Sophie Wlczek, un nome per l’anonima smascherata

Di sicuro nessuno ricorderà questa foto che ho mostrato quattro anni e mezzo fa dichiarando la mia incapacità di identificare la signora ritratta. E’ una piccola carte de visite dell’atelier dei fratelli Matter, uno studio fotografico che aveva la propria sede a Mannheim. L’ho acquistata a suo tempo perché costava poco e il venditore asseriva la sua provenienza da un album che conteneva una raccolta di fotografie di cantanti e attori; pensavo di riuscire abbastanza agevolmente a scoprire il nome della dama ma la cosa è stata parecchio più complicata.
Per farla breve, avevo pochi dati certi:
– la foto era stata scattata a Mannheim;
– sicuramente negli anni fra il 1861, l’anno di apertura dell’Atelier Matter, e il 1890, quando lo stesso aveva cambiato nome;
– il nome della signora era scritto sulla pagina dell’album che conteneva la fotografia in una sorta di geroglifico per me illeggibile;
– lo stesso geroglifico, di cui il venditore mi aveva dato la fotografia, era scritto presumibilmente in Sütterlin, una calligrafia comunemente usata in Germania dall’Ottocento fino alla seconda guerra mondiale.
Tutto qui. Nulla era seguito alla pubblicazione di quel post e da allora la mia carte de visite aveva riposato nella sua bustina classificata come Anonima senza che, per la verità, mi fosse più venuto in mente di affrontare di nuovo il problema.
Tutto questo fino a quando mi è saltato il ghiribizzo di riproporre la fotografia, assieme a quella che mostra il geroglifico, su un fantastico gruppo Facebook che si chiama Forgotten opera singers. Hai visto mai che lì dentro non ci fosse qualcuno con l’occhio per il Sütterlin o talmente esperto da riconoscere al primo sguardo il profilo della nostra ignota?
Beh così è stato, anche lì ho trovato persone disposte a mettersi in caccia e a dare una mano per il puro piacere di darla, come più volte è successo qui. E così da una prima lettura Wlynak o Wlynek si è arrivati a fare Bingo quando sulla stessa storia del Nationaltheater di Mannheim che io avevo consultato senza trovare nulla altri più bravi di me hanno individuato Sophie Wlczek, che nello stesso testo viene data in forza al teatro dal 1847 fino al pensionamento avvenuto nel 1879.
Non fu neppure cantante oscurissima la nostra, visto che anche i benemeriti Kutsch e Riemens le dedicano una voce nel loro insostituibile Großes Sängerlexikon. Da essa apprendiamo che essa nacque a Napoli il 13 febbraio 1823 col nome di Sophie Witt. Cosa ci facesse la sua famiglia a Napoli non lo so, ma doveva trattarsi di stirpe viennese visto che nella capitale imperiale la ritroviamo studentessa di canto presso il rinomato insegnante italiano Giovanni Gentiluomo. Dopo un inizio di carriera in vari teatri, dal 1847 ebbe un ingaggio stabile al Nationaltheater di Mannheim, dove rimase ben trentadue anni. Qui nel 1863 prese parte alla prima rappresentazione assoluta della Loreley di Max Bruch, mentre altri suoi cavalli di battaglia furono Nancy in Martha di Flotow e Frau Reich in Die lustigen Weibern von Windsor di Otto Nicolai. Sposò un direttore di coro. Eccola qui in altre due fotografie tratte dalla storia del teatro:

Secondo Kutsch e Riemens, ritiratasi dalle scene si diede all’insegnamento nel conservatorio della città tedesca. Cercando altre fonti ho trovato però che nel numero di febbraio del 1896, dando notizia della sua dipartita avvenuta il 13 gennaio appena trascorso, The musical Times and Singing Class Circular la indicava come insegnante nel conservatorio di Vienna. Potrebbe anche essere vero ma nello stesso articolo Mannheim viene confusa con Karlsruhe, facendoci nascere il sospetto di un po’ di sciatteria redazionale. Forse non sempre le fonti più vicine ai fatti sono le più affidabili.
Metto agli atti del Cavaliere della rosa la risoluzione di un nuovo piccolo enigma e la conseguente riscoperta di una forgotten opera singer che probabilmente più forgotten di così non si può. I miei più sentiti ringraziamenti vanno a Wolfgang Gritschke, cui si deve la prima decrittazione del geroglifico, a Marcelo Galvao de Castro che l’ha precisata e mi ha riportato a un libro che ho anch’io ma che non avevo saputo utilizzare (e a cui ho pure rubato la fotografia qui sopra) e ad Arbe Bareis che ha preso a cuore il problema cercando invano di convincermi che la foto ritraesse Minnie Hauk. Questa volta, ogni tanto succede, avevo ragione io.

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3 risposte a Sophie Wlczek, un nome per l’anonima smascherata

  1. ausdemspielberg ha detto:

    E invece me la ricordavo, e sono ben felice che la signora sia stata identificata.

  2. Amfortas ha detto:

    Idem per me, grazie dell’aggiornamento!

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