Clementine Krauss: mai fidarsi di un fantino

Nipote dell’assai più celebre e celebrata Gabrielle Krauss e sorella minore della tanto meno famosa Helene Krauss, danzatrice e mima nella Hofoper di Vienna, Clementine Krauss ci appare oggi un personaggio assai particolare, tanto fotografato quanto indefinito nei suoi contorni. Di fotografie sue ne esistono parecchie e qui ne mostro tre che ho recentemente acquistato senza essere in grado, né allora né adesso, di abbinarle a un qualunque titolo o ruolo. Tutte la mostrano in addobbi di sconcertante opulenza, con floreali cofane sontuosamente adagiate sulla folta chioma. Il fisico è giunonico e nel terzo ritratto Clementine appare, sorta di barbarica Thais, mollemente adagiata su una turca ricoperta di pelliccia, con un’arpa fra le mani.
La prima domanda alla quale vorremmo poter rispondere in maniera univoca è: cosa fu esattamente Clementine Krauss? Purtroppo, già a questo livello sembra difficile avere certezze.
Le poche fonti che sono riuscito a recuperare sono sostanzialmente concordi fra loro, ma talmente avare di dettagli da lasciare comunque insoddisfatti e pieni di dubbi. Secondo l’Österreichisches Biographisches Lexikon, Clementine nacque a Vienna il 25 aprile 1877 e già all’età di sei anni (quindi nel 1883) fu ammessa, ovviamente sulle orme della sorella maggiore, nella scuola di danza della Hofoper. Nel 1890 (tredici anni) entrò nel corpo di ballo come Elevin e l’anno successivo fu nominata Solotänzerin, ballerina solista.
Una prova della correttezza di questa informazione la troviamo negli archivi on line della Staatsoper di Vienna, che al momento registrano un’unica produzione alla quale Clementine ha partecipato, come solista nelle danze del terzo atto di Ritter Pásmán, le cui recite ebbero luogo dal primo gennaio al quattro marzo 1892.
Apro una parentesi: Ritter Pásmán è un titolo oggi totalmente sconosciuto ma si tratta dell’unica opera scritta da Johann Strauss, che la compose spinto dal desiderio di misurarsi col genere “alto” del melodramma. Ebbe però una ben fredda accoglienza e dopo queste otto recite viennesi e qualche altra a Praga, Monaco e Berlino scomparve definitivamente dalle scene. Proseguo nella parentesi: protagonista femminile di Ritter Pásmán fu il mezzosoprano austriaco Marie Renard, che proprio nelle stesse settimane nelle quali l’opera di Strauss veniva rappresentata trovò ben altro modo di passare alla storia incarnando il personaggio di Charlotte nella prima rappresentazione assoluta del Werther di Massenet, battezzato sul palcoscenico della Hofoper a ruota dell’opera di Johann Strauss.
Tornando a Ritter Pásmán, è singolare per noi leggere che l’unico brano dell’opera salvato dai critici furono proprio le danze del terzo atto (almeno lì il re del valzer non lo batteva nessuno), alle quali Clementine Krauss diede il proprio contributo da solista. E con le quali, però, sembra terminare la sua carriera di ballerina. Come mai? Le fonti sono vaghe, ma se mettiamo assieme i dati vediamo che nell’estate di quel 1892 dovette succedere qualcosa di impegnativo, i cui frutti furono recapitati esattamente nove mesi dopo.

