Il fratello basso: Édouard De Reszke

Quando si parla di famiglie che hanno lasciato un’impronta nella storia dell’opera i primi che vengono alla mente sono i Garcia, che a partire da papà Manoel e proseguendo coi tre figli Maria (Malibran), Pauline (Viardot) e Manuel (Garcia jr) si sono resi protagonisti non di un capitolo, ma di svariati volumi di quella epopea. Non furono da meno, però, i polacchi De Reszke, perché anche volendo lasciare in un meritato secondo piano una mamma che si limitò ad esibirsi come cantante in qualche concerto, i tre fratelli Jean, Édouard e Joséphine furono, ciascuno nel proprio registro, tre assoluti fuoriclasse.
Jean de Reszke è già passato più volte su questi schermi ed è sicuramente il più celebre di tutti. Joséphine, la sorella minore, ebbe carriera più breve perché ad appena ventinove anni si ritirò dalla scena per sposare un barone, avendo però già visitato da primadonna i principali teatri d’Europa e avendo prestato per un buon numero di anni onorato servizio come primo soprano all’Opéra di Parigi dove, fra le altre cose, fu la prima Sita in Le roi de Lahore di Massenet e dove affrontò gli impervi ruoli protagonistici in opere-monstre come L’Africaine, Les Huguenots, La Juive, Guillaume Tell e Faust.
Il terzo fratello, quello mediano, fu Édouard; nacque a Varsavia il 22 dicembre 1853 e, almeno lui, all’inizio al canto non ci pensava proprio. Fu Jean a mettergli in testa l’idea di sfruttare una bella voce di basso, e così iniziò un periodo di studi che da Varsavia lo portò a Milano, Napoli e infine Parigi. Il debutto fu al Théâtre-Italien nel 1876 come Re nella prima rappresentazione in Francia di Aida, diretta dallo stesso Verdi. Non male per un ventiquattrenne. In questo teatro sarebbe rimasto nove anni, trovandosi anche, nel debutto francese di Hérodiade che ebbe luogo nel 1884, a dividere la scena con i due fratelli: nell’operone biblico di Massenet lui interpretava infatti Phanuël, Jean era naturalmente Jean (il Battista) e Joséphine era Salomè. La carriera internazionale era iniziata poco dopo il debutto parigino: nel ’79 si era esibito alla Scala in Le roi de Lahore, aveva cantato a Londra, Torino, Trieste e Lisbona. Alla Scala partecipò anche alle prime assolute de Il figliuol prodigo di Ponchielli e della Maria Tudor di Gomes e fu, nel 1881, Fiesco nel debutto della versione revisionata di Simon Boccanegra.
Dal 1885 al ’98 fu il primo basso dell’Opéra di Parigi, ma contemporaneamente cantò anche a Londra, San Pietroburgo, Varsavia, Vienna, Berlino, Montecarlo, Madrid e Barcellona. Nel 1891 attraversò per la prima volta l’oceano e debuttò al Metropolitan con il ruolo di Frère Laurent in Roméo et Juliette di Gounod, che è ovviamente anche quello nel quale lo raffigura la nostra fotografia.

