Joseph Tapley, nuove avventure dell’ussaro errante

Abbiamo chiuso il post sul nostro misconosciuto divo dell’operetta vittoriana con un chissà, forse… ed ecco che a distanza di una settimana possiamo tornarci sopra perché si, nuove tessere che colmano qualche lacuna nel profilo della sua avventurosa biografia le abbiamo trovate. La cosa fantastica è che sulle tracce del nostro ussaro misterioso  non mi ci sono messo solo io, ma un gruppetto di valorosi segugi della rete che, ciascuno di propria iniziativa, mi ha passato il frutto delle proprie esplorazioni. Quella che segue, quindi, è una macedonia di frutta che mette assieme i recuperi di, in ordine alfabetico, Ausemspielberg, Dragoval e Winckelmann: non arriveremo a una biografia esaustiva ma, come vedrà chi procederà nella lettura, sicuramente a qualche risposta. E non poco sorprendente.

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Per cominciare, un altro piccolo ritratto, proveniente da una rivista intitolata The illustrated sporting and dramatic news, che nel numero del 30 giugno 1887 pubblicava un trafiletto su Tapley, che definiva This rising young tenor and promising actor. Il testo non aggiunge nulla a quello che ho riportato nel post precedente, ma è interessante perché lo precede di cinque anni e ci dà quindi un buon appoggio cronologico per fissare l’inizio della fortuna professionale del nostro tenore.
Ai primi anni della sua carriera si riferiscono le citazioni che ho recuperato nella meravigliosa miniera di Jstor. Inutile fare qui l’elenco completo di concerti e festival corali nei quali Tapley viene registrato fra gli interpreti: basta ricordare che nel 1884 lo troviamo in una esecuzione di Belshazzar’s Feast (immagino si tratti dell’oratorio di Handel) a Southampton e il 10 giugno dell’anno successivo in un concerto nella residenza londinese del colonnello Weldon, nel quale Mr. Joseph Tapley rese con molto pathos canzoni di Tito Mattei e Goring Thomas. Pochi giorni prima aveva cantato nel concerto inaugurale del nuovo organo della Congregational Church, sempre a Londra. Fra oratorio e canzonette nei ricevimenti dell’alta società, sembra che il nostro Joseph si trovi ancora nella fase di chi sta cercando di ottenere un proprio ben definito posto al sole. Se è vero quanto ci ha raccontato The dramatic peerage nel post precedente, il passo successivo sarebbe stata l’offerta per il debutto in teatro nella shakespeariana As you like it.
Una frequentazione sorprendente per un cantante di questo tipo, di cui troviamo traccia in questi anni, è quella con l’opera di Wagner. Sempre che sia lui quel Tapley che risulta partecipare, l’8 dicembre 1884 e il 14 dicembre 1886, a due conferenze tenute da Charles Dowdeswell, una sorta di apostolo del verbo wagneriano in Gran Bretagna, nella Clapham Hall di Londra. La prima fu dedicata a Parsifal e la seconda (prima puntata di un ciclo sull’intero Ring) a Das Rheingold. Tapley e altri cantanti e strumentisti ebbero l’incarico dell’esecuzione di frammenti musicali dalle due opere, che inframmezzarono il discorso dell’erudito oratore.
Ultima nuova traccia della prima carriera inglese di Joseph Tapley è una breve recensione, apparsa su The Musical Times and Singing Class Circular dell’1 ottobre 1892 di The Wedding Eve, operetta-pasticcio nella migliore tradizione inglese (i britannici sono sempre andati pazzi per la manomissione e il rifacimento più o meno pesante degli spartiti provenienti da oltreconfine) che il 10 settembre 1892 inaugurò il Trafalgar Square Theatre. Il quale, mi si perdoni l’off topic, è il teatro dove pochi anni dopo, nel 1900, Giacomo Puccini avrebbe assistito a una recita di Madame Butterfly di David Belasco, serata che come sappiamo avrebbe dato grandi frutti per la storia dell’opera. Tornando a noi, la recensione di The Wedding Eve non è benevola nei confronti dello spettacolo e se la prende soprattutto con la qualità dello spartito, già non eccelsa nell’originale (La Veillée des Noces, di Frédéric Toulmouche) e non favorita dalla rielaborazione. Tapley però ne esce molto bene e l’articolista conclude scrivendo che Miss Kate Chard, Miss Decima Moore [una grande protagonista dell’operetta inglese] and Mr. Joseph Tapley deserve as vocalists better work than is found for them in “The Wedding Eve”.
Che fu probabilmente l’ultima produzione alla quale Tapley prese parte prima della partenza per l’Australia, se è vero che questa ebbe luogo nell’aprile del 1893. Anche noi adesso dobbiamo trasferirci nel continente a testa in giù, i miei ritrovamenti sono finiti e cominciano quelli degli altri segugi.

