Galeotto fu Felix Weingartner?

GutheilSchoder0417GR

Sarà la pucciniana Butterfly o la Iris di Mascagni questa figura giapponese bizzarramente atteggiata, le spalle contro uno dei semplicissimi ma inconfondibili fondali che troviamo nella maggior parte delle fotografie di Franz Xaver Setzer?
L’ultimo gioiellino arrivato ad arricchire la sezione a lui dedicata della mia collezione è questa strepitosa cartolina che raffigura Marie Gutheil-Schoder, che fu per un buon quarto di secolo durante e dopo la leggendaria era di Gustav Mahler una delle cantanti più rappresentative dell’Opera di Vienna. Fu proprio Mahler a rubarla al teatro di  Weimar: la considerava un genio e, nonostante i suoi mezzi vocali non fossero privilegiati come quelli di altre colleghe, Marie Gutheil nata Schoder ebbe a Vienna una carriera straordinaria e si esibì in un repertorio vastissimo che andava da Despina e Melisande fino a Isolde, Kundry ed Elektra. Nel 1907 fu la protagonista della storica Ifigenia in Tauride di Gluck che segnò l’addio di Mahler a Vienna e della Salome di Strauss al suo debutto alla Hofoper. Nel 1911 sarebbe stata anche Octavian nella prima viennese del Rosenkavalier. Grande interprete e, a quanto tutte le fonti dicono, grandissima attrice, la sua curiosità e il suo genio la spinsero anche verso l’avanguardia: nel 1924 affrontò lo Schoenberg di Pierrot lunaire e tenne poi a battesimo, a Praga con Alexander Zemlinsky sul podio, Erwartung.
La mia cartolina è autografata, e mi tocca ammettere che nonostante io continui a professarmi un fiero non-feticista di queste firmette che hanno come effetto principale quello di far salire a dismisura il prezzo delle fotografie, la cosa mi provoca quel certo brividino. Quando l’ho acquistata non ho nemmeno provato a tradurre i geroglifici nella parte inferiore, rimandando la cosa a un momento successivo e sperando che il decifrarli mi avrebbe dato qualche indizio sul ruolo raffigurato. Il cartello appeso sul fondale, caso unico a me noto fra le fotografie di Setzer, funge un po’ da didascalia e con caratteri pseudo-giapponesi recita Marie Gutheil als Shiò, una frase che, francamente, lì per lì non mi diceva proprio nulla. Al massimo potevo pensare a un improbabile Shiò-Shiò-San come versione tedesca della Butterfly pucciniana ma, insomma, mi pareva un’ipotesi parecchio debole.
Non ho dovuto comunque trasformarmi in Sherlock Holmes per identificare il personaggio e, quindi, l’occasione e la data dello scatto. E’ bastato mettermi lì con un po’ di pazienza (e, lo confesso, l’aiutino di un amico madrelingua) per decifrare la scritta: Shiò in Weingartners Dorfschule. Ecco qua, quindi, Felix Weingartner, il grande direttore d’orchestra ma anche compositore, autore fra molte altre cose di Die Dorfschule (la scuola del villaggio), opera in un atto di argomento giapponese tratto da una scena del Sugawara Denju Tenarai Kagami, uno dei classici del teatro kabuki. Il soggetto era già stato utilizzato da Carl Orff per un lavoro giovanile poi rinnegato; Weingartner compose invece la sua opera, che porta il numero di catalogo 64, nella piena maturità. La partitura fu completata nel 1918, pubblicata l’anno successivo e nel 1920 rappresentata a Vienna, dove ebbe quattro rappresentazioni dal 13 maggio al 7 giugno. Nelle prime tre serate fu accoppiata a un altro atto unico di Weingartner in prima assoluta: Meister Andrea, un’opera buffa ambientata nella Firenze del Rinascimento, vien da pensare una specie di Gianni Schicchi tedesco. Protagonista femminile di Die Dorfschule nel ruolo di Shiò fu, nemmeno a dirlo, Marie Gutheil-Schoder, al cui fianco furono schierati, fra gli altri, il basso Josef von Manowarda (grande cantante dall’imbarazzante futuro, chiuso in gloria nel 1943 da un funerale all’ombra di molte svastiche nobilitato, si fa per dire, da un’orazione commemorativa tenuta nientemeno che da Hermann Göring) e il tenore Karl Ziegler. Li vediamo qui sotto in due cartoline che ho acquistato tempo fa, il primo agghindato da Mefistofele, il secondo da Gennaro in I gioielli della Madonna di Ermanno Wolf-Ferrari.

L’argomento dell’atto unico giapponese è abbastanza tremendo: un samurai viene a conoscenza che non so chi progetta di uccidere il figlio del suo signore nella scuola del villaggio. Ligio più che mai al senso del dovere, manda quindi alla scuola il proprio figlio e lo fa ammazzare al posto dell’altro. L’onore del samurai è salvo, fine. Le quattro rappresentazioni di Vienna furono, a quanto ne so, le uniche avute da questa partitura prima di una recente ripresa alla Deutsche Oper di Berlino, di cui esiste anche un cd. Penso quindi sia del tutto plausibile che la fotografia da cui siamo partiti sia stata scattata da Setzer nella primavera del 1920: non avrebbe avuto senso, immagino, tirar fuori questo personaggio negli anni successivi, quando ormai il lavoro era palesemente tornato in un cassetto. Die Dorfschule non cambiò quindi la vita del grande Felix Weingartner che, forse al contrario di quanto ambiva, rimase nella storia della musica più come direttore d’orchestra piuttosto che come compositore. Può darsi però che lui abbia in qualche modo cambiato quella della sua protagonista, perché proprio in quel 1920 in cui Setzer e la Gutheil-Schoder realizzarono questa fotografia, il geniale fotografo e la geniale soprano convolarono a nozze. Lei, al secondo matrimonio, aveva dodici anni più di lui e in realtà non sappiamo se si siano conosciuti in questa occasione oppure se la frequentazione fosse di più antica data. In ogni caso mi piace pensare che questa fotografia, nella quale la posa bizzarra da statuetta art-déco deve sicuramente molto alla grande maestria attoriale della Gutheil-Schoder, da tutti celebrata, sia un po’ il frutto di una complicità fra fotografo e fotografata che va oltre il semplice “mettersi in posa” davanti all’obiettivo. L’atto unico giapponese non era andato da nessuna parte, ma era riuscito comunque a dare ai due geniali artisti una bella occasione per produrre un piccolo capolavoro.

GutheilSchoder0417FS

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5 risposte a Galeotto fu Felix Weingartner?

  1. Amfortas ha detto:

    Credo di avertelo detto già altre volte: raccogli tutto e trova un editore (cosa non facile visto l’argomento). Provaci almeno!
    Ciao, Paolo

  2. ausdemspielberg ha detto:

    Appena mi faranno sortire da questa fortezza daro’ alle stampe un’operetta che procurera’ all’Austria piu’ danni di una battaglia perduta e a lei, Cavaliere, recando la mia dedica autografa, quel certo brividino.
    Il suo ammirato Silvio.

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