Ancora sulle tracce di Julie von Axelson

Beh, qualcuno aveva nostalgia della nostra valchiria un tempo anonima e misteriosa e oggi identificatissima, al punto da costituire uno dei più luminosi successi di questo appartato salotto? Se qualcuno c’è che ha voglia di vedere cosa di nuovo sono in grado di mostrare su questa protagonista di una intera serie di articoli si metta comodo perché questa volta mi sarà impossibile essere breve.
Chiarisco subito che il merito di tutto quello che segue non è mio ma della straordinaria disponibilità di Karl Edlén, che nella sua Stoccolma è inciampato un giorno quasi per caso in uno dei miei post precedenti su Julie von Axelson, che non era altro che la sua trisavola, ovvero la nonna del suo nonno. Karl possiede ancora una miniera d’oro di carte, ritagli di giornale e fotografie che mostrano Julie in teatro prima e in famiglia poi, e con stupefacente generosità ha condiviso con me decine di riproduzioni, regalandomi anche una notevole quantità del suo tempo, speso a tradurmi in inglese i testi in  svedese di molti documenti.
Tutto quello che mostrerò in questo articolo quindi, fatta eccezione per la fotografia di apertura, proviene dall’archivio di Karl, che mi ha espressamente autorizzato a pubblicarlo e che pubblicamente ringrazio.
Per iniziare, una indicazione a chi ha perso le altre puntate: avendo un pochino di tempo a disposizione e la voglia di leggersele possono essere recuperate seguendo questo link. Per conoscere la storia dall’inizio basterà leggere i tre articoli iniziando naturalmente dal più vecchio.
Per gli altri ricordo solo come ci siamo lasciati: identificata senza ombra di dubbio la nostra un tempo sconosciuta valchiria con Julie von Axelson, soprano attiva al teatro di Lipsia nella seconda metà degli anni Settanta dell’Ottocento, restava il dubbio se la stessa poteva essere identificata con l’omonima nobildonna svedese le cui tracce avevo trovato in rete, una signora maritata Montgomery che aveva vissuto a Stoccolma, dove era stata estremamente impegnata nella vita religiosa e in opere di beneficenza e dove era morta nel 1931.
Bene, la prima mail di Karl mi forniva subito la conferma essenziale: la nostra Julie era proprio la signora di Stoccolma che, come io avevo ipotizzato, si era ritirata dalle scene al momento del matrimonio con il nobile Robert Montgomery, dal quale aveva avuto quattro figli. Eccoli qui:

Archivio Karl Edlén, Stoccolma

Il ragazzino vestito alla marinara è il bisnonno di Karl. In quest’altra fotografia, precedente alla prima e che dovrebbe risalire ai primi anni del suo matrimonio, Julie appare in un gruppo composto dalla suocera Montgomery seduta al centro con figli e figlie, generi e nuore. E’ la prima in piedi a destra, mentre il marito è seduto davanti a lei:

Archivio Karl Edlén, Stoccolma

Un’ultima fotografia, scattata nel 1921, mostra Julie molto più avanti negli anni e nel ruolo di nonna. Il ragazzino vestito alla marinara della prima foto è diventato il signore con i baffi in piedi dietro di lei. Alla sua sinistra c’è sua sorella Märta e a destra la moglie Berta, mentre il bambino che Julie tiene sulle ginocchia è il loro figlio Robert, il nonno di Karl:

Archivio Karl Edlén, Stoccolma

Il reperto più antico che riguarda Julie è un ritaglio di giornale che contiene l’annuncio della sua nascita, fatto pubblicare dal padre Georg Julius von Axelson, militare e topografo, che così comunicò il lieto evento della venuta al mondo della sua terzogenita: Ho l’onore di annunciare che questa mattina alle 5 la mia cara moglie ha dato alla luce una bambina perfettamente in salute. Stoccolma, 9 giugno 1853. Georg von Axelson.

