Gabrielle Moisset, una carriera andata in fumo

Come al solito ho peccato di eccessivo ottimismo quando, concludendo il post precedente, annunciavo che un altro sul medesimo argomento sarebbe arrivato di lì a poco. Sono passate invece tre settimane, ma non solo per colpa mia. Il problema è che la signora ritratta nella fotografia che ho recentemente acquisito e di cui avevo intenzione di occuparmi per concludere questa breve trilogia dedicata a Le premier jour de bonheur, non è un personaggio dei più semplici da delineare.
Gabrielle Moisset, soprano francese la cui vicenda biografica ci appare oggi incompleta e frantumata in una manciata di notizie dalle quali a fatica emerge un ritratto coerente, appare in questa carte de visite di Reutlinger nel medesimo costume che abbiamo visto addosso a Marie Roze quando ci siamo occupati di lei e del successo da lei ottenuto al debutto di Le premier jour de bonheur di Auber, all’Opéra-Comique nel febbraio 1868. In effetti, al battesimo di quella che sarebbe stata la penultima opera di Auber, la Roze fu, assieme a Victor Capoul, la vera trionfatrice della serata nonostante il suo ruolo non fosse quello della protagonista. La primadonna Marie Cabel, invece, non era al suo massimo e quella volta rimase rispetto agli altri un poco in ombra. Nonostante questo, Marie Roze non riapparve sulla scena dell’Opéra-Comique nella seconda tornata di rappresentazioni dell’opera, che dopo il debutto a inizio anno fu riproposta nell’ottobre successivo.  Il 27 settembre 1868, infatti, Le Menestrel annunciava:
Ma ecco la piccola curiosità del momento: M.lle Marie Roze viene sostituita, nel ruolo di Djelma, da M.lle Moisset, graziosa, emancipata di fresco dal Conservatorio con un primo premio e novizia della scena, ma già conosciuta col nome di Gabrielle Méry in una vita precedente.
Poche righe ma molta carne al fuoco. Effettivamente, una Histoire anecdotique du Conservatoire de musique et de declamation pubblicata nel 1893 attesta che Gabrielle Moisset ha vinto un secondo premio proprio in quel 1868 e aggiunge anche che la giovane ha già cantato in pubblico l’anno precedente, quando ha partecipato all’Odeon all’esecuzione delle musiche di scena di Mendelssohn per l’Athalia di Racine. Non solo per questo, però, quando arriva all’Opéra-Comique la Moisset non è una sconosciuta: in quella vita precedente cui Le Menestrel fa cenno, la giovane Gabrielle è stata una stella (se grande o piccola non sappiamo) del varietà ai Délassements-Comiques, un teatro popolare aperto nel Settecento e dalla storia complicata, costellata da molte chiusure, riaperture e cambi di sede. Quella di rue de Provence, nella quale dovrebbe essersi svolta la carriera di Gabrielle Méry non ancora Moisset, è stata chiusa nel 1864, che è proprio, stando a quello che ci racconta Le nouvel Opéra: Monument-Artistes, l’anno nel quale la giovane entra al Conservatoire. Stando a questa fonte, la Moisset sarebbe nata a Parigi il 15 dicembre 1849; nel ’64 avrebbe quindi avuto sedici anni. Può essere un’età giusta per iniziare a studiare canto ma questo significa anche che la carriera nel varietà la Moisset l’ha fatta proprio da ragazzina. Chissà. Se prendiamo tutto questo per vero, le cose sembrano filare in questo modo: Gabrielle Moisset inizia adolescente a lavorare nel varietà e, forse, a fare una vita non proprio irreprensibile (le fonti a stampa, per quanto scarne, non mancano di buttar là alcune velate e talora criptiche allusioni quando fanno cenno a questa parte della sua vita, ma si sa che Parigi era una città assolutamente spregiudicata da questo punto di vista). Arriva il 1864 e lei, trovandosi disoccupata dopo la chiusura del suo teatro, decide di darsi agli studi seri. Nel 1868 esce dal Conservatoire e ottiene subito l’ingaggio all’Opéra-Comique, dove debutta rimpiazzando Marie Roze nel nostro Ler premier jour de bonheur.
Ecco qua le due Djelma affiancate:

