Jean Lassalle, re dei burgundi

Ho tenuto d’occhio questa fotografia per parecchio tempo. Non che avessi dubbi sul fatto che meritava di essere acquistata, è palesemente molto bella e in splendido stato di conservazione, ma costicchiava parecchio e c’erano altre cose alle quali ho preferito dare priorità. Mi dicevo: deciderà il destino, vedrà lui se farmela trovare ancora disponibile quando stabilirò che il momento dell’acquisto è arrivato. Beh, è successo, a un certo punto l’ho comprata, ho adeguatamente gioito quando l’ho avuta fra le mani e nel registrarla, là dove scrivo il ruolo nel quale il cantante appare nella fotografia, ho azzardato un “Hagen(?)”, un’ipotesi la cui verifica demandavo a un momento successivo. Che fosse un ruolo wagneriano direi che c’erano pochi dubbi; ancora meno, con quelle ali in testa, il corno al collo la corazza e lo scudo, che si trattasse di una delle giornate della Tetralogia, e siccome Lassalle era un baritono (e che baritono) il campo si restringeva in maniera tale da rendere la mia supposizione abbastanza plausibile.
E invece, a dimostrazione che non bisogna mai dare nulla per scontato, quando è stato il momento ho avuto una piccola ma gradita sorpresa. Che, devo dirlo, è nata da un mio dubbio: se non l’avessi avuto non sarei andato a fondo della cosa e mi sarei cullato nella certezza di aver pensato fin dall’inizio la cosa giusta, mentre invece era una sciocchezza. E’ sempre il dubbio che fa progredire la conoscenza, solo gli stupidi vivono di certezze.
Ma andiamo con ordine.

