Sulle tracce dell’ussaro misterioso

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Impettito e onusto di di fiocchi cordoni e alamari, l’imperiale aquila bicipite sulla fronte, questo ussaro con i riccioli fluenti e il baffetto che intriga appare nella foschia di una cabinet card dello studio londinese Bassano, per la verità assai malmessa. L’ho comprata per scommessa e perché costava veramente una pipa di tabacco: nonostante quel nome scritto sul cartoncino, che non diceva nulla a me come sicuramente non l’aveva detto a chi la vendeva, era presentata come ritratto di un ignoto militare e offerta per pochi euro. L’ho comprata, quindi, perché gli oggetti malmessi mi fanno pena, perché quel nome mi incuriosiva e mi faceva intravvedere quel pezzettino di storia che poteva essere riscoperto dietro l’immagine e, last but not least, perché io qui ci sentivo odor di teatro, non di caserma.
Per molti mesi dopo il suo arrivo questa fotografia è stata messa per conto suo: avevo inizialmente pensato di consultare un amico appassionato di soldatini e divise ma alla fine non l’ho mai fatto, ho cercato in lungo e in largo qualche notizia su un attore o cantante di nome Sapley ma tutto quello che mi usciva erano informazioni immobiliari su una certa cittadina del Regno Unito che, mannaggia a lei, si chiama proprio così. Ma chi vuoi che si vestisse così, mi dicevo, nell’Inghilterra di fine Ottocento; non poteva essere una divisa questa ma solo un costume di teatro. E così, in attesa che qualcosa maturasse, il nostro ussaro se ne è stato un po’ di mesi nella sua busta per i fatti suoi, fino a quando, come sempre, la bruma di ottuse e immotivate certezze si è dissolta grazie alla forza di un piccolo dubbio. Lo so che la maestra di prima mi insegnò, settecentocinquanta anni fa, a scrivere proprio così la S maiuscola, ma tutto il mondo la scrive così? E se fosse, che ne so, una T?
Alla voce Tapley Google mi porta immediatamente due attori, Colin e William, ma anagraficamente improponibili. Spulciando una lista interminabile di risultati del tutto irrilevanti ho trovato finalmente, ben nascoste devo dire, alcune tracce che, la faccio breve, mi hanno rivelato l’esistenza di Joseph Tapley, tenore lirico di non secondaria popolarità nella Londra di fine Ottocento, rigorosamente specializzato nel repertorio leggero, in quella che gli inglesi chiamano comic opera.
La prima fonte è un pubblicazione del 1892 di Erskine Reid e Herbert Compton che si intitola The dramatic peerage. Personal notes and professional sketches of the actors and actresses of the London stage e può essere letta o scaricata qui. Organizzata come un dizionario, contiene una voce dedicata a Tapley, che riporto nell’indegna mia traduzione e con un pedantissimo apparato di note, che non vogliono dimostrare la mia abilità di segugio ma aprire uno squarcio su titoli di un repertorio che appare oggi completamente dimenticato.

Mr. Joseph Tapley fu educato alla Merchant Tailors’ School e da fanciullo cantò spesso in festival e alle grandi cene organizzate dalle corporazioni cittadine. Dieci anni fa circa fu ammesso alla National Training School of Music e dopo quattro anni di studi in quella scuola e alla Royal Academy of Music fece il suo debutto nel gennaio 1885, al St. James’ Theatre in As you like it [1]. L’estate precedente aveva ricevuto grandi lodi per la sua abilità di attore quando la stessa commedia era stata prodotta nel bellissimo parco di Lady Archibald Campbell, nei pressi di Bushey. Mr. Tapley ottenne numerose scritture nell’operetta e nel 1887 creò il ruolo di Francis in Mynheer Jan [2] al Comedy Theatre. Nell’aprile seguente cantò in Madame Favart [3] all’Avenue Theatre e rimase in questo teatro fino all’agosto 1889. I suoi maggiori successi li ottenne in The old guard [4], Nadgy [5] e Lancelot the lovely [6].
Passò poi al Prince of Wales’ Theatre per creare Wifford in Marjorie [7] ma ritornò all’Avenue quando nel febbraio 1890 venne qui prodotto The field of the cloth of gold [8]. Quando questo teatro chiuse le porte all’operetta, Mr. Tapley fece ritorno al Prince of Wales’ e riprese il suo vecchio ruolo in Marjorie, per poi assumere quello di Philip de Bellegarde in Captain Thérèse [9] che venne allestito successivamente.

