Julie von Axelson, valchiria e nobildonna

Toh chi si rivede! Dovremo prima o poi nominarla mascotte del Cavaliere della rosa perché questo è già il terzo articolo che mi tocca scrivere sulla sua fotografia. Questa volta probabilmente sarà anche l’ultimo perché, a quanto pare, la soluzione definitiva del nostro piccolo mistero è stata trovata. Non da me, peraltro, ma da Alessandro Cortese, al quale va dato tutto il merito di un ritrovamento che lui sostiene essere stato casuale anche se, si sa, se i neuroni non sono attivi e reattivi ciò che accade per caso è come se non accadesse.
Per chi arrivasse a questo post senza aver letto le puntate precedenti, dirò che se vorrà conoscere tutto l’intrico di ricerche e ipotesi che sta dietro a questa mutilata fotografia dovrà tornare al primo articolo, nel quale due anni e mezzo fa tentavo di dare un nome alla signora qui ritratta scontrandomi con una situazione che dire incasinata è dire poco, e al secondo, di poco successivo, nel quale mi illudevo di aver trovato una risposta alla mia domanda.
Per chi non ha tempo o voglia, invece, tento qui una fulminante sintesi. Nel 2015 acquisto questa fotografia, anche se mutilata, perché riconosco il costume come facente parte della prima produzione assoluta del Ring, messa in scena dallo stesso Wagner a Bayreuth nel 1876. Sono convinto che sarà assai semplice dare un nome alla signora ritratta ma mi scontro dapprima con l’inaspettata difficoltà di ricostruire i cast di quelle recite, seppure celeberrime, e infine con l’evidenza che questa foto con quel primo festival non c’entra proprio niente. Mi si apre invece una nuova strada quando riesco a metterla in relazione con la lunga serie di rappresentazioni della tetralogia portate dall’impresario Angelo Neumann in giro per l’Europa, dopo che questi aveva acquistato da Wagner l’allestimento di Bayreuth. Neumann si servì in quell’impresa di moltissimi cantanti e non è quindi facile trovare il nome che cerchiamo, ma un tenue indizio mi porta alla convinzione che la nostra signora è Georgine Hellwig. Non ho prove, naturalmente, ma questa mi pare la migliore soluzione possibile e così chiudo il secondo articolo con questa frase: Georgine Hellwig dunque, fino a quando qualcuno non mi presenterà evidenze che vadano in altra direzione, questo nome sarà assegnato alla mia fotografia. Georgine Hellwig come Waltraute nella compagnia di Angelo Neumann in giro per l’Europa negli anni 1882-83, con l’allestimento di Bayreuth del 1876.
Ecco, Alessandro mi ha invece portato le evidenze che vanno in altra direzione, che riaprono il caso e subito lo chiudono, questa volta in via definitiva. Non so se durante un passeggio oppure nel corso di una caccia mirata nelle monumentali collezioni iconografiche di Europeana, trova la nostra foto, non solo in un esemplare col cartoncino non mutilato ma anche corredata di quelle informazioni che cercavamo dal 2015: la signora è Julie von Axelson coniugata Montgomery (su questa cosa torneremo dopo) e la fotografia si riferisce a rappresentazioni del Ring date a Lipsia nel 1878. La fotografia fa parte delle collezioni dello Stadtgeschichtliches Museum di Lipsia e la vediamo qui sotto.