Non ho trovato resoconti di trionfi per la Moisset a proposito di questo debutto. Anche a leggere quel poco che si trova della sua carriera successiva, più che una fuoriclasse sembra essere una sicura professionista, priva di voli ma affidabile, una grande lavoratrice che per una dozzina d’anni gestirà una carriera che ha lasciato poche tracce ma disseminate in mezzo mondo.
I primi quattro anni, dal ’68 al ’72, la vedono in forza all’Opéra-Comique, dove nel 1869-70 la troviamo interprete delle oggi dimenticatissime La fontaine de Berny di un certo Adolphe Nibelle e di La cruche cassée di Émile Pessard, mentre nel ’72 crea il ruolo di Flamel in Fantasio di Offenbach, accanto alla ben più celebre Celestine Galli-Marié. Poi Le nouvel Opéra indica un passaggio a Bruxelles su cui non abbiamo altri dettagli e, nel 1873, un salto di là dell’oceano a New Orleans, città che possiede un teatro importante particolarmente legato al repertorio francese, dove Gabrielle progetta un nuovo cambio di direzione nella propria carriera:
Ma questa energia che abbiamo segnalato in M.lle Moisset, questa sorta di virilità (!) sia nel portamento come nel canto, la rendevano più adatta al grande repertorio che non alle delicatezze, al sentimentalismo e alle melensaggini dell’Opéra-Comique.
A New Orleans la Moisset si sarebbe messa alla prova nei grandi ruoli dell’opera francese e italiana, ottenendo un franco successo nella Traviata e un autentico trionfo nell’Hamlet di Thomas. Dovremmo essere nel 1874 e a ruota di questa positiva esperienza arriva la chiamata nel teatro dei teatri, l’Opéra. Dove, però, Gabrielle debutta solamente nel giugno del 1875, dopo molti mesi di panchina e forse anche in condizioni di emergenza. Scrive infatti la Revue et gazette musicale de Paris il 4 luglio di quell’anno:
Due reclute dell’Opéra si sono succedute in pochi giorni nel ruolo della Regina degli Ugonotti. Sabato 26 giugno è stata la volta di M.lle Gabrielle Moisset che, scritturata da lungo tempo, non aveva ancora avuto occasione di debuttare. Presa un poco alla sprovvista ha fatto del suo meglio senza rendere probabilmente ciò che avrebbe potuto. Non è stato, per il momento, che un onorevole tentativo.
Da qui in avanti i fatti si disarticolano. Di una successiva attività all’Opéra non ho trovato tracce, mentre Le Menestrel del 25 giugno 1876 annuncia che l’editore Sonzogno ha scritturato una compagnia francese, di cui farebbe parte anche Gabrielle Moisset, per rappresentare a Milano l’opera-ballo in cinque atti Petrarca di Hippolyte Duprat, che ha ottenuto un successo incontrastato alla sua prima rappresentazione a Tolosa. L’opera va effettivamente in scena al Dal Verme nella stagione di autunno del 1876, ma la Moisset non appare nel cast pubblicato sul libretto stampato per l’occasione.
In Italia però la Moisset sembra esserci stata veramente, almeno stando a quanto scrive Le journal de Musique in almeno due occasioni, nella primavera del 1877:
[28 aprile]: M.lle Gabrielle Moisset, la stella parigina che ha cambiato cielo e che splende oggi sulle scene italiane.
[5 maggio]: M.lle Gabrielle Moisset, sola, con la sua grazia abituale rappresentava il canto nel programma del concerto. E’ stata applaudita molto vivacemente, a riprova del fatto che il suo posto sarebbe su uno dei nostri palcoscenici parigini piuttosto che non su quelli italiani, dove è richiesta da due anni a questa parte.
Qualunque sia stata la sua carriera nella patria del belcanto, la Moisset la interrompe per accettare un contratto che sembra prestigioso e che viene annunciato su Le Menestrel il 24 giugno 1877:
Al ritorno dalla sua brillante campagna in Italia, M.lle Gabrielle Moisset contratta un ingaggio per i grandi concerti del Covent Garden a Londra, con un cachet di 10.000 franchi al mese.