Un personaggio a suo modo pittoresco era entrato nella vita di Clementine Krauss, quindicenne solista nel corpo di ballo dell’Opera di Corte di Vienna. Hector Baltazzi, celebre fantino, rampollo di una famiglia di banchieri di origine turca e zio di quella Maria Vetsera che solo pochi anni prima aveva avuto una triste fine a Mayerling a fianco dell’arciduca Rodolfo, aveva quarantun anni e, temo di poter dire, pochi scrupoli. I dettagli di questa vicenda sono ovviamente avvolti nel mistero ma la sostanza dei fatti è risaputa: il 31 marzo 1893 Clementine Krauss diede alla luce un figlio il cui certificato di battesimo non reca alcuna indicazione di paternità. Se questo bambino avesse avuto la normale vita di tutti noi, la storia sarebbe stata ben presto sepolta sotto la polvere del tempo. Invece il bambino si chiamava Clemens Krauss ed era destinato a una luminosa carriera come grandissimo direttore d’orchestra: la sua nascita “irregolare” fu per tutti cosa nota, anche se i dettagli della liason fra la ballerina e il fantino milionario si persero ben presto nelle nebbie dell’oblio. La cosa sicuramente non durò e non divenne mai ufficiale e allo stesso modo non durò la carriera sulle punte di Clementine: non sappiamo se deliberatamente o meno essa decise infatti di volgersi a quella dell’attrice di prosa. Secondo le nostre fonti, avrebbe studiato con Bernhard Baumeister, grande attore soprattutto comico del Burgtheater e debuttò a Pilsen (oggi Plzeň, nella Repubblica Ceca) il 5 gennaio 1894 nel ruolo non altrimenti specificato di Hera, che potrebbe forse essere quello nella shakesperiana Molto rumore per nulla. La cosa evidentemente funzionò, visto che l’Österreichisches Biographisches Lexikon ce la dà nel 1894-95 ingaggiata prima a Olmütz e Troppau, e poi impegnata come giovane sentimentale e Salondame al Lessing-Theater di Berlino. Anche se ci riesce un po’ difficile immaginarlo davanti a questi ritratti che ce la mostrano opulenta e un po’ infagottata, sembra quindi che Clementine abbia trovato una qualche specializzazione come attrice di commedia: nel mondo teatrale tedesco dell’Ottocento alla Salondame venivano affidati i ruoli di signora elegante, magari un po’ frivola e abile nella conversazione. Quelli, giusto per capirci, che si ritrovano in abbondanza nelle commedie di Oscar Wilde. Si produsse quindi Clementine in questa nuova veste per il resto della sua carriera? No, a quanto pare la cosa durò solo un breve giro d’anni, dopo il quale si verificò una nuova metamorfosi.

