Miss Cary e il suo peluche

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Ritorna Annie Louise Cary in una coppia di ritratti molto diversi fra loro anche se sono usciti dallo stesso studio. Entrambi sono opera infatti del fotografo di Chicago Henry Rocher, che fu senza dubbio uno dei più importanti ritrattisti attivi negli Stati Uniti nel periodo che va dagli anni Sessanta alla fine degli anni Ottanta dell’Ottocento. Da quello a mezzo busto applicato sulla carte de visite qui sopra non si può dire che emergano più di tanto le peculiarità del suo stile, che vedremo poi. Lo scatto sembra essere grosso modo contemporaneo a quelli che ho mostrato nel post precedente e dovrebbe risalire quindi alla fine degli anni Settanta. Annie Louise appare però questa volta gravata da un imbarazzante groviglio di cotechini che un parrucchiere dai gusti bizzarri le ha appoggiato sulla testa, decisamente spoetizzante rispetto all’acconciatura molto più naturale che essa sfoggiava nell’altra carte de visite, con quei capelli quasi crespi che ricordano la celeberrima e ribelle chioma di Sarah Bernhardt.
E’ molto più interessante, invece, il ritratto a figura intera qui sotto, parecchio più indicativo dello stile che divenne caratteristico della produzione di Rocher.

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Nato in Germania ed emigrato negli Stati Uniti nel 1856, Henry Rocher si era stabilito a Chicago dove dopo una lunga gavetta era diventato una figura di riferimento nel panorama fotografico del Nuovo Mondo. Il ritratto di personaggi famosi, spessissimo artisti di teatro, era diventato una delle sue specializzazioni principali e i tratti che lo contraddistinguevano erano principalmente la cura estrema dell’ambientazione e della posa, uniti a un uso dell’illuminazione che evitava i forti contrasti e in qualche modo accarezzava in maniera uniforme l’intera scena. Se osserviamo le fotografie pubblicate in questa pagina a lui dedicata ci accorgiamo subito come i personaggi ritratti non sono mai semplicemente messi lì in piedi a fianco del solito tavolo e della solita poltrona, ma sono tutti raffigurati nel corso di un’azione, mentre fanno qualcosa. Se pensiamo però che i lunghi tempi dello scatto con le tecniche dell’epoca non consentivano assolutamente di fotografare modelli in movimento, dobbiamo pensare che i soggetti del ritratto dovevano essere pazientemente messi in posa dal fotografo e dovevano poi stare lì, immobili, tutto il tempo necessario a impressionare la lastra.
Per questo motivo non può essere che impagliata la piccola bestiola che la Cary accarezza, perché è evidente che nessun animale potrebbe stare immobile a comando. Quella del ritratto con animale imbalsamato fu d’altra parte una moda abbastanza diffusa, che consentiva alle signore di assumere espressioni piene di tenerezza davanti a piccoli ammassi pelosi o a graziosi uccellini tenuti sul dito. In questo ritratto un ruolo importante è giocato naturalmente dall’elaborato strascico della primadonna, che il fotografo e i suoi collaboratori hanno sapientemente drappeggiato a cascata sul pavimento.
Un’altra cosa per la quale Rocher andava famoso era la qualità delle sue ambientazioni, fatte non solo da fondali dipinti ma arricchite anche da mobili e tappeti reali. In queste composition pictures, come Rocher le chiamava, arredi e fondale non sono semplicemente oggetti stereotipati messi lì a riempire l’inquadratura ma tutti assieme creano uno spazio caratterizzato, adeguato alla rappresentazione del personaggio e della sua posa. Anche se poi, come è inevitabile, capita di ritrovare gli stessi elementi in altre ambientazioni: nel nostro caso basta guardare i due ritratti di Emily Rigl nella pagina di cui ho fornito il link più sopra per ritrovare nel primo il mobile e la sedia, nel secondo il tavolino basso in stile moresco.
Il retro della cabinet card indica che l’atelier di Rocher si trovava in State Street, a Chicago. E’ un’informazione importante perché quello fu l’indirizzo della ditta solo per pochissimi anni, dal 1879 all’81; essa ci fornisce quindi elementi abbastanza determinanti per datare lo scatto, che con gli altri che ho presentato si racchiude in un arco temporale molto ristretto e come gli altri ci presenta la nostra Annie Louise Cary nel momento forse culminante della carriera, nel quale può darsi che l’imminente addio alle scene non fosse ancora stato previsto. Erano gli anni delle intense tournée per gli Stati Uniti assieme alla compagnia di James Mapleson e del Triple-Star Tour, un’impresa che ben prima che qualcuno si inventasse i tre tenori volle mettere assieme con grande temerarietà un trio di primedonne, praticamente una bomba a orologeria fatta scorrazzare qua e là per gli States. Ma di questa pazza avventura converrà parlare a suo tempo, dandole il rilievo necessario.

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