1853-AnnuncioNascita

Archivio Karl Edlén, Stoccolma

Alcune informazioni sugli inizi degli studi musicali di Julie sono contenute in un ritaglio che riporta il testo di una breve intervista a colei che viene definita la nostra celebrata cantante e che così racconta del proprio avvio alla musica:
Quando lasciai l’Accademia musicale, dove dovetti rinunciare agli studi a causa di una malattia, fu la Freifrau Leuhusen, l’insegnante di Christine Nilsson, che si prese cura di me e dei miei studi. Fu per suo tramite che conobbi la Nilsson: la nostra amicizia durò negli anni e fu interrotta soltanto dalla sua morte. In compagnia della Leuhusen andai a Lipsia, dove trascorsi alcuni anni intensi e felici e dove fui educata al canto di coloratura.
Adelaïde Leuhusen aveva interrotto una non secondaria carriera di cantante per sposare un nobiluomo e si era stabilita a Stoccolma dove esercitava la pittura e con un certo successo insegnava canto. Aveva, a quanto pare, fornito un importante contributo al lancio della star internazionale Christine Nilsson, che grazie al suo aiuto si era trasferita a Parigi da dove aveva preso il volo. La Nilsson e la von Axelson non furono certamente compagne di studio, perché Julie era di ben dieci anni più giovane dell’altra. La prova della lunga amicizia dichiarata da Julie von Axelson sta comunque in questo biglietto inviatole da una ormai anziana Christine Nilsson: I miei più calorosi ringraziamenti per il tuo gentile ricordo del mio settantesimo compleanno. Vik, Växjö, 25 agosto 1913. Christine Nilsson de Casa Miranda.

Archivio Karl Edlèn, Stoccolma

Esaminando i ritagli in tedesco, un lavoro non facile visto che parecchi sono quelli incompleti e/o senza data e che oltre alla difficoltà della lingua bisogna combattere anche con quella della lettura del fraktur, cioè dei caratteri gotici, si hanno altri dettagli. A cominciare dalla prova che fra la partenza da Stoccolma e il debutto a Lipsia Julie ha trascorso anche un periodo di studi a Vienna, dove sembra essere stata inviata proprio da Adelaïde Leuhusen. Questo almeno afferma un trafiletto non datato che, riferendo di un concerto delle allieve della scuola di un certo Herr Professor Door, riporta che …la signorina Julie von Axelson (svedese, inviata a studiare a Vienna dalla stessa mano generosa che ha condotto la Nilsson verso la fortuna) ha incantato sia con la voce sia con la figura.
Un altro ritaglio, al quale una mano pietosa ha aggiunto la data 28 aprile 1876, riporta di un altro concerto di allievi dei professori Door e Wolf, non si capisce bene (l’inizio dell’articolo è tagliato) se titolari della medesima scuola o di due scuole diverse. Anche in questo caso gli apprezzamenti alle esecuzioni di Julie sono notevoli: …la seconda cantante di valore è la signorina Axelson, bella voce di soprano acuto di coloratura, uniforme, agile, staccato perlaceo e netto, esecuzione deliziosa. Come bis, furiosamente richiesto dopo la polacca della Mignon di Thomas, ha eseguito con molte sfumature una canzone svedese.

