La prima destinataria dell’apostrofo rosa

Tutte le volte lo dico e lo scrivo, ma il formato della promenade card è proprio, per me, il più bello di tutti, così elegante ed allungato, fatto apposta per i ritratti a figura intera. In questa, del fotografo parigino Paul Bacard, appare un’attrice che nonostante una vita tutto sommato breve (morì nel 1905 ad appena quarantasette anni) ebbe una carriera molto lunga. Tanto lunga e sicuramente tanto faticosa che a chi le chiedeva perché a nemmeno cinquant’anni si fosse ritirata dal teatro rispondeva che era giusto che una vecchia come lei lasciasse il posto alle nuove leve.
Maria Legault fu la stella del Gymnase e del Vaudeville, due teatri specializzati nel genere della commedia, nei quali per molti anni interpretò in decine di titoli i ruoli dell’ingenua e dell’amorosa. Non sono riuscito a identificare il costume con il quale è ritratta in questa fotografia, assai bizzarro e accompagnato da un ancor più strano copricapo che sa di mitologico o comunque di fantastico. Chissà di quale lavoro si tratta e chissà se, dei tanti da lei interpretati, è uno di quelli che la videro sul palcoscenico del Théâtre du Gymnase che, come leggiamo sul verso del cartoncino di supporto, si trovava proprio di faccia all’atelier nel quale si fece ritrarre. Esiste almeno un’altra fotografia, che non possiedo, fatta in questa occasione, un primo piano che mostra un po’ meglio il copricapo e i ricami a fiori e farfalle del costume, ma che non offre, almeno per il mio livello di conoscenza, alcun sostanziale aiuto alla soluzione dell’enigma.

