Christine Nilsson in ciabatte dallo Scià

Si dice che Gaston Leroux avesse in mente lei quando creò il personaggio di Christine Daaé nel suo romanzo Il fantasma dell’opera. Di sicuro, di lei si ricordano Edith Wharton in L’età dell’innocenza e Leone Tolstoj in Anna Karenina. Christine Nilsson era bellissima, così bionda e con gli occhi così chiari che il suo sguardo, nei molti ritratti fotografici che ne restano, conserva una sorta di inquietante magnetismo. Oggi la si ricorda in primo luogo perché la sera del 22 ottobre 1883, a New York, fu la Marguerite nel Faust che inaugurò il Metropolitan. In quel momento era una star internazionale con diciannove anni di carriera alle spalle (aveva debuttato ventunenne nel 1864 come Violetta nella Traviata) e fra molte altre cose nel suo glorioso curriculum stava anche la creazione, all’Opéra di Parigi, dei ruoli di Ophélie nella prima rappresentazione assoluta dell’Hamlet di Ambroise Thomas e di quello di Marguerite nel Faust nella versione grand-opéra, che è poi quella che conosciamo anche oggi.
Di Christine Nilsson (svedese, nata nel 1843 col nome di Kristina Törnerhjelm e formata musicalmente a Parigi) sopravvivono molti ritratti fotografici, a riprova di una duratura e indiscussa celebrità su entrambe le sponde dell’Atlantico. A guardarli nel loro complesso viene da sospettare che non amasse farsi fotografare in costume di scena ma preferisse di gran lunga i ritratti che la mostravano abbigliata e ingioiellata come una dama del gran mondo. Cosa che di fatto era, visto che oltre ad essere primadonna di fama mondiale fu anche dapprima la moglie di un banchiere, Auguste Rouzeaud, e poi, rimasta vedova, del conte Angel Ramon Maria Vallejo y Miranda.
Nonostante abbia avuto lunga vita e sia morta solamente nel 1921, non si fece mai tentare dalla sirena del grammofono e non ha lasciato quindi alcuna traccia della propria voce. Sintetizzando le testimonianze dei suoi contemporanei, Kutsch e Riemens la descrivono estesa per due ottave e mezza e caratterizzata da un dominio tecnico assoluto e da una esemplare chiarezza di dizione. Estensione e tecnica le consentirono di gestire un repertorio di ampiezza impressionante, che transitando per tutti i ruoli più virtuosistici del belcanto italiano e dell’opera francese andava dalla mozartiana Regina della notte a Valentine degli Ugonotti, Elsa del Lohengrin e Gioconda. Nel Mefistofele di Boito, che tenne a battesimo in Inghilterra e conservò a lungo in repertorio, cantava abitualmente nella stessa recita sia il ruolo di Margherita sia quello di Elena. Bellissima e grandissima artista, come tutte le primedonne Christine Nilsson non era, per usare un’espressione di qua, farina da far ostie. La convivenza con le colleghe era spesso problematica, e le colleghe al suo livello si chiamavano, ricordiamolo, Adelina Patti, Pauline Lucca o Thérèse Tietjens.
Con quest’ultima, la Nilsson condivise per alcuni anni il trono di primadonna della compagnia del Colonnello Mapleson e con lei ingaggiò battaglia per stabilire chi sarebbe stata la regina della serata di gala organizzata il 4 luglio 1873 all’Her Majesty’s Theatre per onorare lo Scià di Persia in visita ufficiale. Apparentemente vinse lei, ma le cose non andarono come si aspettava. Mapleson racconta l’episodio nelle sue memorie:

…mi fu comunicato che Sua Maestà lo Scià di Persia avrebbe onorato il teatro con la sua presenza. Mi accinsi quindi a organizzare una serata che avrebbe dato soddisfazione sia ai miei primi artisti sia al Lord Ciambellano, che aveva in carico l’organizzazione della visita. Decisi che la rappresentazione avrebbe compreso il terzo atto della Favorita con Mademoiselle Tietjens nel ruolo di Leonora, il primo atto della Traviata e, dopo un breve balletto, il primo atto di Mignon, entrambi con Madame Nilsson come protagonista.  Mademoiselle Tietjens, che raramente creava delle difficoltà, non  volle essere lei a iniziare la serata e disse che sarebbe stato preferibile dividere le due apparizioni della Nilsson mettendo nel mezzo l’atto della Favorita. Madame Nilsson, d’altro canto, non era d’accordo con questa soluzione.
Due giorni prima della rappresentazione, tuttavia, Madame Nilsson improvvisamente acconsentì ad aprire la serata con l’atto della
Traviata, avendo saputo dal Lord Ciambellano o da qualche altro personaggio della corte che Sua Maestà lo Scià sarebbe stato in teatro solo dalle otto e trenta alle nove e trenta, essendo poi atteso per le dieci a un grande ballo nella Goldsmiths’ Hall, nella City.
Con una spesa considerevole Madame Nilsson aveva commissionato a Worth, a Parigi, uno dei costumi più sontuosi che io abbia mai visto, allo scopo di impersonare Violetta con lo stile più appropriato all’occasione. La sera della rappresentazione Sua Altezza Reale il Principe di Galles arrivò puntuale alle otto e trenta per essere presente all’arrivo dello Scià, che però non si fece vedere. Alle nove meno dieci Sir Michael Costa
[il direttore dell’orchestra dell’Her Majesty’s] diede comunque il via alla rappresentazione: non dimenticherò mai lo sguardo che la bionda svedese lanciava al palco reale vuoto. Erano le nove e trenta e l’atto della Favorita era già iniziato, quando Sua Maestà arrivò e apprezzò particolarmente il balletto che io avevo qui introdotto.
Il Principe di Galles, con il suo abituale e lungimirante riguardo, mi suggerì che i problemi con Madame Nilsson che sicuramente mi aspettavano la mattina dopo, avrebbero potuto essere in qualche modo attenuati se l’avessi presentata allo Scià prima della sua partenza dal teatro. Immediatamente attraversai la scena e andai nel camerino di Madame Nilsson, che però non fu entusiasta dell’idea avendo già tolto la magnifica toilette della Traviata ed essendo pronta col trucco di Mignon, il cui costume consiste in un abito vecchio e lacero, coi capelli sciolti e i piedi nudi. Dopo averle spiegato che si trattava di un comando [del Principe di Galles] al quale lei doveva obbedire, la persuasi a farsi coraggio e a venirmi dietro. La accompagnai nel vestibolo del palco reale e prima che potessi presentarla a Sua Altezza, fra lo stupore di tutti lei si avviò risolutamente verso l’altro capo della sala, dove Sua Maestà era impegnato a mangiare una pesca con le mani.
L’espressione stupefatta di tutti gli orientali presenti era degna della ben nota figura sulle confezioni della salsa Nabob. Senza un attimo di esitazione, Madame Nilsson andò dritta da Sua Maestà e gli disse, gesticolando: – Siete un cattivissimo Scià! Poco fa ero bellissima, con un costume superbo realizzato espressamente per voi, adesso sono povera e senza scarpe…
e così dicendo alzò un piede a mezzo pollice dal naso di Sua Maestà il quale dietro gli occhiali osservava quello che lei gli indicava. Era così colpito dall’originalità della bionda primadonna che immediatamente fece sapere ai propri attendenti che non sarebbe andato al ballo ma sarebbe rimasto in teatro per vedere questa donna straordinaria. Così sua maestà non raggiunse la Goldsmith’s Hall che dopo mezzanotte. Il Lord Major, il Primo Guardiano, le autorità e le guardie d’onore lo stavano aspettando dalle nove e trenta.

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