Archivio Karl Edlèn, Stoccolma

La passione di Julie von Axelson per le canzoni della sua terra era emersa già quando per la prima volta ci siamo occupati di lei. In queste carte ne abbiamo un’altra prova nel programma di un concerto tenuto a Dresda il 30 novembre 1877, nel quale Julie cantò un’aria da La muette de Portici di Auber e alcuni Schwedische Lieder.
Siamo a questo punto vicini al trasferimento a Lipsia e al debutto come Marguerite de Valois negli Ugonotti, di cui non sappiamo la data. Il 1878 è comunque l’anno delle famose recite wagneriane dalle quali è partita tutta la nostra ricerca ed è quindi evidente che a quella data Julie era già nella compagnia del teatro di Lipsia. Città nella quale, peraltro, non tutto sembra sempre essere filato liscio.
Ce lo dice un ritaglio, anche questo sventuratamente senza data, del Leipziger Tageblatt, che riferisce di un Gastspiel (una apparizione come cantante ospite) a Praga e riportandone la cronaca dei successi uscita sui giornali locali fa il paragone con l’accoglienza non sempre calorosa che il pubblico esperto di Lipsia era solito tributarle:
Fräulein von Axelson sembra aver avuto, con il suo Gastspiel a Praga, maggior fortuna di quanto ci si potesse aspettare dopo le sue prestazioni qui e anche considerando la complessa situazione di dover fungere da rimpiazzo di una rivale molto apprezzata.
Questo almeno leggiamo nel Prag Polit [sic]: “Il solido metodo di canto, la voce fresca e dolce e la bella presenza della debuttante le hanno procurato un unanime applauso”.
Negli stessi termini si esprime un altro giornale praghese: “La voce non è potente ma piacevole e corposa. La sua flessibilità mostra la serietà del suo studio, così che la voce è sempre pronta ad affrontare i più rapidi passaggi di coloratura e i trilli. Il bell’aspetto dell’elegante ospite ha contribuito a farci apprezzare moltissimo la simpatica opera comica”.
Sia il
Messaggero di Boemia sia Bohemia lodano la Margherita di Valois della signorina von Axelson negli Ugonotti di Meyerbeer. Il secondo quotidiano scrive: “Meritano un riconoscimento particolare la sicura intonazione e la chiarezza della pronuncia. La signorina von Axelson ha goduto di un franco successo ed è stata più volte onorata con applausi e chiamate”.
Il clima di Boemia sembra piacere alla nostra cantante più dell’aria fredda che la Critica di Lipsia finora le ha soffiato contro. Da questo il pubblico potrebbe ben comprendere che la Critica di Lipsia avanza eccessive pretese e che è veramente ingiusto che il critico teatrale del Tageblatt sia accusato dagli appassionati di eccessiva benevolenza nei suoi confronti.
Da quanto ci pare di capire, quindi, il Leipziger Tageblatt rivendicava una sorta di ruolo di difensore della von Axelson, a fronte di atteggiamenti critici non sempre benevoli di quel pubblico di intenditori della città sassone di cui Julie stessa aveva tessuto le lodi in un brano che non ho riportato dell’intervista che ho citato molto più sopra. La carriera professionistica di Julie non durò comunque più di un triennio, se consideriamo che nel 1876 l’abbiamo trovata ancora studentessa a Vienna e nel ’79 la vediamo invece sposare Robert Montgomery e fare ritorno a Stoccolma. Il suo però non fu un abbandono totale della musica: nella stessa intervista essa asserisce di non aver completamente lasciato il canto dopo il matrimonio ma soltanto di avere rinunciato al teatro, considerato luogo non adeguato alla reputazione di una signora di buona famiglia. A conferma di ciò, fra le carte dell’archivio si trovano testimonianze della sua presenza in concerti, come quello che si tenne il 5 aprile 1887 a Uppsala, nel quale la von Axelson ora Montgomery cantò il ruolo di Ingeborg nell’esecuzione di alcune parti della Saga di Frithiof di Max Bruch, un lavoro che aveva già interpretato a Lipsia. E’ interessantissimo notare come né il programma di questo concerto né la recensione che appare su un ritaglio di giornale la citano per nome: se il palcoscenico da concerto poteva essere ammissibile per una nobile signora, era comunque meglio non fare troppa pubblicità. L’identificazione della solista con Julie è possibile solo grazie a un appunto manoscritto sulla recensione.
Mi avvio verso la conclusione di questa monografia mostrando due necrologi pubblicati rispettivamente in Germania e in Svezia dopo la sua morte. Il primo uscì con tutta probabilità su un giornale di Lipsia e recita: Un ricordo del teatro di Lipsia. Negli anni Ottanta, sotto la direzione di Angelo Neumann, fu attiva come celebre soprano di coloratura Fraulein Julie von Axelson, recentemente scomparsa a Stoccolma. Era stata allieva della baronessa Lehusen, maestra anche di Christine Nilsson. Le nostre immagini mostrano Fräulein von Axelson come Marta nell’opera omonima e in veste di concertista.