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Ecco per cominciare tre ritratti del Tapley australiano, che fanno parte delle raccolte della State Library of New South Wales. Cliccandoci sopra si vede una versione ingrandita.
Non abbiamo molte informazioni sui titoli interpretati nel corso dei tre anni trascorsi con la compagnia di Williamson e Musgrove: uno di questi fu sicuramente Ma Mie Rosette, operetta in due atti di Paul Lacome, a cui si riferisce la fotografia a destra. Abbiamo invece informazioni sullo sfortunato matrimonio con Violet Varley, la cui tragica conclusione viene narrata in un articolo apparso sullo Launceston Examiner del 6 giugno 1895:

Gli spettatori non solo di Melbourne ma di tutte le colonie accoglieranno con enorme dispiacere la notizia della scomparsa della popolarissma Mrs. Violet Tapley, meglio nota come Violet Varley, che per molti anni ha deliziato nell’operetta migliaia di persone con la propria abilità di cantante e attrice. Miss Varley era sposata da poco più di un anno con Mr. Tapley, il popolare tenore della Royal Comic Opera Company. Venerdì mattina Miss Tapley ha partorito un bambino nato morto nella casa dei propri genitori a Violetta, Hotham Street, East Melbourne e fino a sabato sera pareva che stesse avviandosi a una totale ripresa. Si trovava in ottima condizione di spirito e non era sorto alcun timore sul suo stato. Domenica mattina, tuttavia, si verificò un deciso peggioramento e fu chiamato il medico. Il dott. Cooke Adams accorse prontamente e trovò che in una arteria si era formato un coagulo di sangue. Fu indetto un consulto coi dottori Hewlett e Felix Meyer e il dott. Adams rimase costantemente a fianco della paziente, anche se appariva impossibile fare qualunque cosa per lei. Mrs. Tapley rimase incosciente parecchie ore prima della morte per embolia, che ebbe luogo alle 8,50 di domenica sera. Durante il travaglio della moglie, Mr. Tapley stava recitando a Sidney con la Comic Opera Company. Nell’udire delle sue condizioni partì domenica sera e raggiunse Melbourne nella serata di lunedì. E’ stato tenuto all’oscuro dell’esito della vicenda fino al suo arrivo a Seymour, dove il dottor Adams l’ha raggiunto per riferirgli la triste notizia. Per risparmiargli la terribile pena di venirne a conoscenza dai giornali, la notizia non fu pubblicata sulle testate di Melbourne del lunedì.

Aveva appena 24 anni la povera Violet, e Joseph Tapley non doveva essere molto più vecchio di lei. Rimasto solo, decise di tornarsene indietro: in fondo era partito pensando a una tournée di un anno e adesso non c’era più nulla che lo teneva legato a quel continente. Nel 1896 lo troviamo quindi di nuovo nell’emisfero boreale, forse a Londra, forse a Parigi, forse con l’intenzione di andarsene in America.
Come andò a finire? Beh, adesso lo sappiamo e possiamo dire che il finale, il lungo finale, fu un vero e proprio coup de théâtre. Ne veniamo a conoscenza da un tardo articolo del giornale australiano The Argus intitolato Ricordando un beniamino della “Comic opera”, uscito sul numero del 15 novembre 1930 quando, come vediamo, Joseph Tapley era ancora vivo e vegeto:

Molti australiani appassionati di teatro ricordano Mr. Joseph Tapley, il cantante inglese che apparve in ruoli di tenore sotto l’impresariato della J. C. Williamson Limited. Durante il suo soggiorno in Australia sposò una beniamina del pubblico, Miss Violet Varley, che però morì poco dopo. Mr. Tapley è oggi un allevatore di successo in Ontario, Canada. Qualche settimana fa ha portato la figlia a Londra per una vacanza. Un collaboratore del “Sunday Despatch” che l’ha incontrato ha scritto su questo giornale:
Ho fatto colazione ieri con questo “man of mark-Tapley”
[uomo di valore], come “Punch” una volta ha descritto Mr. Joseph Tapley, idolo dei matinée di operetta negli anni Novanta. Circa trent’anni fa, al culmine della sua fama sulla scena inglese, Tapley lasciò l’Inghilterra. Fra legname, bestiame e persino macelli, questo attore un tempo popolare ha condotto negli ultimi venticinque anni una vita che supera il più romantico dei ruoli che ha interpretato.
La sua più rilevante interpretazione a Londra ebbe luogo per l’apertura del Trafalgar Square Theatre (oggi Duke of York’s) in “The Wedding Eve”, prima del tour durato tre anni in Australia. E’ apparso per l’ultima volta in “Nitouche” al Court Theatre, di cui interpretò il ruolo maschile principale a fianco della celebre Miss May Yohé.

