Excelsior!

In questo blog le lunghe pause fra un post e l’altro non sono una novità, ma questa volta chi deve essere ringraziato è soltanto la TIM, che ha gestito talmente male una banalissima procedura di passaggio da un’offerta a un’altra da lasciarmi quasi un mese senza ADSL. Dopo tanto penare, sembra che adesso tutto funzioni, come sicuramente funziona l’emettitrice di bollette della madama di cui sopra. Quella di sicuro non si rompe mai.
Riprendendo da dove eravamo rimasti, mostro qui altre due cabinet card del tesoretto recentemente acquistato che ritraggono la danzatrice-mima della Hofoper di Vienna Katharina Abel in uno dei ruoli della sua carriera, quello della Göttin des Lichtes (la Dea della Luce) in Excelsior, azione coreografica, storica, allegorica, fantastica in sei parti e undici quadri su musica di Romualdo Marenco, originariamente coreografato per la Scala (dove ebbe un trionfale battesimo l’11 gennaio 1881) da Luigi Manzotti e che sull’onda di un successo planetario che negli anni immediatamente successivi lo portò a Parigi, Madrid, New York, Varsavia, Berlino, Buenos Aires, Rio de Janeiro, Praga, Montevideo, Budapest, San Pietroburgo, Barcellona e Mosca, fu allestito anche a Vienna nel 1885, con la coreografia di José Mendez, già danzatore allievo di Paul Taglioni e poi coreografo, le cui debolissime tracce sulla rete ci conducono a spasso per l’Europa, dalla Scala fino a Mosca.

Biancovestita e coronata di stelle, la Luce leva la fiaccola portatrice di civiltà, mentre sullo sfondo transita, simbolo delle conquiste della moderna tecnica, il piroscafo a vapore la cui invenzione costituisce il soggetto di uno dei quadri del ballo.  Per chi non lo conosce, Excelsior è il più incredibile, esilarante ma allo stesso tempo irresistibile e a tratti addirittura esaltante polpettone teatrale che, con ogni probabilità, mente umana abbia mai concepito. Ecco come Manzotti stesso ne racconta la genesi nella prefazione al libretto:
Vidi il monumento innalzato a Torino in gloria del portentoso traforo del Cenisio ed immaginai la presente azione coreografica. E’ la titanica lotta sostenuta dal Progresso contro il Regresso ch’io presento a questo intelligente pubblico: è la grandezza della civiltà che vince, abbatte, distrugge per il bene dei popoli, l’antico potere dell’Oscurantismo che li teneva nelle tenebre del servaggio e dell’ignominia. Partendo dall’epoca dell’Inquisizione di Spagna arrivo al traforo del Cenisio, mostrando le scoperte portentose, le opere gigantesche del nostro secolo.
Che dire, non un obiettivo di piccolo cabotaggio. Inno nazionalpopolare al positivismo ottocentesco, il risultato del grande progetto manzottiano fu un monumento al kitsch che come un elefantiaco power point mette in scena le grandi conquiste dell’umanità e proclama l’inevitabile vittoria della Civiltà e della Luce sull’Oscurantismo. Una stupefacente baracconata, insomma, nella quale il confine fra orrido e sublime è molto più sottile di un capello. A chi non l’ha mai fatto, consiglio assolutamente di devolvere almeno dieci minuti alla visione di un frammento di Excelsior, perché va bene Bach, vanno bene Mozart Beethoven e Wagner, ma nel mondo c’è e ci deve essere veramente posto per tutti:

Personalmente ritengo che guardarlo tutto sarebbe fondamentale per sapere cosa veramente è stato il secondo Ottocento. In ogni caso, per farsi un’idea bastano i dieci minuti da 1:45 fino alla fine, sufficienti a spiegare un’epoca meglio di altrettanti trattati.
Chi pensa di non conoscere nemmeno una nota della musica di Manzotti, poi, scoprirà di essere nato e cresciuto col refrain del galop, al ritmo del quale bersagliere italiane, gendarmesse francesi e guardiesse reali britanniche intrecciano gambe e bandiere di tutte le potenze d’Europa a celebrare una vagheggiata quanto improbabile pace universale, figlia di un radioso presente dominato da Civiltà e Luce. Questo finale, per la verità, nelle mille riprese dello spettacolo qualche problema lo diede perché allora come ora i rapporti fra gli stati non erano sempre i più rilassati. A Vienna, per esempio, si preferì eliminare sia dalla musica sia dalla scena qualunque riferimento all’Italia con la quale, si sa, c’erano ancora e ci sarebbero stati per un bel po’ parecchi conticini in sospeso. Anche per questo, il quadro dedicato al traforo del Cenisio venne modificato trasferendo la scena sul cantiere del tunnel ferroviario dell’Arlberg, geograficamente tutto austriaco e inaugurato nel 1884. Ad essere pignoli, era stato realizzato da un’impresa italiana ma su questo dettaglio evidentemente gli asburgici preferirono glissare.

A Vienna come ovunque il successo fu in ogni caso strepitoso e lo spettacolo rimase in scena per almeno due anni. Purtroppo l’archivio on line della Staatsoper, che per quanto riguarda l’Ottocento viene ricostruito a pezzi, ancora non riporta nessuna delle rappresentazioni di questa produzione, per cui mi manca ogni dettaglio sulle date e gli altri componenti del cast. Per questo non sono in grado di dare un nome al signore che nella cabinet card qui sopra appare alle spalle della Abel nelle vesti dell’Oscurantismo e che era sicuramente un altro mimo in forza al teatro. Poteva essere forse il coreografo Mendez, forte della sua passata esperienza come ballerino? Chissà, Worldcat.org ce lo dice nato nel 1843 ed effettivamente questo potrebbe essere un uomo di 42 anni. Di più, per ora, è difficile dire. Lo sguardo mesto, il candido fulgore del costume appannato da un mantello scuro, i polsi legati e la stellona beneaugurante sempre alta sulla testa, la dea della Luce appare qui sottomessa al perfido genio delle tenebre cui infliggerà, prima dell’ecumenico e frizzante galop finale, la più sonora delle sconfitte. Oggi possiamo ridere di questa ingenua e positivistica fiducia nel potere del progresso e certamente dobbiamo ricorrere a una congrua dose di ironia per sostenere la visione di plotoni di ballerine-soldatesse sgambettanti su un tema che ci sembra nato assieme a noi tanto ci è familiare. Katharina Abel, mima imperiale, prendeva la cosa sicuramente molto più sul serio di noi e con lei altrettanto persuaso era il pubblico dei sudditi del Kaiser, che nel massimo teatro della Vienna felix ammirava e applaudiva la sua arte oggi dimenticata.

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3 risposte a Excelsior!

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Julius Price als “Damon der Finsternis”? Ich denke so.

    • Winckelmann ha detto:

      Ach du lieber Gott, das kann ich kaum glauben!
      Lei vuole ridurmi in polpette, in spezzatino su un letto di crauti… Ebbene si, chino mesto il capo e ammetto il fallo della mia ricerca. Raccolgo le idee e le prove che lei mi fornisce e provvedo quanto prima a redigere una conveniente appendice al post qui sopra.

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