1931-AnnuncioMorteTedesco

Archivio Karl Edlèn, Stoccolma

Il secondo invece proviene da un giornale svedese ed è un po’ più dettagliato per quanto riguarda le informazioni sia sulla carriera (anche se quel riferimento all’Aida sembra un po’ improbabile visto il resto del repertorio di Julie) sia sulla vita in famiglia: Julie Montgomery, bellezza e cantante un tempo celebrata, è morta. Molti dei suoi vecchi amici ricordano i suoi successi negli anni Ottanta. Julie von Axelson, questo il suo nome di origine, ricevette la sua prima educazione dalla nobildonna Adelaide Leuhusen, la prima insegnante di Christine Nilsson. La giovane fu una delle prime cantanti svedesi interpreti delle opere di Wagner. Fra i suoi ruoli possono specialmente essere ricordati Marguerite negli Ugonotti, Marta, Aida (!) e la Regina della notte nel Flauto magico. Non si fece ascoltare solo sulla scena ma il suo canto è stato spesso impiegato nelle opere di carità. Era profondamente religiosa e ha più volte collaborato con la principessa Bernadotte. Ha anche sostenuto la Croce Rossa all’epoca della sua istituzione. Negli anni della vecchiaia ha vissuto vita ritirata a Stoccolma, ma la sua casa era sempre aperta agli amici grandi e piccoli, che cercavano da lei tranquillità e riposo.

1931-AnnuncioMorte

Archivio Karl Edlèn, Stoccolma

Per chiudere veramente, un piccolo omaggio floreale che ogni primadonna merita: una composizione di fiori e foglie secche che fa un po’ amica di nonna Speranza, piccola cosa di pessimo gusto di gozzaniana memoria. Questa, stando alla scritta, le sarebbe stata donata nientemeno che da Anton Rubinstein, grande pianista, compositore, direttore del conservatorio di San Pietroburgo che, forse, Julie potè incrociare a Berlino in un altro soggiorno di cui resta qualche traccia, lui già celebre e lei ancora in attesa di debutto. Ma qui siamo nel regno delle ipotesi, molto resta ancora da sapere sulla vita di questa primadonna dalla breve carriera ma così legata (è proprio per questo che l’abbiamo conosciuta) alla preistoria dell’esecuzione wagneriana. Troveremo forse altro materiale su di lei? Tutto è possibile, non poniamo limiti alla provvidenza.

Archivio Karl Edlèn, Stoccolma

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8 risposte a Ancora sulle tracce di Julie von Axelson

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Gentile Cavaliere,
    la rete (internet, come voi la chiamate) è ormai un terreno viscido, infestato da orde di barbari pronti al linciaggio di chiunque non convenga con una greve e sconsiderata visione del mondo nella quale arte, storia e cultura sono considerati futili accessori per gente danarosa. Nel nostro Paese persino più che altrove.
    Perciò non può capire il piacere e la consolazione che ho provato nel leggere di questa felice incontranza, proprio in rete, tra un signore svedese, gentile e disponibile, ed uno italiano per il quale la conservazione è una personale passione. Tutti e due intenti, a così grande distanza, a ricucire insieme tanti piccoli tasselli della vita di questa signora, per poi porgerli a noi, come sempre, in un quadro ben fatto e piacevole da leggere nel quale il tocco finale, il mazzolino conservato come una reliquia, se fossi donna m’avrebbe strappato lacrime di commozione.
    Grazie dunque ad entrambi per questa piccola ma importante lezione di civiltà.

    • Winckelmann ha detto:

      Grazie a lei per la pazienza che l’ha portata a leggere fino in fondo il mio interminabile papiro. E, in ogni caso, ricordi che anche se non è donna una lacrimuccia di commozione se ben motivata può azzardarsi ogni tanto a versarla lo stesso.

  2. Karl Edlén ha detto:

    Not only possible, but quite likely!
    🙂
    Bravissimo! Great reading, but it is hard in italian for me…
    /Karl

  3. Alessandro Cortese ha detto:

    Caro Winckelmann, è un grande piacere leggere questa bellissima ricostruzione della vita di Julie von Axlelson-Montgomery grazie al fortuito incontro con il bis-nipote ed alle indagini.
    Complimenti davvero per il lavoro che fai, anche scoprendo questi piccoli-grandi personaggi del teatro 🙂

    • Winckelmann ha detto:

      Caro Alessandro, questo è stato, anche per merito tuo, un vero lavoro di gruppo. Bravi tutti quindi. Proprio stamattina mi è arrivata un’altra signora misteriosa, chissà se saremo capaci di dare un nome anche a lei.

  4. Karl Edlén ha detto:

    Just a minor correction to the more recent familyphoto ;’Alla sua sinistra vediamo sua moglie Berta’ – should be ’Alla sua DESTRA’. To the left, below Karl, is his sister Märta.
    I didn’t notice the error at first since my Italian is not very good.

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