Marie Sasse nel paese delle meraviglie

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Il bello di queste piccole indagini che faccio attorno ai rettangoli di carta stampata che finiranno certamente per essere causa del mio definitivo tracollo economico è che a volte, anche se non arrivi a nulla di quello che speri all’inizio, ti fanno balenare risultati che certamente non cambieranno la vita di nessuno ma che sono quantomeno divertenti e inaspettati.
Prendiamo il caso, per esempio, di questa carte de visite di Eugène Disdéri, che ho acquistato qualche tempo fa da un signore che la indicava come ritratto di Marie Sasse nel ruolo di Elisabeth nel Don Carlos di Giuseppe Verdi. Ora, che si trattasse di Marie Sasse c’erano pochi dubbi, perché il volto paffuto e le grazie, diciamo, prosperose della signora sono ben noti per merito di un grande numero di ritratti fotografici.
Marie-Constance Sasse era belga, essendo nata a Oudenaarde il 26 gennaio 1834. Nacque povera e morì poverissima, ma nel mezzo fu una delle protagoniste della vita musicale parigina nel decennio che precedette la guerra franco-prussiana. Cominciò molto dal basso, prima in Belgio e poi a Parigi, cantando canzonette nei caffè; poi iniziò a studiare sul serio, anche a Milano con Francesco Lamperti – che peraltro non doveva essere ancora considerato il re dei maestri di canto visto che aveva iniziato la professione appena nel 1850. Come che fu, Marie Sasse debuttò a Venezia nel Rigoletto nel 1852, poi tornò a Parigi dove la troviamo nel 1859 al Théâtre Lyrique in una produzione che ha fatto la storia: quella celeberrima dell’Orphée et Eurydice di Gluck revisionata da Hector Berlioz che grazie a Pauline Viardot mandò in visibilio il pubblico, al punto che se ne dovettero fare 130 repliche.
Era solo il primo degli eventi epocali dei quali la giunonica Marie si sarebbe trovata protagonista. Il secondo venne quando, passata all’Opéra e dopo aver brillato in alcuni dei più impegnativi ruoli del mastodontico repertorio del massimo teatro di Francia (Isabella in Robert le Diable, Rachel nella Juive, Valentine in Les Huguenots, Elena nei Vêpres Siciliennes) il 13 marzo 1861 impersonò la pia Elisabeth nella prima parigina del wagneriano Tannhauser, che il compositore aveva ampiamente rielaborato per l’occasione. Quello che successe quella sera è assai noto: fu uno dei più clamorosi fiaschi nella storia del teatro parigino, una débâcle, un irrecuperaile sfacelo che Wagner mai dimenticò né volle perdonare alla Francia e ai francesi. Le cose andarono molto meglio il 28 aprile 1865, quando la Sasse creò il personaggio di Selika ne L’Africaine di Meyerbeer, una prima assoluta di cui abbiamo già parlato qui. Seguì due anni dopo, l’11 maggio 1867, il debutto del capolavoro dei capolavori, il verdiano Don Carlos, nella quale alla Sasse impersonò l’infelice regina di Spagna.
In questo ruolo la Sasse apparirebbe ritratta, secondo il mio venditore, nella carte de visite che mostro in apertura. A me però la cosa convince poco, soprattutto perché quella scollatura e quelle braccia nude non si intonano per nulla con il personaggio della repressa e quasi prigioniera moglie di Filippo II. E infatti, sia le illustrazioni delle riviste teatrali contemporanee sia l’unica fotografia a me nota che indubitabilmente la ritrae in questo ruolo mostrano un costume rigido e accollato, seppure fastoso, molto più plausibile alla rappresentazione della corte spagnola. Non so nemmeno cosa significhi il libro che la Sasse tiene fra le mani nella mia foto, né mi fa venire in mente un’altra possibile risposta al nostro quesito. Cercando qua e là, però, le cose si sono un pochino ingarbugliate quando su Gallica ho trovato questa caricatura contemporanea:

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Di questo poco benevolo ritratto conosciamo solo il nome dell’autore che è André Gill (1840-1885), considerato uno dei maestri francesi della caricatura. Non sappiamo altro: Gallica descrive l’immagine come un ritaglio proveniente da un giornale non identificato. Però gli dà questo titolo: Marie Sass, du théâtre de l’Opéra [dans le rôle de la reine Elizabeth dans “Don Carlos”]. Dove le parentesi quadre indicano che l’informazione che contengono è data dal catalogatore, ma non sappiamo da dove sia stata ricavata. Non possiamo però non notare che se il costume della caricatura è completamente diverso da quello della nostra foto, l’acconciatura con quella sorta di due cotechini appoggiati sugli emisferi cerebrali è invece del tutto analoga. Pura coincidenza? Forse si, ma chissà se qualcuno ha già notato un’analogia che a me pare evidentissima, non fra il disegno e la foto, ma fra questo e…

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la regina più matta e simpatica della storia del cinema. Che quella su in alto sia o no la Sasse nel Don Carlos con tutta la mia buona volontà non sono proprio in grado di dirlo, ma sul fatto che i disegnatori della Disney conoscessero la caricatura di Gill a questo punto ci metterei la mano sul fuoco.

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Chissà cosa penserebbe Madame Sasse se sapesse che il suo posticino nella storia dipende non solo dall’essere stata la prima interprete assoluta di lavori ancor oggi capitali nel repertorio, ma anche dall’aver ispirato quella squinternata che nel disneyano Alice nel paese delle meraviglie gioca a cricket coi fenicotteri. Un caratteraccio come il suo ce l’aveva anche la Sasse, al punto che Verdi dopo averla ben conosciuta nella lunga preparazione del Don Carlos disse no, grazie quando l’Opéra gliela propose come Amneris per la prima parigina di Aida, di cui abbiamo parlato qui. Averci avuto a che fare una volta era stato più che sufficiente.
Come altri suoi colleghi, con lo scoppio della guerra franco-prussiana la Sasse lasciò Parigi e venne a Milano, dove il 10 marzo 1870 partecipò alla prima assoluta de Il Guarany di Gomes alla Scala. Poi fece una carriera internazionale da Madrid a San Pietroburgo, da Londra al Cairo e nel 1877 si ritirò dalla scena e si ristabilì a Parigi come maestra di canto. In mezzo c’era stato anche un matrimonio, presto finito. Il crepuscolo fu triste: i soldi in qualche modo se ne andarono e la morte, avvenuta l’8 novembre 1907, fu quella di una donna povera. La regina aveva perso il suo tesoro.

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4 risposte a Marie Sasse nel paese delle meraviglie

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Scoppiettante e fantasmagorico.

  2. brunildecheval ha detto:

    🙂
    Prova a vedere anche la regina rossa di Tim Burton…

  3. brunildecheval ha detto:

    Sì, è proprio lei. Il film è delizioso. Lei usa un porcellino come poggiapiedi , le gru come mazze da golf ( come anche in Carroll e in Disney ) e, nonostante questo ( o forse per questo ), è sempre imbronciata ( colpa anche della pettinatura? )

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