Stadtgeschichtliches Museum Leipzig
https://tinyurl.com/y7e5tpq9

Esplorando le pagine di Europeana ci accorgiamo che come era avvenuto a Bayreuth nel ’76, anche in occasione di queste recite a Lipsia di due anni dopo fu realizzata una serie di ritratti fotografici degli interpreti. Si trattava infatti di un evento assai importante che ebbe grande risonanza. La mia supposizione che la fotografia dell’ignota valchiria dovesse essere collegata alla figura di Angelo Neumann era sostanzialmente esatta, ma conteneva un errore a monte: fra il primo festival di Bayreuth del ’76 e la famosa tournée del 1882-83 (nel corso della quale, fra l’altro, il Ring ebbe la sua prima esecuzione assoluta in Italia, alla Fenice nell’aprile 1883), vi fu un altro avvenimento di cui non avevo tenuto conto, ovvero le recite che lo stesso Neumann, all’epoca direttore dell’opera del teatro di Lipsia, riuscì ad allestire nella città sassone appena due anni dopo la prima assoluta di Bayreuth, avendo ottenuto da Wagner, dopo una estenuante trattativa, la concessione dei diritti di rappresentazione delle quattro opere. L’allestimento venne realizzato ad hoc dallo scenografo di Coburgo Friedrich Lütkemeyer, mentre per i costumi  furono utilizzati gli stessi bozzetti (che, per inciso, a Wagner non piacevano per nulla) che Carl Emil Doepler, che collaborò attivamente anche a questa seconda loro realizzazione, aveva ideato per Bayreuth.
La tetralogia venne presentata in due tronconi: L’oro del Reno e La valchiria in aprile, Sigfrido e Il crepuscolo degli dei in settembre. Le recite richiamarono pubblico da tutta la Germania e il successo fu, almeno stando a quanto racconta Neumann nelle sue memorie, straordinario. Proprio da questa fonte conosciamo i ruoli nei quali Julie von Axelson, che come gli altri colleghi era stabilmente in forza al teatro di Lipsia, fu impiegata: la figlia del Reno Wellgunde in Das Rheingold, la valchiria Gerhilde in Die Walküre e di nuovo come figlia del Reno, ma questa volta Woglinde, in Die Götterdämmerung.
Quella che credevamo essere Georgina Hellwig come Waltraute è invece, quindi, Julie von Axelson come Gerhilde. La vediamo anche, con alcune sorelle valchirie, in un’altra fotografia della serie, anche questa nelle collezioni del museo di Lipsia.

Stadtgeschichtliches Museum Leipzig
https://tinyurl.com/y83sc3fe

Per inciso, seguendo il link che ho messo nella didascalia si vede come la scheda del museo per questa fotografia chiama la nostra Julie von Axehohe. Il nome è stranissimo, appare solo in questo caso e, considerata anche la sommarietà della schedatura, direi che si tratta o di un vero e proprio refuso nel caricamento dei dati oppure di una errata lettura del nome manoscritto al verso della fotografia. In ogni caso di un errore.
La cosa buffa è che di questa Julie von Axelson soprano nel teatro di Lipsia conosciamo pochissimo ma possediamo, a quanto pare, parecchie foto. La signora amava evidentemente farsi ritrarre: ecco qui sotto un montaggio che ho fatto con le altre sei fotografie sue che si trovano a Lipsia. La prima in alto a sinistra e quella al centro in basso la mostrano nello stesso costume di scena; in costume direi che sono anche gli altri due ritratti della fila superiore, mentre i restanti di quella sotto sono in borghese.

