Marie Cico, sfortunata Eurydice

Questa carte de visite del fotografo inglese, ma attivo a Parigi, Robert Jefferson Bingham è stata a lungo nella mia lista dei pezzi osservati ma mai realmente presi in considerazione per l’acquisto su Ebay. Non so perché, non costava neppure tanto ma non mi faceva suonare le campane; come altre cose che ho messo lì perché non si sa mai, ha goduto per molti mesi di pochissima attenzione da parte mia, fino a quando mi sono messo a leggiucchiare qua e là e ho realizzato che la signora dalle gambe in così generosa evidenza aveva una storia non da poco sulle ancora molto giovani spalle. Una storia che, a leggerla senza rifletterci, sembra una vita lastricata di gloriose occasioni, ma che a guardarci più nel dettaglio mette un po’ di tristezza, perché dà luce a qualcuno degli aspetti meno teneri di quella che a noi sembra la sempre luminosa Parigi del Secondo Impero.

Alexandrine-Louise-Hortense Trotté aveva un nome troppo chilometrico da poterlo adoperare per una primadonna. Decise così di rinunciarci e con chiaro amore per la sintesi scelse per la scena il fulminante Marie Cico. Debuttò giovanissima al Théâtre du Palais-Royal e venne subito notata da Jacques Offenbach, che la fece entrare in due posti: ai Bouffes-Parisiens e nel proprio letto. La qual cosa si può dire che non ci riguardi, anche se ci resta difficile non sussultare al pensiero che in quel 1858 lui aveva trentanove anni e lei, nata nel 1843, quindici. Comunque, nel teatro condotto da Offenbach la Cico fece un’ottima gavetta, che la condusse anche a prendere parte alle prime assolute di Orphée aux Enfers, di Geneviève de Brabant e di Daphnis et Chloé, tutti lavori del Petit Mozart des Champs-Élysées, di cui la giovane apprendista primadonna restò l’amante ufficiale pare fino al 1865. Già nel 1861, però, avendo nel frattempo concluso gli studi al Conservatoire e conseguito il premiers prix de chant et d’opéra-comique, la Cico aveva mollato il teatro di Offenbach per passare alla più prestigiosa Opéra-Comique, dove debuttò nel Domino noir di Auber e dove passò ben presto ai ruoli di protagonista. Qui fu interprete delle prime rappresentazioni di opere di Félicien David (Lalla-Rouck), di François Bazin (Le voyage en Chine) e ancora di Offenbach (Robinson Crusoè e Vert-Vert). E anche di Daniel Auber, la cui La fiancée du roi de Garbe, terzultimo titolo della sua sterminata produzione, andò in scena all’Opéra-Comique l’11 gennaio 1864 con Marie Cico nel ruolo della protagonista femminile, la barbiera Figarina. E’ proprio in questo ruolo che la Cico viene ritratta nella mia fotografia, l’esecuzione della quale possiamo quindi fissare a quello stesso 1864.
Trovo su Gallica alcuni bei disegni di Charles Cambon per le scene di questa produzione e una serie nutrita di spartiti e arrangiamenti di brani di questa opera, segno abbastanza indubitabile di un buon successo di pubblico. Anche Johann Strauss ne ricavò una quadriglia

Tutto pareva andare al meglio per la giovane primadonna. Lo stesso Offenbach, pur essendo il rapporto con lei oramai morto e sepolto, la apprezzava grandemente, al punto da richiamarla con sé, questa volta al Théâtre de la Gaîté, con l’idea di affidarle il ruolo dell’insopportabile Eurydice nella creazione della seconda versione di Orphée aux Enfers, che dall’originale opéra bouffe en deux actes et quatre tableaux aveva trasformato in una mastodontica opéra féerique triomphale en quatre actes et douze tableaux. Questo kolossal dell’operetta andò in scena il 7 febbraio 1874 e fu l’ultima tappa della carriera dell’ancora giovanissima Marie Cico. La tubercolosi di cui già soffriva le impose un ben precoce addio alle scene: sostituita nell’Orphée da un’altra cantante, la povera Alexandrine-Louise-Hortense Trotté si ritirò a Neuilly-sur-Seine, dove l’11 settembre dell’anno successivo, ad appena trentadue anni, lasciò questo mondo con una morte che, a leggerla come la riportò due giorni dopo Le Gaulois, sembra presa pari pari dal terzo atto della Traviata:

Marie Cico è morta tisica. Era molto amata dai suoi colleghi di teatro. […] Mademoiselle Trotté, da qualche tempo malata di petto, sentendosi meglio si era alzata l’altro ieri pomeriggio e conversava con alcune persone che erano venute a farle compagnia. All’improvviso la si è vista impallidire e quando si è cercato di sostenerla era ormai troppo tardi, poiché aveva già esalato l’ultimo respiro.

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Una risposta a Marie Cico, sfortunata Eurydice

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Che bella storia Cavaliere! Grazie.

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