare registrando tutte le acquisizioni e le informazioni che le riguardano, ho appurato che se non me ne ricordavo è perché mi è pervenuta in un blocco di oltre cento fotografie che ho acquistato nel 2021, tutte sicuramente di ambito teatrale.
Rassicurato circa la professione della bella Helene, restava da capire che ruolo possa aver mai svolto nella storia del teatro mondiale, e a questo mi sono accinto senza por tempo in mezzo, un po’ preoccupato per il fatto che una ricerca preliminare lanciata così per provare nel gran calderone di Google non aveva dato il minimo risultato.

Alla fine, invece, qualcosa è venuto fuori, anche a dispetto della laconicità del principe dei motori di ricerca. Grazie al sempre più benemerito archive.org, ai milioni di miliardi di testi digitalizzati che contiene e al superefficiente sistema di information retrieval che li gestisce, ho scoperto che la nostra Helene non era né cantante, né ballerina ma attrice di prosa. Di quelle, mi par di capire, un po’ rassegnate ai ruoli di contorno, attiva sia in teatri della più remota provincia tedesca, sia anche in piazze di primissimo piano.
La maggior parte delle poche informazioni che ho recuperato stavano in diversi volumi del Neues Theater Almanach, che per non so quanti decenni ha annualmente riepilogato, città per città, teatro per teatro, i dati relativi alle stagioni e i nomi di tutti i lavoratori in esse coinvolti, dalle primedonne al personale di palcoscenico. I tedeschi, se non ci fossero, bisognerebbe inventarli.

La notizia più antica, per la verità, viene da un altro testo di cui per qualche ragione che mi sfugge archive.org mi mostra solamente la pagina che contiene la mia chiave di ricerca. Non so quindi di cosa si tratti, ma quello che conta è che da questa pubblicazione apprendiamo che nel maggio del 1901 (dieci mesi prima di firmare la mia foto, quindi) Helene Lafrenz prese parte nel Deutsches Volkstheater di Vienna alla messinscena dell’atto unico di Hugo von Hofmannsthal Der Tor und der Tod, ovvero il pazzo e la morte.
Può darsi che all’epoca non facesse parte della compagnia stabile del teatro ma che fosse comunque stanziata a Vienna, cosa confermata dalla fotografia e dalla notizia che ricavo dall’annuario del 1902 che la dà Gast, ovvero ospite in soggiorno temporaneo nel Landestheater di Linz, sempre in Austria.
Usciamo ancora dagli almanacchi per recuperare, in una edizione completa delle opere di August Strindberg, l’informazione che la bella Helene si trova nel 1903 a Berlino, e qui nel Berliner Theater il 4 dicembre veste i panni della Regina nella prima rappresentazione assoluta del dramma Gustav Adolf, temo uno dei titoli più dimenticati del grande svedese.
Torniamo agli almanacchi, dai quali apprendiamo che il soggiorno nella capitale prussiana ebbe termine entro il 1905, quando la nostra viene data scritturata dal Fürstliches Schauspielhaus di Putbus, cittadina confinata sull’isola di Rügen nel mar Baltico, in quella parte di Germania che sogno da anni di visitare ma che non deve essere stata una sede privilegiata per quanto riguarda l’attività teatrale. Per fortuna (sua) il 1908 e il 1909 la vedono di nuovo a Berlino, nella compagnia del Deutsches Theater, sede evidentemente di ben altro rango. Nella quale però Helene Lafrenz rimane poco, perché gli almanacchi del 1911 e del 1912 ce la danno di nuovo in provincia, nello Stadttheater di Aachen, la carolingia Aquisgrana.
L’ultima apparizione del suo nome la trovo nel volume del 1914, registrata nella compagnia dello Schiller-Theater di Altona. Dopo di che, la nostra fanciulla torna a volteggiare come un fantasma nelle nebbie della storia teatrale più dimenticata. Capisco che questa scarna enumerazione di dati poco concede al divertimento dei lettori. Almeno, però, se mai qualcuno dovesse di nuovo cercare il suo nome nella rete, il non sempre onnipotente Google avrà questa volta qualcosa da dire, e da mostrare.

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2 risposte a "Helene Lafrenz, sulle tracce di un fantasma"

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  1. Quando si comincia a perdere contezza dei pezzi della propria collezione e della ragione che li ha condotti a voi o sono diventati troppi o e’ il vostro cervello che non e’ piu’ atto a contenerli.

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