Che non si riferisce però a una qualsiasi delle recite di questa opera che De Reszke cantò nel corso della sua carriera, ma proprio a quelle rappresentazioni del 1888-89 di cui abbiamo parlato altre volte, che videro il debutto dello spartito sulle tavole dell’Opéra di Parigi, trasformato come consuetudine prevedeva dall’originale versione con dialoghi parlati (l’opera era stata presentata la prima volta nel 1867 al Théâtre-Lyrique) in un operone in cinque atti con ballo e un nuovo finale per il terzo atto. Protagonisti di quell’evento, sagacemente organizzato per essere il clou teatrale dell’Esposizione Universale del 1889, furono Jean ed Édouard De Reszke e Adelina Patti e, successivamente a lei, Hariclea Darclée e Emma Eames. Fu una vicenda un po’ complicata, sulla quale ho già cercato di fare luce in questo post.
Come si vede, il fotografo dal quale De Reszke si fece ritrarre è lo stesso che fotografò la Eames nel costume di Juliette. Di origini tedesche, Benque fu negli anni Ottanta e Novanta dell’Ottocento uno dei più apprezzati fotografi attivi a Parigi, aveva il proprio atelier al 33 di rue Boissy-d’Anglas, dalle parti di Place de la Concorde, ed era frequentato soprattutto dai protagonisti del teatro d’opera e di prosa della capitale.
Posizionato a fianco di una gigantesca colonna di cui vediamo solo il basamento, Édouard De Reszke offre tutta l’imponenza del proprio fisico per caratterizzare il solenne Frate Lorenzo. Il suo repertorio fu estremamente vasto e andava da Leporello e don Basilio fino al Mefistofele di Boito, a quello di Gounod e al rude Marcel degli Ugonotti.
Come il fratello, frequentò a lungo al Metropolitan anche i ruoli wagneriani (Daland, Hans Sachs, il Wanderer del Sigfrido, Marke, Hagen), dapprima in italiano e poi nell’originale tedesco. Tranne che per due stagioni, fu presente ininterrottamente al Metropolitan dal 1891 al 1903. Si diede poi, come il fratello, all’insegnamento, a Parigi, Londra e infine a Varsavia, dove fondò una propria scuola di canto. Si ritirò infine nella proprietà di famiglia di Garnek, in Slesia, dove visse momenti durissimi durante l’occupazione tedesca nel corso della prima guerra mondiale. Di questo conflitto, che lo aveva separato dal fratello cui era legatissimo e a fianco del quale aveva sviluppato gran parte della carriera e che lo costrinse a vivere gli ultimi anni dell’esistenza in uno stato di opprimente povertà, nascosto con la famiglia nella cantina della propria casa, Édouard non vide mai la fine poiché morì il 25 maggio 1917. Più che le poche registrazioni, effettuate dalla Columbia Phonograph Company nel 1903, quando il declino vocale era già assai pronunciato, sono le molte fotografie che di lui ci restano a suggerire la sua magnetica presenza scenica, che si univa sul palcoscenico a uno strumento che i critici dell’epoca descrivono come imponente nelle dimensioni ma allo stesso tempo ricco di colori e flessibile, tecnicamente in grado di dominare l’emissione dal più soffice dei pianissimi fino al fortissimo. Insomma, ai due estremi dei registri vocali maschili, Édouard e Jean De Reszke rappresentarono al massimo del suo fulgore una categoria di artisti oggi irrimediabilmente scomparsa: tecnicamente ferratissima e al servizio di un’idea di canto come espressione di gusto ed eleganza, sia che si cantino Mozart o Rossini, sia che si canti Wagner. Qualcosa, temo, di inconcepibile nei nostri poveri tempi tristanzuoli.

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4 risposte a Il fratello basso: Édouard De Reszke

  1. Amfortas ha detto:

    Ciao, come sempre argomento interessante e scritto in un italiano invidiabile. I miei migliori auguri per tutto, Paolo

    • Winckelmann ha detto:

      Auguri ricambiatissimi! E grazie per l’apprezzamento, la mia povera prof. di italiano ne gioirebbe sicuramente. Ha sempre detto che i miei temi assomigliavano un po’ troppo a delle equazioni, ma anche che era sicura che prima o poi avrei imparato…

  2. ausdemspielberg ha detto:

    Auguri, Cavaliere.
    Che il nuovo anno le sia propizio e foriero di nuove suggestioni con le quali alimentare la curiosità dei suoi lettori

    • Winckelmann ha detto:

      Auguri anche a lei e a tutto lo Spielberg. Spero che oltre alle suggestioni il nuovo anno mi doni anche un po’ più di tempo rispetto al pochissimo che l’anno uscente mi ha concesso di riservare alle mie amate, come lei le chiama, trombone.

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