Pedro Gailhard, il grande dittatore

Nell’autunno del 1888 un signore parecchio preoccupato lasciò Parigi in tutta fretta. Attraversata la Manica e raggiunte le bianche scogliere di Dover si diresse verso il Galles, dove lo aspettava, per un appuntamento che si preannunciava per lui impegnativo, la castellana della tenuta di Craig-y-Nos, nientemeno che Adelina Patti. Questo è l’inizio di una storia che abbiamo già raccontato: Parigi si preparava all’Esposizione Universale e mentre al Campo di Marte si costruiva una bizzarra torre di ferro di enormi dimensioni, all’Opéra si stava montando una nuova produzione di quello che avrebbe dovuto essere il titolo di punta offerto dal teatro in concomitanza con la pachidermica manifestazione, Roméo et Juliette di Charles Gounod. A dispetto però della nuova musica aggiunta per l’occasione, di un cast che oggi ci appare pura mitologia e di un allestimento come solo l’Opéra sapeva confezionare, c’erano forti timori che la ciambella uscisse senza buco. Con un certo sprezzo del pericolo, infatti, per il ruolo di Juliette erano state individuate tre possibili giovanissime interpreti, tutte splendidamente dotate di physique du rôle ma anche tutte e tre inesperte e debuttanti. Brave, bravissime senza ombra di dubbio, non per nulla avrebbero tutte avuto carriere straordinarie (si chiamavano Emma Eames, Hariclea Darclée e Nellie Melba), ma in quel momento delicato in cui la prima si approssimava erano o indisponibili oppure non ancora preparate per un impegno importante e oneroso come quello.
Il signore che in quell’inizio d’autunno aveva chiesto di essere ammesso al cospetto di Madame Patti era Pedro Gailhard, direttore dell’Opéra, che tentava l’impresa disperata di arruolare la diva delle dive con appena un mese di preavviso, o poco più. Incredibilmente ce la fece, e senza neppure troppa fatica – ma con una serie di precisazioni e clausole che non ammettevano repliche o tentativi di mediazione – la mitica Adelina assicurò le quattro recite inaugurali indispensabili per far partire col botto lo spettacolo, che avrebbe avuto in quell’occasione il pubblico più blasonato e cosmopolita che si potesse immaginare. Per Pierre, in arte Pedro, Gailhard, the dictator of the Paris Opera come lo definì il New York Times nel necrologio che gli avrebbe dedicato nel 1918, fu un’occasione per coprirsi di gloria. Una di molte, bisogna riconoscergli.
Da solo o in coppia con altri, Gailhard diresse l’Opéra quasi continuativamente per ventitré anni, dal 1884 al 1907 ed ebbe un ruolo di primo piano nella fortuna di questo teatro, che sotto di lui visse uno dei momenti più importanti della sua storia. La graziosa carte de visite di Pierre Petit che mostro qui dichiara però che la sua prima professione fu quella del cantante. Non so a quale opera si riferisca il costume spagnoleggiante, potrebbe anche essere quello di Leporello, che fu uno dei suoi ruoli preferiti. Nato a Toulouse nel 1848, fece il suo debutto appena diciannovenne come Falstaff in Le songe d’une nuit d’été di Ambroise Thomas all’Opéra-Comique. Appena cinque anni dopo, nel 1872, era all’Opéra con la quale inaugurò, interpretando Méphistophélès nel Faust di Gounod, una lunghissima collaborazione. Ci dicono i sempre benemeriti Kutsch e Riemens che alternandosi fra Opéra e Opéra-Comique Gailhard prese parte, nei quarantatré anni della sua carriera artistica, a ben diciassette prime rappresentazioni assolute, fra le quali quella di Françoise de Rimini di Thomas. Fece anche in tempo a lasciare qualche traccia della sua voce registrata. Ecco per esempio la serenata di Mefistofele, incisa nel 1905 per la Fonotipia

Nonostante la parte più significativa della sua carriera si sia svolta a Parigi, Gailhard non si negò puntate a Londra (come d’altra parte era la regola per chi aveva base nella capitale francese) e, a quanto pare, anche a San Pietroburgo. Quando, nel 1884, divenne direttore dell’Opéra la sua attività di cantante era ancora in pieno corso e per un certo numero di anni riuscì a tenere i piedi in entrambe le staffe. Un dettaglio che fa aumentare la nostra simpatia nei suoi confronti riguarda la prima opera che scelse di mettere in scena all’Opéra una volta che ne assunse la guida: Rigoletto, che dopo essere stato per anni confinato al Théâtre-Italien fu finalmente ammesso sul palcoscenico della Grande Boutique.  Gailhard ebbe in effetti un fiuto particolare per scovare novità, un dono che funzionò soprattutto con le nuove voci da portare al suo teatro. Fu grazie a lui che all’Opéra arrivarono fra gli altri Jean ed Edouard de Reszke, Jean-François Delmas, Ernest van Dyck e Pol Plançon, per non parlare delle già nominate Nellie Melba ed Emma Eames, che si odiarono per tutta la vita forse anche per essersi dovute più volte, in quei primi anni di rivalità, pestare a vicenda i sacri piedini sul medesimo enorme, ma per loro sempre troppo stretto, palcoscenico.
Pedro Gailhard morì a Parigi nel 1918. Non trovo conferme che, come scrive il redattore della voce a lui dedicata su Wikipedia francese, sia veramente diventato negli ultimi anni direttore del Conservatorio di New York. E’ invece generalmente noto che il nostro pacioccone dittatore appare tale e quale, con nome e cognome e nel pieno esercizio delle sue direttoriali funzioni, nel Fantasma del palcoscenico di Gaston Leroux. Ma non doveva certo aver paura dei fantasmi lui, che in un pomeriggio davanti a una tazza di tè aveva domato la più impossibile delle primedonne.

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