178 candeline per Adelina Patti

Nessuno glieli darebbe a vederla qui, col suo faccino di porcellana, le mani giunte e gli occhi al cielo ma oggi Adelina Patti compie la bella età di 178 anni. La data, così fausta alle sorti del belcanto, è quella del 19 febbraio 1843, il luogo dell’evento Madrid. In un suo bellissimo racconto che in questo momento posso solo citare a memoria, Rodolfo Celletti scrive che non le si sarebbe potuto fare un dispetto maggiore di quello di ricordarle i genitori cantanti d’opera, la cui esistenza incrinava la sua ormai salda certezza di essere nata non da comuni mortali ma dalla congiunzione del sole con la luna. Guai anche a dirle che essendo nata in Spagna la si poteva ritenere spagnola: se fossi nata in una stalla, sarei dunque un cavallo? si racconta che abbia risposto a un imprudente ammiratore che credeva in questo modo di farle un complimento.
Questa carte de visite di Reutlinger che ho scelto per celebrare la ricorrenza è un ingresso molto recente nella mia collezione, che dopo lunghi mesi di stagnazione ha conosciuto negli ultimi trenta giorni una tale ripresa dell’attività di acquisizione che, se solo ce l’avessi, un ipotetico amministratore delle mie finanze si metterebbe le mani nei capelli. Come si dice, vista e comprata senza por tempo in mezzo, perché Adelina è Adelina e perché da qualche mese un’antica passione per il Faust di Gounod si è prepotentemente risvegliata, cosicché vedermela qui, angelicata Marguerite, ha neutralizzato tutte le barriere difensive e i richiami alla ragionevolezza che un angolino di coscienza tentava blandamente di opporre alla mia incauta decisione (chino il capo e confesso: era la quarta fotografia che acquistavo in una settimana).
Naturalmente, visto l’atelier in cui era stata prodotta, davo per scontato che la fotografia fosse legata a rappresentazioni parigine del caro operone e mi ripromettevo di determinare il quando e il dove sulla cronologia della Patti compilata anni fa dal superspecialista Thomas G. Kaufman a corredo della ponderosa biografia di John Frederick Cone pubblicata da Amadeus Press. Invece nulla è mai semplice come sembra.
L’ho letta e riletta almeno tre volte quella cronologia prima di arrendermi all’evidenza che il Faust a Parigi la Patti non l’ha proprio mai cantato. Ha debuttato nel ruolo ad Amburgo nel settembre del 1863 e l’ha ripreso poi nel giugno dell’anno successivo a Londra, nelle celebri recite del Covent Garden assieme a Mario e Faure per le quali Caldesi realizzò alcune celeberrime fotografie che tutti quelli che, come me, possedevano il vecchio box Decca dell’edizione Bonynge/Sutherland/Corelli/Ghiaurov sicuramente ricordano. Eccone qui una, sventuratamente non mia.

National Portrait Gallery, Londra

Bene, dopo le recite londinesi del ’64 la Patti riprese il Faust l’anno dopo sempre al Covent Garden e a Colonia, nel ’66 a Bad Homburg, nel ’68 a Lille, a Bad Homburg e a Bruxelles, poi nel ’69 e così via, ma a questo punto siamo troppo in avanti perché la nostra fotografia è quasi sicuramente anteriore al 1866. Questo quasi è dettato da normali ragioni di prudenza, perché quando ci si occupa di storia non si può mai dare nulla per certo, però io sono convinto che le cose stiano veramente così. Per dimostrarlo vado a un’altra delle mie carte de visite, anch’essa di Reutlinger e anch’essa recante il ritratto di una celebre cantante, la svedese Christine Nilsson, nel costume di Marguerite. Ma più del recto, di questa fotografia ci importa il verso, che reca una elaborata decorazione celebrante alcuni premi vinti dall’atelier a Berlino nel 1866, a Parigi nel ’67 e ad Amburgo nel ’68. E’ evidente che Reutlinger cominciò dopo questa data a utilizzare cartoncini con questa decorazione, ed è altrettanto evidente che la fotografia della Nilsson risale al 1869 e alla celebre ripresa di Faust all’Opéra di cui fu protagonista.

La foto della Patti, che non reca al verso nulla se non l’indicazione dell’atelier e del suo indirizzo, è quindi anteriore all’acquisizione di queste onorificenze. Delimitiamo quindi l’ambito possibile agli anni dal 1863 (debutto nel ruolo) al 1866 (premio a Berlino): restano quindi come possibili occasioni per la fotografia le recite di Amburgo (1863), Londra (1864 e 1865) e Bad Homburg (1865). Tutto è possibile, però io vedo che come moltissimi altri cantanti della sua epoca nel ’64 la Patti si esibì prima a Parigi nella stagione invernale e si trasferì poi a Londra a partire da maggio. L’ipotesi più probabile che mi viene in mente è che durante la permanenza a Parigi, sapendo che a Londra avrebbe affrontato il ruolo, l’appena ventunenne Adelina si fece fotografare (anche?) come Marguerite da Reutlinger, per “portarsi avanti” e arrivare sul Tamigi con materiale già a disposizione. La quantità sbalorditiva di ritratti che la Patti si fece realizzare nel corso di tutta la sua lunga carriera dimostra chiaramente quanto bene avesse compreso l’importanza della fotografia nella gestione del proprio personaggio. In costume e in borghese, da pomeriggio e da sera, con pelliccia e manicotto, in cappello o con la corona in testa, ragazzina dall’espressione decisa o attempata matrona che si rifiuta di invecchiare, le fotografie della Patti sono talmente tante che da sole potrebbero fare una collezione. Una vera manna per noi, irresponsabili amministratori delle nostre sostanze e compulsivi e mai contenti cacciatori di questi preziosi rettangolini.

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