Dall’ultima frase sembra quindi che, tornato a Londra dall’Australia, Tapley abbia ripreso la carriera a Londra, dove la cantante e attrice americana May Yohé aveva debuttato nel 1893.  La produzione londinese di Mam’zelle Nitouche, operetta di Hervé battezzata a Parigi nel 1883, ebbe luogo proprio nel 1896, l’anno del suo ritorno. Posso anche dire che, contrariamente a quanto afferma l’ignoto collaboratore del “Sunday Despatch”, Nitouche non fu affatto l’ultima apparizione di Tapley, che ancora nel 1901 cantava in The shadow dance al Princess’s Theatre. Questo afferma il foglio settimanale Plays, Music and other entertainments del 20 novembre 1901, che mostro qui sotto perché contiene anche una ulteriore fotografia del nostro (il paragrafo che ci interessa è l’ultimo nella seconda facciata. Le dimensioni sono quelle che sono ma questo ho trovato):

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Quando la decisione di ritirarsi sia stata presa e per quali ragioni non sappiamo con certezza. Non abbiamo però finito con le scoperte: l’Ontario è una grande regione e noi sappiamo anche con precisione dove il nostro ussaro trascorse il resto della sua vita.
Il distretto di Muskoka, nella regione dei grandi laghi a circa due ore di macchina a nord di Toronto, è ancora oggi un paradiso di meraviglie naturali. Da questo articolo on line, apprendiamo che nel maggio 2007 il Muskoka Heritage Place ha organizzato un’esposizione con l’intento di offrire al pubblico un’immagine delle attività creative di membri della comunità locale vissuti nel secolo scorso. Fra tele di pittori locali, una corona fatta a mano, attrezzi per il disegno di un architetto del posto e memorabilia di vario genere, troviamo che vennero esposti anche un costume, una cassetta per i trucchi e altri effetti personali del cantante d’opera Joseph Tapley, che una volta cantò per la Regina Vittoria in Australia. Un po’ la distanza storica, un po’ la mitologia locale, ecco che il nostro Joseph è stato persino ammesso a corte. In quell’estate del 2007, Tapley è stato il protagonista di un’altra iniziativa culturale a Muskoka: nel mese di luglio infatti si sono date due rappresentazioni di The lost Chord, un dramma di Stina Nyquist parzialmente costruito, così si dice, sugli eventi reali della sua vita canadese. Secondo la trama di questo lavoro, a metà strada fra dramma e commedia, Tapley si sarebbe risposato a Londra con una donna delle pulizie da cui avrebbe avuto due figli e avrebbe abbandonato la carriera per questioni di salute. Sarà vero? chissà: The play is both serious drama and comedy, part truth, and part fiction. La notizia molto interessante, che apprendiamo da un secondo articolo, è che l’autrice del dramma ha ottenuto materiali per il suo lavoro dalla bisnipote di Joseph Tapley, che assieme al fratello gestisce ancora l’azienda originale, trasformata in un villaggio per vacanze.
Ecco, l’avevamo lasciato a spasso su un boulevard di Parigi e lo lasciamo adesso negli sterminati paesaggi canadesi. Dalle tavole dell’East End londinese gli eventi hanno portato il nostro Joseph fino all’Australia e poi sui Grandi Laghi: bastonato dalla vita e forse annoiato dalla lieve insignificanza della comic opera, il piccolo divo dei matinée ha appeso presto il colbacco al chiodo e ha preferito occuparsi di mandrie e partite di legname. Credeva forse di aver fatto perdere le proprie tracce ma contro certi segugi della rete non c’è tanto da sperare di farla franca.

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Una risposta a Joseph Tapley, nuove avventure dell’ussaro errante

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Gentile Cavaliere,
    non mi aspettavo di certo che con tanta solerzia lei si impegnasse a comporre il puzzle della vita di costui. E così piacevolmente. Grazie, grazie, grazie. Alla prossima.

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