Immagini per la quarantena: N

Nella pausa forzata cui tutti siamo in questo momento sottoposti, migliaia di istituti culturali mettono a disposizione in rete il proprio patrimonio. Senza ambire a improbabili paragoni, in una serie di brevi post a scadenza quotidiana presento materiali della mia collezione. L’ordine è rigorosamente alfabetico e oggi tocca alla lettera N: Minnie Nast (1874-1956).


Minnie Nast era nata a Karlsruhe ma tutta la sua carriera fu legata a doppio filo alla Hofoper di Dresda, teatro in cui arrivò nel 1898 e nel quale si ritagliò una posizione di assoluto rilievo soprattutto nel repertorio lirico leggero e mozartiano. Che non fu però per lei una gabbia senza uscita perché, fra le altre cose e come ho già raccontato, riuscì anche ad essere Butterfly nella prima locale dell’opera di Puccini. Casa sua erano però Pamina e Cherubino, Mimì, Margherita nel Faust ed Eva nei Meistersinger. In questa fotografia appare come Mignon, un ruolo per il quale non trovo altri riferimenti se non un’altra fotografia che la mostra negli stracci con i quali il personaggio appare nel primo atto, ma che dovette essere certamente uno dei suoi successi.
La ragione principale per cui, però, Minnie Nast ha un suo posto nella storia è legata al fatto che come elemento stabile di uno dei teatri che giocarono un ruolo cardine nella vicenda di Richard Strauss compositore d’opera, ebbe la possibilità di partecipare a ben tre prime esecuzioni assolute di lavori del grande bavarese. Le prime due in ruoli di contorno: Margret in Feuersnot, andata in scena con enorme successo il 21 novembre 1901, e la quinta ancella in Elektra, che invece vide la luce in una atmosfera assai più tiepida il 25 gennaio 1909. La terza prima fu invece in un ruolo chiave e nel capolavoro dei capolavori: Minnie Nast fu infatti Sophie in quel benedetto 26 gennaio 1911 che vide la nascita di Der Rosenkavalier.
Il matrimonio con un diplomatico non fu, come spesso succedeva, motivo per il ritiro dalle scene. La sua carriera si concluse nel 1919, ovviamente a Dresda, con un’ultima recita de La Bohéme. Insignita dell’onorificenza di membro onorario della Staatsoper (la guerra era finita e la corte di Sassonia non esisteva più), si diede all’insegnamento e continuò a vivere in quella che ormai era la sua città, almeno fino a quando, nel 1945, le bombe la ridussero a un tappeto di macerie.

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