Stadtgeschichtliches Museum Leipzig
https://tinyurl.com/y7mg7a7e

Che cosa Julie von Axelson abbia cantato a Lipsia non lo sappiamo, a parte questi ruoli wagneriani e a parte uno, probabilmente di secondo piano, nella prima rappresentazione assoluta di Der Rattenfänger von Hameln di Viktor Nessler, che fu rappresentata con grande successo il 19 marzo 1879. Questa notizia mi viene dal Grosses Sängerlexikon di Kutsch e Riemens, che però non dedica a Julie von Axelson alcuna voce specifica.
Lanciando ricerche a destra e a manca ho trovato brevi resoconti di due concerti ai quali Julie ha partecipato. Uno fu a Lipsia il 14 novembre 1877 e star della serata doveva essere una pianista sulle cui qualità il recensore dissente energicamente (questa “pianista” evidentemente non sa ancora che prima di prodursi in concerti pubblici bisognerebbe aver imparato qualcosa di decente). La von Axelson non viene così maltrattata ma ci si limita a dar conto del fatto ha cantato graziosamente un’aria di Auber, un Liebeslied di Zopff e due canzoni popolari svedesi. Il 26 aprile precedente, invece, Julie aveva debuttato in concerto a Berlino nell’Hotel de Rome, e in questo caso il recensore della Neue Berliner Musikzeitung si dilunga un po’ di più sulla sua esibizione: La signorina Julie von Axelson, membro dello Stadttheater di Lipsia, è apparsa per la prima volta davanti al pubblico di Berlino nella preghiera e barcarola dall’Etoile du Nord di Meyerbeer, un lied di Sucher e due canzoni popolari svedesi. La voce di soprano della giovane signora, ampia e squillante, era evidentemente troppo potente per questa sala.  Il giornalista rileva alcune scorrettezze negli attacchi che pregiudicano la levigatezza della linea vocale, giudica passabile la coloratura ma manchevole lo staccato. Anche l’espressione del testo lascia un po’ a desiderare mentre l’intonazione è nel complesso limpida e lodevole è anche la messa di voce. Se all’artista riuscirà di sviluppare appieno le sue qualità naturali troverà davanti a sé un bel futuro, tanto più le giovano per la carriera teatrale una magnifica figura e una smagliante bellezza.
Insomma, gran bella donna ma cantante e interprete con pecche non trascurabili, che furono probabilmente alla base di una carriera tutto sommato di secondo piano. E, credo io, assai breve.
Resta infatti da far cenno, prima di chiudere, alla questione del “maritata Montgomery”, che appare nella scheda della foto che ritrae la Axelson da sola. Confesso che anche in questo caso ho pensato a un errore del catalogatore, perché ricerche dei due cognomi associati portano soltanto a una Julie Carolina von Axelson nata a Stoccolma nel 1853, morta nella stessa città nel 1931 e sposata con il nobile svedese Robert Gabriel Montgomery, militare di carriera e campione di equitazione. Le date funzionerebbero ma della signora in questione si dice (mi devo fidare dei traduttori automatici perché lo svedese non lo pratico proprio) che apparteneva a un qualche ordine o gruppo religioso e non si menziona affatto una sua carriera teatrale. Ero pronto così a scaricare questa informazione come priva di fondamento ma un dubbio mi è sorto: quelle canzoni popolari svedesi che la nostra Julie sembra amasse cantare nei concerti, forse anche quella sua difficoltà con la lingua tedesca cui sembra fare cenno il recensore berlinese, non saranno forse indizi di una precisa provenienza della von Axelson? E quella data del matrimonio, che il sito araldico svedese fissa al 30 luglio 1879, è assolutamente perfetta perché cade pochi mesi dopo l’apparizione a Lipsia nell’opera di Nessler, che è l’ultima notizia che abbiamo di lei come donna di teatro.
Forse la magnifica figura e la smagliante bellezza di Julie von Axelson hanno fatto per il suo futuro più della voce forte e luminosa ma un po’ ribelle. Forse questa volta non si tratta né di errore né di omonimia e la nostra Julie primadonna mancata è proprio la Julie nata a Stoccolma dal maggiore Georg Julius von Axelson e da Ofelia Carolina Götilda Sjöstedte e qui morta quasi ottantenne, probabilmente con nessun rimpianto per aver abbandonato quella carriera che non pare averle offerto chissà quali gratificazioni. Anzi, verrebbe da pensare, bene attenta che nel suo nuovo ruolo di nobildonna attivamente impegnata in qualche austera congregazione protestante questa piccola parte del suo passato venisse prudentemente dimenticata.

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12 risposte a Julie von Axelson, valchiria e nobildonna

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Una lettura veramente appassionante. Grazie Cavaliere.

  2. Amfortas ha detto:

    Beh, che dire, interessante più del solito…e non so se mi spiego! Salutami anche Alessandro Cortese, già che ci sei 😉

  3. Alessandro Cortese ha detto:

    Ti ringrazio per avermi citato e ringrazio Marie Wilt e Angelo Neumann per avermi guidato alla tua nuova mascotte che ha finalmente un nome ed una biografia.
    Complimenti per la meravigliosa ricostruzione di gran classe che rende giustizia all’attraente Julie: un picolo prezioso cammeo da collezione 🙂
    Non dubitare, io qui ci passo sempre e con enorme soddisfazione.
    Un saluto speciale a Paolo/Amfortas

  4. Amfortas ha detto:

    Ciao Alessandro, ero certo che avresti letto 🙂
    E ancora complimenti a entrambi.

  5. Pingback: La valchiria riconosciuta, probabilmente | Il cavaliere della rosa

  6. Karl Edlén ha detto:

    Hello,
    I would be happy to assist you a little since this is my mothers fathers fathers mother, so that will say my great-grandmother.
    I do have some material that perhaps can make your life a bit easier. Nothing that I want to part with, but some photograps, letters etc that I possibly could scan for you, depending on what you look for. Feel free to contact me. I dont want to post my email here but I am sure that you can see it since I gave it for posting this comment.
    My Italian is not the best unfortuantley, but you can write me in English, German or, preferrably not, French. Or Swedish, but I think that is a longshot… 🙂

    Karl Edlén (Great grandson of Julie that unfortunatley is quite bad at speaking and reading Italian)

    • Karl Edlén ha detto:

      …by the way, I have the same pictures that you have gotten from museum Leipzig, so you can get them without the museum logofrom me if you wish…

    • Winckelmann ha detto:

      Hello,
      this is one of those (few) things which make Internet great! Thank you for your message, sure I am interested in your help. Unfortunately I cannot see your email, can you contact me at this address: pilpatoe[at]yahoo.it?

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