Maria Legault dovrebbe essere nata a Parigi il primo gennaio 1858, ma c’è chi la dice venuta al mondo a Reims un anno prima. Della sua vicenda biografica non si sa poi moltissimo. Di sicuro la storia della sua carriera uscirebbe soddisfacentemente delineata potendo controllare e compulsare la quantità straordinaria di fonti che la rete mette ormai a disposizione, poiché solo su quello che si trova su Gallica si potrebbero spendere settimane di appassionanti letture, ma poiché, ahimé, nella vita mi tocca fare altro mi sono limitato a leggere qua e là e a cercare di mettere assieme un quadro almeno un po’ completo. La Legault studiò recitazione nella più prestigiosa delle istituzioni, il Conservatoire, e solo otto mesi dopo esserci entrata vinse un secondo premio nella commedia. Aveva appena quattordici anni e le doti evidenti le valsero una doppia borsa di studio, quella di Pensionnaire della Comédie-Française e quella del Conservatoire. Grazie a questi aiuti poté proseguire gli studi e l’anno successivo vinse un festeggiatissimo primo premio recitando una scena da L’Ecole des femmes. Uscita dal Conservatoire, “apparteneva” di diritto alla Comédie-Française dove, però, si trovò presa fra due fuochi poiché Suzanne Reichenberg teneva ben saldo il monopolio dei ruoli di ingenua, mentre Blanche Baretta non mollava quelli di amorosa. Piuttosto che essere seconda in quell’Olimpo glorioso dell’arte teatrale, la Legault preferì andarsene e accettare le offerte del Gymnase prima e del Vaudeville poi, dove iniziò ad inanellare una serie di grandi successi in commedie leggere che le davano modo di esibire tutta la grazia del suo particolarissimo mélange de finesse et de coquetterie. Al Gymnase montarono per lei L’Ecole des femmes, dando luogo a una straordinaria gara di attrici, perché l’Agnès della Legault si confrontò una sera con quelle della Reichenberg che contemporaneamente la recitava alla Comédie-Française e della Baretta, che nello stesso momento con lo stesso ruolo stava invece all’Odéon. Il picco di questa fase della carriera fu segnato da Tête de linotte (in italiano starebbe per svanita, smemorata), una commedia di Théodore Barrière ed Edmond Gondinet che ebbe un successo straordinario che le valse un nuovo invito della Comédie-Française.
Non fu però un’esperienza fortunata. Già il primo debutto come Athénais nell’Adrienne Lecouvreur, il 18 aprile 1888, mise in luce la sua fondamentale estraneità non solo a questo repertorio, ma all’intera tradizione aulica della Comédie: M.lle Legault […] n’est pas assez duchesse; elle reste trop Gymnase et ne posséde point encore le traditions de la Comédie-Française. Molto meglio andò il secondo debutto, nel luglio successivo, come Célimene nel Misantropo: Tour à tour gracieuse, spirituelle, agressive ou émue, elle a varié ses effets avec une mobilité d’expression qui prouve la connaissance approfondie qu’elle a de son art et de Moliere.
Fra Marie Legault e la Comédie-Française l’amore comunque non nacque e così nella primavera dell’anno successivo le riviste teatrali diedero l’annuncio che l’attrice lasciava il suo teatro per trasferirsi a San Pietroburgo, col cui Teatro Michel aveva firmato un contratto di tre anni. A questo punto succede una cosa strana: se leggiamo le biografie pubblicate quando fu data la notizia della sua morte, tutti ricordano il lungo soggiorno nella capitale imperiale. I lettori del 1905, però, avevano sicuramente dimenticato i parecchi articoli che, quasi vent’anni prima, avevano riportato le fasi della causa giudiziaria che aveva contrapposto la Legault alla direzione del teatro pietroburghese. In realtà, infatti, Maria Legault se ne tornò a Parigi già nell’inverno del 1892, appena a metà del suo contratto, e rifiutandosi di pagare i 50.000 franchi di penale prevista in caso di rottura addusse gravi motivi di salute indotti dal clima della città nordica. Furono fatte perizie e controperizie, medici celebri visitarono la piccola diva e alla fine, a quanto pare, la Legault la ebbe vinta, restò a Parigi e si tenne i 50.000 franchi.
Rieccola così al Gymnase e alla Renaissance, ed eccola infine al Théâtre de la Porte-St-Martin nel 1897 quando, a fianco del celeberrimo Coquelin, incarnò per la prima volta sul palcoscenico la bella Roxane nel Cyrano de Bergerac, primo trionfo teatrale di Edmond Rostand. Il quale portò molta fortuna all’ultima fase della carriera di Maria Legault, che nel 1900 tornò a interpretare un suo lavoro di enorme successo: fu infatti, nei panni di Marie-Louise, a fianco di Sarah Bernhardt nell’Aiglon, di cui abbiamo abbondantemente parlato qui.
Passata l’età che la rendeva credibile nei ruoli favoriti di giovane ingenua, forse veramente malata, Maria Legault sembra aver abbandonato la scena poco dopo questa straordinaria esperienza. Muore a Parigi il 4 marzo 1905 e riposa nel cimitero di Montparnasse, dove dovrebbe ancora esistere, in una cappella rivestita di granito nero, un suo busto marmoreo con l’iscrizione: Maria Legault, Comédie-Française 1858-1905.
A quanto pare, il grande teatro che non le aveva portato troppa fortuna in vita l’aveva, dopo morta, riaccolta d’ufficio nei propri pomposi ranghi.

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4 risposte a La prima destinataria dell’apostrofo rosa

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Un copricapo orrendo per questo Ermes in gonnella dall’espressione squinzia.

  2. Alessandro Cortese ha detto:

    … Un baiser, mais à tout prendre, qu’est-ce?
    Un serment fait d’un peu plus près, une promesse
    Plus précise, un aveu qui veut se confirmer,
    Un point rose qu’on met sur l’i du verbe aimer” …

    … Un bacio. Ma cos’è, così d’un tratto?
    Un giuramento reso tra sé e sé, un patto più stretto…
    È come un traguardo che insieme è un avvio,
    un punto rosa acceso sulla “i” di “amore mio” …

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