[1] Da quella che presenterò come terza fonte apprendiamo che Tapley in questa produzione della commedia di Shakespeare interpretò il personaggio collaterale di Amiens, abbastanza ininfluente nel contesto dell’azione ma a cui sono affidati due song.
[2] Mynheer Jan, comic opera in 3 atti di Edward Jakobowski.
[3] Madame Favart, opéra-comique in 3 atti di Jacques Offenbach.
[4] The old guard, versione inglese di Les Voltigeurs de la 32ème, operetta in 3 atti di Robert Planquette.
[5] Nadgy, versione inglese di Les noces improvisées, operetta romantica in 3 atti di Francis Chassaigne.
[6] Lancelot the lovely, burlesque di Richard Henry.
[7] Marjorie, english comic opera in 3 atti di Walter Slaughton.
[8] The field of the cloth of gold, burlesque di William Grough.
[9] Captain Thérèse, operetta in 3 atti di Robert Planquette.

NPG Ax9378; Joseph Tapley by Herbert Rose Barraud, published by Eglington & Co

Avendo un nome completo ho provato a cercare nel catalogo della National Portrait Gallery, per trovare la conferma che il nostro ussaro è proprio il simpatico tenore da operetta. E voilà: proprio in quel 1890 con cui si chiude lo schizzo biografico di cui sopra il periodico The Theatre pubblicò questo ritratto di Tapley, che toglie ogni possibile dubbio all’identificazione del personaggio nella foto. La cui biografia, meglio che lo dica subito agli amanti dei racconti con un finale, resta e resterà largamente incompleta, ma viene almeno in parte completata dal terzo documento che ho trovato, un foglio del periodico The Sketch del 15 aprile 1896, che ci racconta una ulteriore puntata di questa vita, assai interessante.

Non è infrequente che quando un attore inglese va in Australia per un ingaggio di qualche mese, venga persuaso dalla bontà del clima, dalla cordiale ospitalità coloniale e da convincenti considerazioni monetarie a prolungare la sua permanenza. Quando si invaghiscono di un attore gli australiani sono pronti a usare ogni mezzo per trattenerlo fra loro e il risultato è che molti dei più rispettabili cittadini dall’altra parte del mondo sono gente di teatro che in origine era andata là solo per “sei mesi”.
Mr. Joseph Tapley, che i londinesi ricordano come un piacevolissimo tenore d’opera, è uno di questi. Mr. Tapley partì con un ingaggio con Williamson e Musgrove nell’aprile 1893, con l’idea di restare nella loro compagnia di operette per un anno al massimo. E’ invece appena tornato dalle colonie dopo un soggiorno di tre anni, durante il quale ha sposato e poi sepolto una moglie deliziosa, quella Miss Violet Varley il cui ritratto fu pubblicato sulla nostra rivista alcuni mesi fa, quando la scena australiana fu privata dei suoi preziosi servigi. E’ probabile che, non fosse stato per questo triste evento, Mr. Tapley sarebbe adesso uno dei facoltosi cittadini d’Australia. Invece è ritornato per riprendere la sua vecchia posizione nel mondo dell’operetta.
[…]
Durante la sua permanenza in Australia, Mr. Tapley ha cantato non meno di 15 ruoli, molti dei quali composti appositamente per lui, e spesso gli è capitato di recitare cinque diversi ruoli in una settimana. Egli intende ora trascorrere qualche tempo a Parigi e accetterà poi un contratto con Mr. George Edwards a New York.

Ecco, qualcuno forse piangerà ma se il nostro Mr. Tapley sia o non sia mai andato a Broadway io non lo so. Le sue tracce, almeno per il momento, svaniscono in questa sua vacanza parigina e così come è apparso dalla foschia di questa maltrattatissima cabinet card il simpatico Joseph scompare mentre ce lo immaginiamo a passeggio su qualche boulevard. Chissà se prima o poi ci farà ritrovare la testimonianza di qualche altro tassello della sua vita, questo ussaro misterioso che volle portare l’operetta nella terra dei canguri.

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