Immagini per la quarantena: W

Nella pausa forzata cui tutti siamo in questo momento sottoposti, migliaia di istituti culturali mettono a disposizione in rete il proprio patrimonio. Senza ambire a improbabili paragoni, in una serie di brevi post a scadenza quotidiana presento materiali della mia collezione. L’ordine è rigorosamente alfabetico e oggi tocca alla lettera W: Lucie Weidt (1876-1940).

Chi, sollevato dal raggiungimento della V, si aspettava per oggi la Z che metterà la parola fine a questo tormento quotidiano dovrà aspettare ancora un giorno perché se è vero che non trovo nella collezione il modo di coprire la X, la W è ben rappresentata.
Di Lucie Weidt ho già mostrato nel tempo altre fotografie, a partire da una splendida cabinet card autografata, che si trova purtroppo in miserando stato di conservazione.
Nella fotografia qui sopra è ritratta come Elisabeth nel Tannhäuser, un ruolo che nel corso dei ventisette anni trascorsi come membro della compagnia della Hofoper (poi Staatsoper) di Vienna ha interpretato cinquantasette volte, mentre in altre sei recite le fu assegnato il personaggio di Venere.
A cercare il suo nome negli archivi on line della Staatsoper ci si rende conto immediatamente di quale rilievo la sua presenza abbia avuto nell’attività del teatro negli anni che vanno dal 1902 (in piena era Gustav Mahler) fino al ’29: ho contato 585 recite in trentacinque ruoli diversi, alcuni appena toccati, altri (47 volte Aida, 70 la Marescialla, 62 Leonora del Fidelio per dirne alcuni) divenuti delle costanti della sua carriera. Un moto di emozione me l’ha data la locandina della recita di Tannhäuser del 13 novembre 1902, che mostra il nome della Weidt affiancato a quelli di Hermann Winkelmann, Theodor Reichmann e Franz Neidl, tutti beniamini del sottoscritto di cui si è più volte parlato in questo salotto.
Ma la più indimenticabile di tutte le serate fu, non posso pensare altrimenti, quella del 10 ottobre 1919, quando la scena della Staatsoper vide riuniti, a fianco di Lucie Weidt, Maria Jeritza, Lotte Lehmann, Karl-Agard Oestvig, Richard Mayr e Josef von Manowarda. Dirigeva Franz Schalk e si dava, in prima esecuzione assoluta, Die Frau ohne Schatten, la nuova straordinaria creatura di Richard Strauss. Lucie Weidt fu la prima Amme, la nutrice-maga: non fu l’unica prima assoluta della sua carriera ma di sicuro è quella che più di ogni altra le ha assicurato un posto nella storia.

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