La Rachel chantante

A non saper chi sia e a vederla così, massiccia, infagottata nelle trine e pettinata come la prozia di nostra nonna, tutto potremmo pensare della signora ritratta in questa bellissima cabinet card firmata Bary tranne che sia stata non solo una delle più grandi cantanti dell’Ottocento europeo, ma una di quelle celebrate anche e soprattutto per le enormi capacità drammatiche e attoriali, tali da guadagnarle il soprannome di La Rachel chantante, che la apparentava alla più grande e mitizzata attrice tragica del teatro francese.
Gabrielle Krauss si è trovata più di una volta, nel corso della carriera, ad essere protagonista di avvenimenti topici della storia del teatro d’opera. Il più celebre di tutti è sicuramente quello che ebbe luogo il 5 gennaio 1875, la sera in cui fu inaugurata la nuova e imponente sede dell’Opéra di Parigi con un programma di gala che comprendeva fra le altre cose i primi due atti de La Juive di Halévy, nei quali la primadonna interpretava il ruolo di Rachel. L’arrivo della Krauss nel massimo teatro parigino era cosa recentissima, ma forse conviene cominciare la storia dall’inizio.
Gabrielle Krauss era nata a Vienna nel 1842 e qui aveva studiato canto con Mathilde Marchesi, all’epoca insegnante nel conservatorio della capitale asburgica. Nelle sue memorie, la Marchesi la dice estremamente dotata e grande lavoratrice e ce ne dà una descrizione un po’ sorprendente a leggerla guardando la foto qui sopra: pallida, dice, delicata e timida al punto da passare quasi inosservata nella scuola. Il suo battesimo davanti al pubblico era avvenuto senza preavviso quando si era trovata a dover sostituire un’interprete indisposta e a fianco dell’illustre Louise Dustmann aveva cantato un’aria nell’oratorio Die Paradies und die Peri di Robert Schumann. Andò talmente bene che l’Hofoper le offrì un contratto di tre anni e la mandò in scena a cantare Mathilde nel rossiniano Guglielmo Tell. Aveva diciassette anni: sono cose che oggi ci sbalordiscono ma, si sa, se non normali erano almeno frequenti nell’Ottocento. Secondo la Marchesi, a quest’epoca la timidezza la rendeva impacciata e inespressiva in scena, ma evidentemente dovette imparare ben presto a dar sfogo a quel talento di interprete che la rese amatissima dal pubblico contemporaneo.
Era il 1859 e fino al ’67 la Krauss rimase nella sua città a coltivare una carriera già ben lastricata di successi anche se, racconta la Marchesi, troppo pesante e carica di impegni per una giovane. Forse anche per questo motivo prese la decisione di trasferirsi a Parigi, dove le era stato offerto un contratto al Théâtre-Italien. Qui debuttò come Leonora nel Trovatore e i suoi ruoli furono soprattutto quelli del belcanto italiano, i suoi compositori Rossini, Donizetti e Verdi. Eccola, decisamente più giovane rispetto alla prima fotografia, in una carte de visite di Reutlinger realizzata presumibilmente in questo periodo.

