Storie per la memoria: Grete Holm

Nell’operetta il mondo gira a tempo di valzer. L’operetta è il regno della leggerezza, del puro divertimento, di una irrealtà ancora più irreale di quella dell’opera. Dove, almeno, la tisi il veleno il pugnale o anche solo un mazzolino di fiori avvelenati ci ricordano che la vita non è solo un nugolo di bollicine in una coppa di champagne. Nell’operetta, invece, non esiste la morte, non è prevista altra opzione rispetto al lieto fine, neppure si concepisce che la primadonna possa separarsi un solo istante dal proprio principesco corredo di abiti pellicce e gioielli. Tanto più ci impressiona, quindi, il prendere atto che il mondo reale in una delle sue peggiori manifestazioni non ha risparmiato neppure questa fiaba frizzante e spensierata, anzi ci si è accanito con una violenza che anche solo per contrasto ci sembra ancora più crudele e gratuita.
Queste tre cabinet card dello studio viennese Thurmann sono un acquisto recente e fanno evidentemente parte di una serie di scatti realizzati nella medesima seduta. Abito, pettinatura, fiore e fondale infatti coincidono. Le ho acquistate perché pur pericolosamente in bilico sul più estremo confine della leziosaggine mi affascinava questo triplo ritratto di una signora di cui all’epoca sapevo assai poco. Era però una diva dell’operetta viennese e questo mi era per il momento sufficiente.
A Grete Holm il ponderoso Allgemeines Sängerlexikon dei benemeriti Kutsch e Riemens dedica una voce abbastanza corposa anche se non completamente affidabile, che inizia con un buco: un punto interrogativo che sta al posto del luogo e della data di morte. Vedremo più avanti perché. Le informazioni che seguiranno le ho verificate, integrate e quando era il caso corrette con quelle che ho trovato sul Lexikon verfolgter Musiker und Musikerinnen der NS-Zeit, ovvero il Lessico dei musicisti perseguitati dell’epoca nazista.
Grete Holm nasce a Praga nel quartiere elegante di Königliche Weinberge, oggi Vinohrady, il 21 marzo 1884. La famiglia è facoltosa, lei è la seconda di almeno quattro figli. Ha una formazione importante: studia canto a Vienna con Rosa Papier-Paumgartner, già allieva di Mathilde Marchesi e illustre insegnante dopo una carriera di grande soprano drammatico, e debutta a Brno nel 1905 come Marie nella Figlia del reggimento. In questo teatro si divide fra opera e operetta ed è qui che conosce il direttore d’orchestra e soprattutto compositore Robert Stolz, di cui nel 1906 tiene a battesimo l’operetta Manöverliebe. Proprio come in un’operetta i due si innamorano e quando Stolz viene chiamato a sostituire Artur Bodanzky al Theater an der Wien, regalano alla provinciale Brno una recita di addio di Mignon e fanno vela verso Vienna, dove nel marzo 1908 convolano a nozze. La fortuna delle rispettive carriere, però, non rispecchia quella del loro matrimonio, che ha breve durata e finisce quando Stolz incontra la corista Franzi Ressel, che dopo una relazione clandestina scoperta dalla Holm e sfociata in un dramma della gelosia con tanto di fuga dal balcone di casa, sposa nel 1912 per trasformarla nella principale interprete delle proprie operette e canzoni. Sarà comunque, Frau Ressel, solo la seconda di cinque mogli che da qui al 1975 Stolz riuscirà a collezionare.
Mentre il direttore si occupava della corista, Grete Holm era diventata a tutti gli effetti la vera erede di Mizzi Günther al Theater an der Wien. Lei e Stolz avevano avuto un primo clamoroso successo a Berlino quando avevano presentato, lui direttore d’orchestra e lei protagonista femminile, Die Dollarprinzessin di Leo Fall, che al debutto a Vienna con la Günther e Louis Treumann aveva avuto solo un tiepido riscontro.

Il 14 novembre 1908, al Theater an der Wien, Stolz sul podio e Grete ancora Holm-Stolz riscuotono un nuovo grandioso successo nella prima assoluta di Der tapfere Soldat, di Oscar Straus. Seguiranno per Grete numerose altre creazioni: Herbstmanöver di Emmerich Kálmán (1909), Zigeunerliebe di Franz Lehár (1910), Die schöne Risette di Leo Fall (1910), Der Zigeunerprimas ancora di Kálmán (1912) sono solo alcuni dei titoli per i quali la Holm viene chiamata a interpretare il ruolo della protagonista nella loro prima esecuzione. Gli anni della prima guerra mondiale non interrompono una carriera da autentica primadonna assoluta del teatro musicale leggero: la Holm è ospite anche in altri teatri tedeschi e per due stagioni canta al Wintergartentheater di Copenhagen, poi torna nella capitale non più imperiale e si insedia al Burgtheater, dove fino al 1926 continua con grande successo a proporre i lavori del proprio repertorio.
Nel 1922 si è risposata con Alois Schweinburg, architetto e comproprietario dello Johann-Strauß-Theater e con lui trascorre i dodici anni che separano il suo ritiro dalla scena dall’Anschluss, l’annessione dell’Austria alla Germania di Hitler.

Nella Vienna da tempo antisemita e ormai definitivamente nazista non c’è più spazio per gli ebrei, neppure se con un passato segnato da enorme popolarità. L’1 febbraio 1939 Grete Holm e suo marito sono obbligati a trasferirsi in un alloggio nella Nickelgasse. Poco dopo Schweinburg muore e Grete viene raggiunta dai fratelli Paula e Clement.
Il 5 marzo 1941 Grete, Paula e Clement assieme a 998 altri ebrei viennesi vengono caricati su un treno nella Aspangbahnhof e deportati nel ghetto di Modliborzyce, sessanta chilometri a sud di Lublino. E’ qui che si perdono per sempre le tracce di Grete Holm. Non esiste una data né un luogo di morte: forse è stata uccisa dalle tremende condizioni di vita nel ghetto, forse era con coloro che l’8 ottobre 1942 furono di nuovo caricati su un treno e portati in un campo di sterminio, forse era con quelli che, vecchi e malati, furono uccisi direttamente sul posto prima della partenza dei treni. Paula e Clement erano stati deportati nel ghetto di Izbica in Polonia il 5 giugno e non sopravvissero ai massacri che nel novembre successivo ne annientarono tutta la popolazione. La madre di Grete, Karoline Hirsch, era stata portata via in agosto, lei a Theresienstadt dove morì il 7 settembre.

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Una risposta a Storie per la memoria: Grete Holm

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Gentile Cavaliere,
    lei riesce ancora a superare se stesso e, con questo commovente ritratto, ci aiuta a ricordare un mostruoso passato che pare voglia di nuovo bussare alla nostra porta e non, purtroppo, solo nelle meste sembianze del “giorno della memoria”.
    Grazie di cuore.

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