Jean-Baptiste Faure, elegante seduttore

Uno dei miei acquisti più recenti è una carte de visite dallo stato di conservazione purtroppo non buono, danneggiata probabilmente da una eccessiva esposizione alla luce che ha irrimediabilmente sbiadito e appiattito l’immagine. In realtà la scansione attutisce parecchie carenze dell’originale e anche nella versione ad esso più fedele, qui sopra a sinistra, le restituisce un po’ di contrasto che sul cartoncino, ahimé, in realtà non si percepisce. Per cercare di leggere ancora un po’ meglio i dettagli, ho provato a eliminare la dominante ocra e a fare qualche minima correzione. Il risultato è a destra: è un restauro digitale proprio da dilettante ma, insomma, mi pare che dopotutto migliori un pochino la qualità dell’immagine.
Chi sia stato Jean-Baptiste Faure e quale ruolo gigantesco questo cantante straordinario abbia ricoperto nella storia dell’opera dell’Ottocento, chi legge questo blog se lo è già sentito raccontare più volte e se ha dimenticato la lezione può andare a recuperare i post che sicuramente WordPress gli suggerirà negli appositi spazi in fondo a questo. La mia carte de visite proviene da un fantomatico atelier Dietsch sul quale non sono praticamente riuscito a trovare notizie. Le uniche cose che so le ho ricavate dal verso del cartoncino, che ci dichiara che il signor Dietsch si chiamava A., che faceva il pittore e il fotografo, che aveva bottega in rue Vivienne e che la conduceva quale successore di Tony Rouge, un fotografo relativamente al quale ho recuperato invece alcune tracce, ma talmente vaghe che non mi dicono molto di più del fatto che è effettivamente esistito.

Queste informazioni mi aprono, anzi, un piccolo problema: secondo i cataloghi della BNF, la biblioteca nazionale francese, Tony Rouge sarebbe stato attivo come fotografo a Parigi, all’indirizzo che corrisponde a quello della nostra fotografia, dal 1867 fino al 1871. Attività breve, quindi, proseguita poi dal nostro A. Dietsch. La fotografia di Faure dovrebbe essere quindi posteriore al ’71, o comunque al 1867 nell’ipotesi che suo autore ne sia stato Rouge e che Dietsch abbia continuato a venderla una volta rilevato il negozio. Fin qui ci sta, ma noi sappiamo che la data dello scatto è con ogni probabilità il 1866 e ci arroghiamo quindi il merito di suggerire alla BNF che l’apertura dell’atelier Rouge deve essere posticipato almeno di un anno. Non credo che questa informazione possa cambiare la vita di chicchessia però, insomma, il mosaico della storia si compone mettendo insieme tesserine a volte minime come questa.
Perché mai ho la fondata certezza che la fotografia risale quasi sicuramente al 1866? Perché essa raffigura senza ombra di dubbio il nostro Jean-Baptiste nel ruolo di Don Giovanni, che egli impersonò sul palcoscenico dell’Opéra in una produzione che fece il suo debutto il 2 aprile 1866. A tagliare la testa al toro ci viene in aiuto il bozzetto del costume disegnato proprio per Faure in questa occasione, conservato nella biblioteca dell’Opéra. Lo vediamo qui sotto a fianco della fotografia e, tranne gli stivali che evidentemente a Faure non piacevano, corrisponde in tutto e per tutto all’abito indossato dal cantante.

L’allestimento di Don Giovanni all’Opéra segnava il ritorno su quel palcoscenico, dopo ventidue anni dalle ultime rappresentazioni che qui ne erano state date, del capolavoro di Mozart. Le cose furono fatte assai in grande e attorno a Faure fu disposta una serie di pezzi da novanta. Leporello fu Louis-Henri Obin, un grande basso che ha rivestito un ruolo importante nella storia delle opere francesi di Giuseppe Verdi, perché nel 1855 era stato il primo Procida in Les vêpres siciliennes, mentre l’anno dopo questo Don Giovanni sarebbe stato il primo Filippo II al debutto di Don Carlos. La parte di Don Ottavio fu affidata al parmigiano Emilio Naudin sull’onda del clamoroso successo da lui riscosso l’anno precedente quando, su indicazione dello stesso Meyerbeer, aveva impersonato Vasco de Gama nella prima assoluta di L’Africaine. Oltre a Naudin e a Faure (che era stato il primo Nelusko) una buona parte del cast di questo Don Giovanni riproduce quello cui era stato affidato l’ultimo grand opéra di Meyerbeer: fra i ruoli femminili troviamo infatti la Donna Anna di Marie Sasse, a suo tempo prima Selika, e la Zerlina di Marie Battu, che era stata Ines. Donna Elvira fu interpretata infine da Pauline Guéymard-Lauters, illustre soprano che nel ’57 era stata la prima Léonore in Le Trouvère e di lì a un anno avrebbe tenuto a battesimo la parte della Princesse Eboli nel Don Carlos. Non fu per nulla contenta di dover cantare in questo Don Giovanni e, come leggiamo su Le Ménestrel, rese noto di aver accettato il ruolo di Donna Elvira, ordinariamente riservato alle comprimarie (!) solo per rispetto e devozione nei riguardi dell’opera e del compositore. Come da tradizione, il Don Giovanni fu sottoposto a qualche adattamento per venire incontro agli usi e costumi del massimo teatro di Francia. Fu certamente poca cosa rispetto a quanto si era fatto nel 1833, quando la parte di protagonista era stata adattata alla vocalità tenorile di Adolphe Nourrit, ma di sicuro ci parrebbe oggi assai bizzarro trovare nel secondo atto il ballo che allora fu creato da Auber mettendo assieme un potpourri di composizioni mozartiane, fra le quali piacque particolarmente la marcia alla turca.
Faure sparse a mani piene tutta la propria classe e il proprio stile di canto superiore: abbiamo già espresso la nostra ammirazione per la maniera con la quale Faure rende questo bel ruolo di Don Giovanni. E’ ammirevole da qualunque punto di vista: voce, prestanza, dizione, gusto, eleganza, talento e autorità. Ha tutto, assolutamente tutto ciò che occorre per realizzare il Don Giovanni ideale. Il duo della seduzione, la serenata e in generale tutti i recitativi sono per lui l’occasione di un trionfo tanto grande quanto meritato. Le parole di Henri Vignaud, critico di Le mémorial diplomatique, si riferiscono in realtà alla ripresa dello spettacolo nel 1869 ma non c’è motivo di pensare che non possano applicarsi anche alle recite di tre anni prima, alle quali il pubblico riservò, a quanto le fonti ci raccontano, uno straordinario successo.

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2 risposte a Jean-Baptiste Faure, elegante seduttore

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Alla buonora, Cavaliere!
    Spero non dovremo attendere di nuovo che l’alluvione in laguna la costringa tra le mura domestiche.
    Molto istruttivo anche questo ritratto.
    Avrebbe potuto propinarci la sola foto ritoccata e invece… (perdoni i puntini di sospensione, so che non li patisce ma talora occorrono) lei è l’ apprezzabile collezionista e studioso di sempre, con qualunque tempo atmosferico.

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