Ancora una volta non riesco a trovare riscontri concreti su quanto viene annunciato in termini vaghi dai giornali: non so nulla, quindi, di cosa Gabrielle Moisset abbia cantato a Londra anche se, come vedremo più avanti, abbiamo una tenue prova che a un certo punto la cantante gode nella capitale britannica di una certa popolarità.
Torniamo però a Parigi, dove nel maggio 1878 troviamo Gabrielle alla Salle Ventadour impegnata nelle prove di Capitain Fracasse, opéra-comique di Émile Pessard su libretto di Catulle Mendès. E’ l’ultimo atto di una lunga storia: Pessard ha scritto l’opera per l’Opéra-Comique che non l’ha mai messa in scena. Ci hanno provato poi le Folies-dramatiques, l’Opera popolare allo Chatelet e infine ci prova adesso il Théâtre Lyrique, che dovrà ospitare le rappresentazioni.
In effetti, questa volta l’opera sfortunata arriva al palcoscenico e a quanto pare anche con un notevole successo al quale Gabrielle, che interpreta il ruolo di Isabelle, dà un non secondario contributo regalando al pubblico un désabillement sulla scena che riscuote eco notevole sulla stampa, avara però di dettagli su quale sia la parte della cantante che il pubblico ha avuto il privilegio di scorgere, se un centimetro in più di caviglia o un frammento di décolleté maggiore dell’usato.
Al di là dei dettagli piccanti, i giudizi espressi su di lei dalle riviste musicali sono comunque lusinghieri e tendono spesso a mettere in risalto la professionalità e l’instancabile attitudine al lavoro della cantante. Che troviamo perfino, nel 1880, a San Pietroburgo dove, scrive la Revue et Gazette musicale de Paris sul numero del 7 marzo, M.lle Gabrielle Moisset ha ottenuto un brillantissimo successo nell’Africana, al Teatro Italiano.
Anche questa volta, però, la nostra curiosità di maggiori dettagli resta delusa: quanto Gabrielle sia rimasta sulle rive della Neva e cosa vi abbia cantato non ci è dato sapere. Sappiamo, invece, che quelli sono gli ultimi sgoccioli della sua carriera nello spettacolo. Fa appena in tempo, infatti, a passare l’estate di quel 1880 che il 20 settembre la rivista inglese The Musical critic and Trade review ci regala un cenno indiretto sulla popolarità della Moisset al di là della Manica pubblicando questo trafiletto nella sua rubrica Musical notes:
M.lle Gabrielle Moisset, the french opera vocalist, was married to M. Georges Abadie, manifacturer of cigarette-papers.
Per tutto l’Ottocento, e non solo, il principale nemico delle carriere delle primedonne è stato il matrimonio. Anche in questo caso Gabrielle Moisset trova marito e scompare dalle scene, lasciandoci del tutto privi di informazioni sulla parte restante della sua vita. Le cartine da sigarette Abadie erano molto popolari in Francia e all’estero; a quanto pare erano le prime apparse sul mercato prive di colla. La fabbrica nella quale venivano realizzate si trovava a Theil-sur-Huisne, in Normandia. Non so se il signor Georges fosse direttamente coinvolto nella gestione dello stabilimento, e risiedesse quindi in questo paesotto, o godesse invece nella capitale delle rendite che da questo gli derivavano. Il mio augurio alla simpatica Gabrielle è che invece di seppellirsi in provincia, novella Madame Bovary, lei che aveva visto l’America da un lato e San Pietroburgo dall’altro abbia potuto restarsene nella capitale a godere di quella vita frizzante di cui per anni era stata una delle protagoniste. Un minimo risarcimento per una carriera che, è il caso di dirlo, grazie a quel marito era proprio andata in fumo.

 

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4 risposte a Gabrielle Moisset, una carriera andata in fumo

  1. domeniconardozza ha detto:

    Sempre belli i tuoi articoli. Un caro saluto.

  2. domeniconardozza ha detto:

    Sempre belli i tuoi articoli. U caro saluto.

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