Nel 1869 Gabrielle Krauss partecipò alla prima esecuzione della versione con orchestra della Petite messe solennelle di Rossini e fra Norma e Lucrezia Borgia, Gilda e Semiramide, Donna Anna e Lucia di Lammermoor la carriera procedette nel migliore dei modi fino al 1870, quando le uova nel paniere furono rotte dalla guerra franco-prussiana, che convinse la Krauss (e con lei molti altri cantanti) a cercare lidi più tranquilli e, soprattutto, sicuri. Negli anni successivi la troviamo a Napoli e alla Scala: al San Carlo tenne a battesimo due opere di Errico Petrella, Manfredo e Bianca Orsini, mentre a Milano partecipò alla prima rappresentazione locale del Lohengrin e creò il ruolo della protagonista nella prima assoluta di Fosca di Antonio Carlos Gomes. Fecero seguito, quindi, il ritorno nella Parigi ormai tornata agli antichi fasti e l’ingaggio all’Opéra, di cui la giunonica Gabrielle rimase primadonna incontrastata fino al 1887. Qui partecipò a numerose prime esecuzioni assolute di opere perlopiù oggi dimenticate, fu la prima Pauline nel Polyeucte di Gounod, la prima Caterina di Aragona nell’Henry VIII di Saint-Saens, la prima Hermosa in Le tribut de Zamora ancora di Gounod, un’opera sulla quale probabilmente torneremo presto. Ma soprattutto fu grandissima interprete di ruoli assai impervi del repertorio, che andavano dalla Donna Anna del Don Giovanni alla Valentine degli Ugonotti alla Alice di Robert le diable, fino ai grandi ruoli del repertorio italiano che le consentivano di sfoggiare, accanto alle sue grandi doti istrioniche, un canto di coloratura spesso descritto di assoluta perfezione, nella più limpida tradizione dell’insegnamento di Mathilde Marchesi. Nel 1880, infine, fu la protagonista del debutto di Aida all’Opéra, una produzione sulla quale ci siamo già ampiamente soffermati qui. Secondo la testimonianza di Achille de Lauzières, Verdi era seriamente dubbioso su chi avrebbe dovuto affrontare questo ruolo nel debutto parigino e temeva che la Krauss, che non sentiva da molti anni, sarebbe stata impari al compito. Andò quindi, senza farsi annunciare, ad ascoltarla nel Franco Cacciatore e ogni dubbio fu immediatamente fugato.
Nello stesso spettacolo la vide anche Pëtr Il’ič Čajkovskij, che scrisse su di lei una entusiastica recensione.
Nel 1884, la Rachel del teatro d’opera riportò sulla scena, nella versione ampiamente riveduta e ampliata approntata dall’autore, la Sapho di Charles Gounod. Il nuovo debutto ebbe un successo assai moderato, più o meno analogo a quello che l’opera aveva avuto nella sua prima versione, trentatré anni prima. Un peccato, certamente, perché sia l’interpretazione della Krauss sia quella della sua grandissima predecessora (mi si perdoni l’orrendo vocabolo) Pauline Viardot furono senza dubbio straordinarie. Di sicuro, se anche l’opera in entrambe le versioni zoppicava un po’, valeva la pena passare la serata a teatro per ascoltare la meravigliosa aria finale.

Ma i parigini di allora erano abituati evidentemente assai bene e poterono permettersi di mandare la seconda Sapho in cantina assieme alla prima, dopo appena ventinove recite.
Secondo Mathilde Marchesi, Gabrielle Krauss si ritirò dalla scena nel 1888, quindi appena quarantaseienne. Nello stesso anno ottenne dal suo imperatore il titolo di Kaiserlich österreichische Kammersängerin. Non ritornò però a Vienna ma visse il resto della sua vita a Parigi, dove si diede all’insegnamento e dove morì, a sessantasei anni, il giorno dell’Epifania del 1906. Chissà se ebbe mai modo di conoscere il piccolo figlio di sua nipote Clementine Krauss, all’epoca ballerina della Hofoper di Vienna: si chiamava Clemens, alla morte della prozia aveva tredici anni, il cognome della mamma perché era nato fuori del matrimonio e un luminoso avvenire davanti a sé. La prozia ne sarebbe stata sicuramente fiera.

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6 risposte a La Rachel chantante

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Mi perdoni la domanda, Cavaliere, certamente indegna delle sue cure biografiche e sicuramente più adatta ad una donnicciuola: ma costei non fu concupita, corteggiata ed infine impalmata da nessun marchese o baronetto? Sarebbe davvero una strana eccezione per una diva del bel canto essere rimasta zitella e per di più pulzella.
    In altre circostanze potrei rispondermi da me ma la biblioteca dello Spielberg contiene pochi libri, e tutti in tedesco. Lingua che, per ovvie ragioni, mi rifiuto di apprendere.

    • Winckelmann ha detto:

      Se madame Krauss sia stata concupita e corteggiata non lo so, che sia stata impalmata credo di poter rispondere di no, poiché non ne trovo notizia in alcuna biografia su di lei.
      Anche se è vero che spesso, nel grande secolo, le primedonne preferivano far passare sotto silenzio i loro matrimoni se questi non coinvolgevano campioni dell’alta nobiltà oppure se finivano in separazione o, peggio ancora, divorzio.

  2. Amfortas ha detto:

    Leggere i tuoi articoli è davvero un balsamo e ti assicuro che sono sincero. Però no, quel predecessora non te lo perdono!
    Ciao e grazie!

  3. Alessandro Cortese ha detto:

    Ma nessuno avrebbe potuto dire alla Carlotta quello che Rossini disse alla Krauss dopo averla udita cantare in tedesco “Ombrose foreste”…: “Voi cantate con l’anima, “Fräulein”, e la vostra anima è bella!”.
    cit. Gaston Leroux, “IL FANTASMA DELL’OPERA.”

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