Jean Louis Lassalle è stato, su questo i dubbi sono veramente pochi, uno dei più grandi cantanti dell’Ottocento, in pratica il successore all’Opéra di Parigi di Jean Baptiste Faure, un interprete di levatura storica di cui abbiamo già più volte parlato. Nato a Lione il 14 dicembre 1847 e presto trasferitosi a Parigi, abbandonò lo studio della pittura per quello del canto e debuttò sulla scena nel 1868 a Liegi, come Saint Bris negli Ugonotti. Qualche anno di provincia e poi l’Opéra, dove nel 1872 debutta nel ruolo del protagonista del rossiniano Guillaume Tell. Tenete sotto controllo le date: aveva venticinque anni. Fu questo l’inizio di un lungo e straordinario rapporto privilegiato con il più grande teatro parigino, che si affiancò negli anni a legami altrettanto stabili e continuativi con il Covent Garden a Londra e col Metropolitan a New York. Più saltuarie furono le sue apparizioni in altri teatri, dalla Scala alle Hofoper di Vienna, Budapest e Berlino.
Cantante di suprema eleganza, Lassalle venne costantemente paragonato al grande Faure e appartenne indubbiamente, notano Kutsch e Riemens, alla medesima dimensione estetica e interpretativa che caratterizzava le esecuzioni dei fratelli Jean ed Édouard De Reszke, di cui fu grande amico e in moltissime occasioni compagno sulla scena. Nei ventidue anni di permanenza all’Opéra, Lassalle tenne a battesimo una grande quantità di opere nuove, da Le roi de Lahore di Massenet a Polyeucte e Le tribut de Zamora di Gounod, da Françoise de Rimini di Thomas fino ad Ascanio e Henry VIII di Saint-Saëns. Secondo Kutsch e Riemens nel luglio 1884 cantò al Théâtre de la Monnaie di Bruxelles nel Sigurd di Ernest Reyer, opera che nello stesso teatro era andata in prima assoluta nel gennaio dello stesso anno. Oggi quasi dimenticata, godette però all’epoca di un successo planetario. Nel 1892 Lassalle cantò anche nella prima parigina del Samson et Dalila di Saint-Saëns, un titolo che sarebbe stato da quel momento indissolubilmente legato alla tradizione dell’Opéra. Nel 1890 aveva partecipato come Escamillo a una rappresentazione di gala di Carmen all’Opéra-Comique, realizzata per raccogliere finanziamenti per un monumento a Bizet. Negli altri ruoli cantarono con lui Célestine Galli-Marié, la prima Carmen, Jean de Reszke e Nellie Melba. Wagner ebbe un ruolo non di secondo piano nel suo repertorio, soprattutto a Londra e a New York, dove Lassalle cantò l’Olandese in Der fliegende Holländer, Telramund in Lohengrin, Hans Sachs in Die Meistersinger, Wolfram in Tannhäuser.
Nel 1901, conclusa la carriera, si diede all’insegnamento e nel 1903 ottenne una cattedra al Conservatoire National. Morì a Parigi il 7 novembre 1909.
Queste sono in sintesi le notizie biografiche su Lassalle che ho recuperato e dalle quali, rapportandole alla fotografia da cui siamo partiti, sono sorti i miei dubbi. Il primo: nessuna delle mie fonti ricorda interpretazioni wagneriane di Lassalle a Parigi. Non ero in grado di affermare che non ce ne fossero state, questo no, però io non ne trovavo alcuna menzione particolare e questo mi faceva sembrare un po’ strano che Lassalle si fosse vestito da ghibicungo per farsi fotografare da uno studio parigino in un ruolo privo di connessioni con la sua attività nella capitale francese. Il secondo dubbio: fra i ruoli wagneriani che le fonti ricordano troviamo quelli del Lohengrin, dei Maestri Cantori, del Tannhäuser, dell’Olandese volante, ma nessuna delle opere della Tetralogia. E allora? Potevo tranquillamente continuare a dare per scontato che la fotografia rappresentasse Lassalle nel costume di Hagen del Crepuscolo degli dei quando nulla mi diceva che avesse mai cantato quest’opera, tantomeno a Parigi?
Secondo me no, e così come spesso mi succede sono tornato sui miei passi e ho soppesato attentamente i dati che avevo. Che subito si sono ristretti a uno solo: Sigurd, unico fra i titoli che avevo a disposizione del suo repertorio a contemplare un’ambientazione che, per capirci, chiameremo “nibelungica”. La soffertissima opera di Ernest Reyer (ci mise ventidue anni a completarla) andò in scena il 7 gennaio 1884 a Bruxelles, essendo fallito un progetto di tenerla a battesimo all’Opéra. Kutsch e Riemens scrivono nel loro Sängerlexicon che Lassalle prese parte alle recite alla Monnaie nel luglio dello stesso anno, senza però specificare quale ruolo il nostro abbia interpretato. Essendo subentrato nei mesi successivi egli non è infatti ricordato dalle fonti fra gli interpreti originali dell’opera. In ogni caso, dopo il grande successo di Bruxelles Sigurd ebbe varie riprese in altri teatri europei e dopo poco più di un anno approdò sulle scene dell’Opéra, il 12 giugno 1885, con un cast che in gran parte derivava dalle recite del teatro belga. Il 18 giugno l’Officiel-Artist, journal hebdomadaire dedicò un articolo a questa produzione dell’oeuvre magnifique di Reyer, ricordando la splendida prova dei tre interpreti originali (Rose Caron come Brunehilde, Rosa Bosman come Hilda e Léon-Pierre-Napoléon Gresse come Hagen) e quella ugualmente straordinaria di Jean Lassalle nel ruolo di Gunther, re dei burgundi che solo a tratti corrisponde all’omonimo personaggio wagneriano.
Appurato quindi che Lassalle cantò nel Sigurd parigino ed ebbe quindi ottime ragioni per recarsi nell’atelier di Benque a farsi ritrarre nel costume del suo personaggio, mancava solo un ultimo anellino che chiudesse la catena, e cioè che confermasse che la mia foto è effettivamente legata a quello spettacolo. L’anellino l’ho recuperato in rete, eccolo qua:

Questo è Léon-Pierre-Napoléon Gresse nel ruolo di Hagen in quelle stesse recite. Un bellissimo indizio, direi decisivo: lo stesso fotografo, lo stesso fondale e costumi assolutamente simili rendono chiarissima la corrispondenza fra la nostra fotografia e le recite parigine del Sigurd. Che furono assai fortunate per l’opera e per Lassalle il quale, come scrisse l’Officiel-Artiste, fece di Gunther una delle sue più belle creazioni.
Una seconda fotografia di Jean Lassalle sarà oggetto del prossimo post. Anche in questo caso sono partito da una superficiale supposizione che si è rivelata, alla prima analisi minimamente approfondita, del tutto campata per aria. Ma anche in questo caso le ricche miniere della rete mi sono venute in soccorso consentendomi con sforzo relativamente ridotto di venire a capo di un nuovo problema di identificazione. Il tempo di scriverlo, un po’ di pazienza e arrivo.

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2 risposte a Jean Lassalle, re dei burgundi

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Gentile Cavaliere,
    dopo una giornata come quella appena trascorsa ci voleva proprio un pò di ristoro e lei ce lo fornisce (devo sottolineare finalmente) con la storia di questo presunto personaggio wagneriano che, vivaddio, per una volta, ha un papà francese. Rimango in ansiosa attesa del prossimo Lassalle. Che spero vorrà spedirci in tempi più rapidi di quelli occorrenti per formare un nuovo governo. Sempre affezionatissimo suo

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