Mathilde Sessi, la piccola Patti bionda

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Nel mondo dell’opera, le carriere “a meteora” non sono una prerogativa dei nostri tempi tristanzuoli. Dacché i palcoscenici hanno le assi, cantanti che hanno fatto luminose e festeggiate apparizioni per poi sparire nel giro di qualche anno ce ne sono stati sempre. La differenza, ahinoi, sta nel fatto che se oggi la causa di una breve carriera è quasi sempre la voce andata in frantumi, un tempo era più frequente che la primadonna appendesse i coturni al chiodo nel momento in cui, fortunata lei, impalmava un innamorato melomane fornito di blasone e ricco pedigree (per non dir del patrimonio).
La carriera di Mathilde Sessi fu proprio una di queste: breve, ricca di successi (pur conditi, come vedremo, da qualche perplessità) e sfociata in un matrimonio di quelli giusti. Di lei, nata viennese col nome di Mathilde Alexander, non si sa moltissimo e restano pure un po’ nebulose le sue connessioni con un glorioso quintetto di sorelle cantatrici di due generazioni prima della sua (nell’ordine: Marianna, Imperatrice, Anna Maria, Victoria e Carolina Sessi) almeno due delle quali, Imperatrice e Marianna, fecero nella prima metà dell’Ottocento carriere più che illustri. Fonti ottocentesche danno Mathilde come nipote di Victoria Sessi, che avrebbe in effetti sposato un signor Alexander. Quanto di vero ci sia in questa genealogia lo sanno oggi, purtroppo, solamente le stelle in cielo.
Ciò non toglie che Mathilde Sessi, più spesso chiamata Mademoiselle Sessi, fu cantante in carne ed ossa e se poco sappiamo della sua biografia ebbe di certo, dopo studi viennesi e una prima parte della carriera trascorsa in Austria e soprattutto in Germania, notevole successo a Parigi, dove poté beneficiare della provvida tournée russa di Adelina Patti per invadere il repertorio della diva delle dive e offrire al pubblico francese la propria versione, pare tecnicamente ragguardevolissima, di Gilda, Lucia, Violetta, Zerlina e Amina.
In questa deliziosa carte de visite della London Stereoscopic and Photographic Company, Mathilde mette in mostra quello che assieme alla voce fu il suo principale vanto, ovvero i lunghi, lunghissimi capelli biondi. Che diventarono un po’ il suo segno distintivo, una sorta di trofeo da esibire ad ogni occasione, forse anche per compensare il complesso di una statura non proprio da giocatrice di pallavolo. Pare che dopo una recita londinese di Nozze di Figaro, nella quale interpretava Susanna a fianco della Contessa di Therese Tietjens e del Cherubino di Pauline Lucca, i giornali si concentrarono più sull’altezza dei tacchi che non sulla sua prova vocale.
A Londra si svolse l’ultima parte della carriera di Mademoiselle Sessi. Che dovette essere, a giudicare dagli articoli dei giornali musicali che riportarono notizie delle sue esibizioni, quella di una ottima di secondo rango. Non tanto per mende vocali, perché, al contrario, se ci fu qualcosa che la vide brillare senza problemi fu il virtuosismo vocale in ogni sua accezione. La voce era piccola ma agilissima e il lato puramente strumentale delle sue esecuzioni non lasciava nulla a desiderare.
Il problema era una troppo evidente inerzia interpretativa, che poteva essere un po’ mascherata in ruoli tutti fuochi d’artificio come quello della Regina della notte (che la Sessi cantò al Covent Garden ancora a fianco della Tietjens) ma che le faceva mostrare la corda in molte altre occasioni, sia nel comico sia nel tragico. Ecco per esempio cosa scrive il critico del Saturday Review del 18 giugno 1870 a proposito della sua interpretazione nella Lucia di Lammermoor:

Se non merita le lodi entusiastiche dei critici francesi, M.lle Mathilde Sessi vanta però meriti innegabili. E’ stato detto e scritto molto sulla profusione di bionde chiome, il fascino delle quali, a differenza della Pirra di Orazio, non è tanto nella maniera di legarle quanto nel lasciarle sciolte, ma lei possiede altre cose, oltre all’abbondante dotazione di capelli, che valgono a raccomandarla. La sua voce è di piacevole qualità, buona specialmente nel registro acuto e sufficientemente flessibile per venire a capo dei passaggi più elaborati della scuola italiana.
La musica di Donizetti sembra calzarle in maniera assai naturale. Il momento più efficace, vocalmente parlando, è quello della pazzia di Lucia, quello meno riuscito la scena del contratto di nozze. Senza aggiungere altri dettagli, possiamo affermare che l’impressione suscitata da M.lle Sessi è stata in linea generale favorevole. Come attrice non brilla, così come non fa parte delle sue doti il fornire illusione poetica alla scena. Che sia piccola di statura non significa nulla: Madame Patti e M.lle Lucca sono entrambe al di sotto della media. Il problema è che c’è una carenza di mobilità nella sua figura che in ogni circostanza conduce a una espressione stereotipata. 
[…]
Si è detto che M.lle Sessi eccelle più nell’opera comica che in quella drammatica. Confessiamo la nostra incapacità di vedere questa distinzione. Non ha genio istrionico e […] la sua commedia potrebbe essere tragedia, e la sua tragedia commedia. Come Maria nella Figlia del reggimento o Norina nel Don Pasquale, l’espressione è inesorabilmente immobile e i gesti sono inesorabilmente convenzionali come in Lucia, Astrifiammante o Ofelia. In ogni caso, non possono esistere dubbi sulla sua versatilità: sembra essere in grado di gestire con scioltezza ogni ruolo. Ha infatti interpretato con successo i personaggi che abbiamo sopra enumerato e ad essi ha aggiunto anche la mesta Violetta della Traviata di Verdi e la vivace Susanna delle Nozze di Figaro, apparendo per di più, recentemente, come Zerlina nel Don Giovanni al posto di Adelina Patti ed emergendo dalla difficile prova con allori senza macchia.
Che M.lle Sessi possa mai essere un’attrice è difficile da credere, l’istinto drammatico sembra esserle negato. Ma che possieda i mezzi per diventare, con perseveranza, una cantante quasi, se non completamente, di prima categoria, di questo siamo convinti. E’ prerogativa di pochi eseguire con tale facilità i passaggi di bravura della Regina della notte nel Flauto magico di Mozart e quelli della moderna scuola italiana. Questa, comunque, è M.lle Sessi e per questi motivi gli amatori guardano con interesse agli sviluppi della sua carriera.

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Gli sviluppi ci furono eccome, ma portarono la piccola Mathilde via dal teatro. Dopo qualche altra stagione al Covent Garden e apparizioni a Bruxelles e Parigi a fianco di star del calibro di Jean-Baptiste Faure, Antonio Cotogni e Pauline Lucca, il biondo usignolo lasciò definitivamente le rive del Tamigi per trasferirsi (alquanto ingrassata a sentire alcuni maligni esponenti della stampa) in una villa di Passy, sobborgo parigino di rossiniana memoria. Da lì iniziò la sua trasformazione in nobildonna, portata a perfezionamento con le nozze con Ludwig Gottlieb von Erlanger, rampollo di una vasta famiglia di solidissime origini e patrimonio.
Il teatro d’opera perse così questa virtuosa cui mancava un pelo (ma quello decisivo) per essere veramente grande. Come per molte altre sue colleghe, la lontananza dal palcoscenico non pare esser stata per lei un cruccio: ben assestata nei possedimenti di famiglia ebbe prole numerosa e sopravvisse al marito barone di ben trentasei anni, lasciando questa terra solo nel 1934, ottantottenne, sicuramente ancora piccolina ma non più così bionda come quando riempiva di gorgheggi la sala del Covent Garden.

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2 risposte a Mathilde Sessi, la piccola Patti bionda

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Lei lascia insondato, Cavaliere, il mistero della posa della bionda tappetta.
    Perchè farsi ritrarre su un inginocchiatoio per poi assumere una postura che evidenzia in modo sospettto un imponente derriere (ricco di imbottiture e non solo) e con un’espressione, mi si consenta, tutt’altro che devota? Esiste forse un melodramma intitolato “La pia civetta”?

    • Winckelmann ha detto:

      Di Pia nell’opera conosco solo la donizettiana de’ Tolomei, che non mi risulta sia mai stata affrontata dalla nostra Mathilde. Alla quale va invece il merito di essersi cimentata a Parigi nell’ancor più rara Alina, regina di Golconda, sempre del grande Gaetano. Quanto all’inginochiatoio, mi dispiace deluderla ma lungi dal trattarsi di una bizzarria era invece un attrezzo assai ricorrente negli studi fotografici quando si trattava di mettere in posa le signore. Il motivo credo stia proprio in quel monumentale posteriore imposto dalla moda, che non so fino a che punto consentisse loro di stare sedute in poltrona e che comunque non sarebbe stato da un tale atteggiamento assolutamente valorizzato. Su questo blog trova almeno altri due esempi di madame all’inginocchiatoio: la prima è l’adorata (da me) Euphrosyne Parepa-Rosa, il cui splendido ritratto può vedere qui:
      https://grandopera.wordpress.com/2011/04/14/euphrosyne-e-la-povera-mrs-dunlop/
      La seconda è Therese Tietjens, la cui foto invece (la seconda delle due) trova qui:
      https://grandopera.wordpress.com/2013/07/14/come-muore-una-diva/
      Entrambe, bisogna dire, ben pasciute, ma non è che la piccola Sessi fosse proprio tanto da meno…

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