Le ragioni di questa seconda virata mi sono del tutto ignote ma a quanto pare l’iperattiva Clementine decise a un certo punto di studiare canto con Rosa Papier, già primadonna dell’Hofoper precocemente ritirata per ragioni di salute e all’epoca insegnante presso il conservatorio di Vienna. In un tempo immagino relativamente breve (poteva avere fra i diciotto e i venti anni) la nostra Clementine riapparì sulle scene in inedite vesti sopranili, ottenendo autentici trionfi a Graz, Colonia, Essen, Olmütz e Hermannstadt. Questo ci racconta il solito Österreichisches Biographisches Lexikon . E’ vero che Graz, Colonia, Essen, Olmütz e Hermannstadt non sono precisamente il centro del mondo e che un trionfo lì non è proprio la stessa cosa di uno ottenuto a Vienna o a Parigi, però a quanto pare la cosa diede i suoi effetti perché lo stesso dizionario ci dice che nel 1908 Clementine fu scritturata alla Volksoper di Vienna, teatro di recente fondazione che solo da pochi anni aveva esteso la propria attività dalla prosa all’opera e all’operetta. Mi verrebbe da pensare che la nostra fosse già attiva qui come attrice mentre seguiva le lezioni della Papier, ma in assenza di una cronologia di quel teatro la supposizione è indimostrabile. Clementine si sarebbe qui prodotta in una serie di ruoli di alto cabotaggio, da Aida a Norma a Brünnhilde fino alla Regina di Saba di Goldmark e alla Rachel de La Juive. Contemporaneamente si sarebbe dedicata anche alla regia, mettendo in scena fra l’altro Salome, Hänsel und Gretel, Die schöne Galathee e Die Hugenotten. Peccato non poter trovare conferme e maggiori informazioni su questa attività così intensa, che comunque durò, come le precedenti, solo pochi anni.
Clementine infatti restò alla Volksoper solo fino al 1913. L’anno successivo appese i veli e le cofane al chiodo e si maritò col baritono ceco Ottokar Chmel, anch’egli dal 1908 suo collega nella compagnia del teatro. Nell’11 Chmel aveva lasciato Vienna e accettato l’ingaggio al Teatro Nazionale di Praga, ma evidentemente era molto più serio del fantino e questa partenza non fu, per quanto riguarda il rapporto con Clementine, una fuga. Dopo il matrimonio i due si stabilirono definitivamente a Praga, dove lei iniziò una attività di maestra di canto mentre lui prendeva in carico al Teatro Nazionale i principali ruoli di baritono del repertorio italiano, tedesco e slavo. Clementine morì pochi giorni prima di compiere sessantuno anni, il 19 aprile 1938, mentre Ottokar le sarebbe sopravvissuto di una ventina d’anni, per trapassare il 24 giugno 1957.
E il fedifrago fantino? Era il più vecchiotto della compagnia e se ne era andato il 2 gennaio 1916 a Vienna, in tempo per risparmiarsi la visione del crollo di quell’impero di cui era stato figura alquanto collaterale.
Il piccolo Clemens, invece, era entrato nel 1901 nei Wiener Sängerknaben e nel 1907 nello stesso conservatorio dal quale, a quanto pare, la mamma era appena uscita. Il 1913, anno nel quale Clementine abbandonò le scene, fu anche quello dell’inizio della sua carriera, che cominciò con l’incarico di Opernkapellmeister a Brno e proseguì con tappe sempre più prestigiose: direttore della Staatsoper di Vienna, poi di quella di Berlino, poi a Monaco di Baviera. Amico di Puccini e soprattutto di Richard Strauss, avrebbe diretto le prime assolute di Arabella, Friedenstag, Die Liebe der Danae e Capriccio, del cui libretto fu anche coautore assieme allo stesso Strauss. Per quanto una celebre fotografia ce lo mostri azzimato e pericolosamente incline a scimmiottare il look di Rodolfo Valentino, è palese che il genio proteiforme di mamma Clementine lo influenzò assai di più della mondana inconsistenza del papà fantino che, molto probabilmente, non ebbe neppure mai il dubbio privilegio di incontrare.

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5 risposte a Clementine Krauss: mai fidarsi di un fantino

  1. Amfortas ha detto:

    Anche questo scorcio parziale di vita è estremamente interessante. Spero che tu, un domani, voglia raccogliere queste tue perle in modo organico e di farne un libro: sarei il primo acquirente.
    Ciao e grazie per il tuo impegno, Paolo

    • Winckelmann ha detto:

      Ma che idee volete mettermi in testa! Un libro non è una passeggiata.
      Magari un giorno lo farò, mi basta arrivare a compiere 95 anni e andare finalmente in pensione…

  2. ausdemspielberg ha detto:

    Concordo, una bella biografia scritta, come al solit, in modo piacevole.
    Debbo tuttavia con rammarico constatare che è solo grazie hai ghiribizzi del clima che le han fatto precipitosamente abbandonare i bagni che oggi possiamo godere della storia di questa Lolita insolitamente in carne.

    • Winckelmann ha detto:

      Per chi mi prende, stimato Ausdem, per uno che scrive di getto e se la cava con le due ore guadagnate grazie a una improvvida quanto inutile fuga dalla spiaggia? Il post era in gestazione da qualche tempo, il rientro anticipato è servito appena per le ultime limatine.

      • ausdemspielberg ha detto:

        Era per celia, permaloso di un Cavaliere.
        Comunque per il libro concordo con Amfortas. Potremmo lanciare una sottoscrizione. Anzi, come la chiamate voi del XXI secolo? Ah, si’, “crowdfunding”. Sottoscriverei due copie, una per me e una per un amico di Venezia.

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