Robert Hutt, Radames sull’Unter den Linden

Incrociando il numero di inventario di questa cartolina dell’editore berlinese Leiser con il mio pedantissimo registro delle acquisizioni, vedo che l’acquisto risale a poco più di un anno fa. Prima di tornare, ieri sera, a sbatterci fortuitamente il naso mi ero però veramente dimenticato di lei. E invece questa fotografia dalla tinta così art déco ha secondo me un fascino tutto speciale.
Ripreso di fronte e un po’ dal basso per enfatizzare la posa eroica ma, per quanto riguarda la faccia, rigorosamente di profilo perché, si sa, in riva al Nilo così si stava, l’heldentenor Robert Hutt veste i panni egizi del verdiano Radames, uno dei molti ruoli da lui interpretati nei dieci anni nei quali fece parte della compagnia della Staatsoper di Berlino (che era ancora Hofoper quando lui ci era arrivato, nel 1917).
Non è che si sappia molto di lui: alla fine i due o tre trafiletti biografici che sono riuscito a rintracciare in rete ripetono con poche aggiunte le sintetiche informazioni fornite dai benemeriti Kutsch e Riemens: nato a Karlsruhe nel 1878 e divenuto prima ingegnere, fu dirottato allo studio del canto dal direttore d’orchestra Felix Mottl. Debuttò nel 1903 a Karlsruhe e poi, transitando per Düsseldorf e Francoforte, finì per spendere la parte più rilevante della carriera (1917-27) a Berlino. Cantò anche a Londra, Monaco e Bruxelles e non si negò neppure due tournée nordamericane. Non mi risulta che abbia mai cantato a Bayreuth, però fu noto principalmente come tenore wagneriano. Certo, questa cartolina dimostra una frequentazione anche dell’opera italiana, testimoniata anche da un articolo che ho trovato a proposito di un Trovatore con lui come protagonista, in libera uscita dall’Unter den Linden fino a Charlottenburg nella Deutsches Opernhaus, che sarebbe la nonna dell’odierna Deutsche Oper. Ebbe anche un’intensa attività di registrazione discografica, che rivela una classe che non ci aspetteremmo da un nome così poco ricordato oggi.

Il fatto è che Hutt ebbe una doppia sfortuna: si trovò da un lato a lavorare in un torno d’anni insolitamente ricco di grandi tenori che frequentavano il suo stesso repertorio e dall’altro si trovò sulla rampa di lancio proprio quando lo scoppio della prima guerra mondiale cancellò i sogni di una grande carriera internazionale, costringendolo a limitare la propria attività ai confini della Germania.
Comunque, se negli anni di Francoforte era stato il primo Parsifal sulle rive del Meno, a Berlino avrebbe tenuto a battesimo sia Tosca sia Die Frau ohne Schatten nelle loro prime rappresentazioni locali. Si ritirò dall’agone nel 1927 che non aveva nemmeno cinquant’anni, forse con qualche rimpianto per quelle premesse che non avevano trovato la via della realizzazione ma anche, credo e spero, con la soddisfazione di chi sa di aver fatto parecchio, e parecchio bene.

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