Il mistero dell’ottava valchiria

Sembrava un lavoretto facile quello di dare un nome all’impettita valchiria raffigurata su una cabinet card purtroppo malamente ritagliata che avevo acquistato prima dell’estate. Chi me l’ha venduta, e la cosa era abbastanza evidente di suo, la dava come collegata al festival di Bayreuth. Ma vediamola intanto

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Nonostante lo scempio del cartoncino di supporto e la mancanza di un nome (al verso, anzi, l’unica cosa scritta a mano è un bel punto interrogativo), l’ho acquistata lo stesso perché mi è apparsa subito evidente la sua connessione non semplicemente a una antica edizione del festival ma alla prima in assoluto del 1876, nel corso della quale la Tetralogia ebbe la sua prima rappresentazione integrale. Riassumo telegraficamente la vicenda: il primo festival fu curato da Richard Wagner stesso e presentò tutte assieme le quattro giornate del Ring (L’oro del Reno e la Valchiria erano già state viste separatamente a Monaco rispettivamente nel 1869 e nel 1870, Sigfrido e il Crepuscolo degli dei erano nuove); l’idea era quella di riprendere lo spettacolo negli anni successivi. L’evento ebbe risonanza mondiale ma si concluse anche con un buco finanziario clamoroso, che fece sì che il festival fosse forzatamente messo a dormire per un po’ d’anni. La sua rinascita, a partire dal 1882, avvenne sostanzialmente sotto la direzione di Cosima Wagner, dato che già nel 1883 Richard passò a miglior vita. La seconda rappresentazione del Ring a Bayreuth ebbe luogo soltanto vent’anni dopo la prima, nel 1896, con un allestimento completamente rinnovato.
Ora, la signora nella fotografia indossa senza ombra di dubbio uno dei costumi per le valchirie disegnati dal pittore e illustratore Carl Emil Doepler e che a Bayreuth si videro solo nel 1876, assai noti anche per una serie di ritratti fotografici dei personaggi commercializzata in occasione del festival. A Wagner, si sa, soprattutto quelli femminili non piacevano molto perché li trovava un po’ troppo infiocchettati e orientati a un classicismo che per lui era parecchio distante dall’antichità mitica dei popoli del nord. In ogni caso, col fiume di denaro che usciva per realizzare questa produzione (e per completare il teatro) non era proprio il caso di pensare di rifarli, e se li tenne. Convinto così che sarebbe stato uno scherzetto individuare la signora fotografata partendo dal cast di quelle prime rappresentazioni, mi sono accinto all’impresa ma subito sono iniziate le sorprese.
Il cast? quale cast? cominciando a spulciare qua e là mi sono accorto subito che non esiste una lista certa e definitiva delle dame che in quell’estate del 1876 incarnarono le otto sorelle di Brünnhilde. Le fonti che ho consultato sono:
– Wikipedia (da qualche parte bisogna pur cominciare)
– i diari di Richard Fricke, coreografo e aiuto regista nel 1876
– l’autobiografia di Lilli Lehmann, che cantò nella produzione
– una compilazione di Käte Neupert dei cast dei festival dal 1876 al 1960
– l’immancabile Größes Sängerlexicon di Kutsch e Riemens, ed. 1997
Ora, senza entrare nel dettaglio di tutti gli scambi, i refusi, i palesi errori, le cose che non tornavano nell’incrocio dei dati forniti da ciascuno, dirò solo che per cercare di governare questo caos mi sono costruito una tabella che presentava le diverse opzioni, e che poi ho ridotto e sintetizzato in uno schemino che alla fine riassume due correnti di pensiero

Tabella

I punti fermi sono tre: la Brünnhilde della Materna, e ci mancherebbe, la Gerhilde di Marie Haupt e la Grimgerde di Hedwig Reicher-Kindermann. Per il resto, i nomi che ricorrono sono più o meno gli stessi ma assegnati a personaggi diversi. In generale, io sono propenso a dare fiducia alla colonna di destra, che a parte Wikipedia è quella delle fonti dirette. L’opera della Neupert è meritoria ma manca di un elemento fondamentale, ovvero di uno straccio di introduzione che ci dica da dove ha preso i suoi dati. Perché è diverso fare una ricerca del genere lavorando sull’archivio del teatro piuttosto che su dati non di prima mano. Così, per esempio, direi che la Mathilde Weckerlin indicata come Schwertleite è un errore bello e buono (la Weckerlin fu nel 1876 Gutrune nel Crepuscolo degli dei e non risulta che abbia assunto anche altri ruoli), mentre invece è una carenza della colonna di destra non aver citato assieme a Luise Jaide (che cantò Waltraute credo in una sola recita) anche Marianne Brandt che la sostituì nelle altre.
Un’informazione interessante che dà la Neupert, e che è plausibile anche se non possiamo darla per certa, è che oltre a questa sostituzione il ruolo di Waltraute sarebbe stato assegnato a due cantanti diverse, una per la Valchiria e una per il Crepuscolo degli dei. Si tratta di una consuetudine poi molto diffusa, perché Waltraute nella Valchiria è semplicemente “una delle otto”, mentre nel Crepuscolo assume un rilievo che richiede una cantante di molto maggior livello. La notizia è quindi plausibile, ma se andò così è comunque sbagliato il nome di Marie Lehmann che, stando a quanto scrive la sorella Lilli, nel ’76 fu Ortlinde.
Ma cominciamo a vederle queste signore

Trio-1

Da sinistra a destra vediamo Marie e Lilli Lehmann, Johanna Jachmann-Wagner e Edwig Reicher-Kindermann, mentre qui sotto abbiamo, sempre da sinistra, Antonie Amann, Mathilde Weckerlin e Luise Jaide. Col cuore grondante sangue devo ammettere che nessuna di queste fotografie fa parte della mia collezione.

Trio-2

Come si vede, tutte queste fotografie tranne l’ultima appartengono a una serie, quella di cui parlavo più su, che venne edita dal fotografo di Monaco Joseph Albert e messa in vendita in occasione del festival. La serie comprende 24 pezzi, i cui soggetti sono elencati in un foglio che fa da frontespizio. Altre 11, parimenti elencate, furono pubblicate per l’occasione e vendute singolarmente. L’intera serie delle 24 è stata pubblicata, col frontespizio, nel volume dei diari di Richard Fricke di cui ho già parlato. Appena ho ricevuto il libro, mi è stato subito chiaro che la signora da cui siamo partiti per questa ricerca un po’ folle non è presente fra i personaggi ritratti. Tolte le sette dame che ho appena mostrato, considerando che la Weckerlin non c’entra e prendendo per buono l’elenco Fricke-Lehmann resterebbero quindi Marie Haupt e Minna Lammert. La seconda la vediamo qui sotto, nei panni di una delle tre figlie del Reno assieme alle sorelle Lehmann

lehm015a

La Lammert (che come le Lehmann fu utilizzata per più ruoli in quella produzione) è la rubiconda facciotta di sinistra, che non ha nulla a che fare con la nostra valchiria. Scartata dunque anche lei.
Resta dunque Marie Haupt, cantante all’epoca fidanzata con Georg Unger, Sigfrido. Di lei ho trovato in rete un unico ritratto, grande però come un francobollo e francamente inutilizzabile per fare qualunque confronto. In questa desolante situazione sono riuscito a formulare due sole ipotesi, nessuna pienamente soddisfacente:
– sulla fiducia, la signora della mia fotografia è Marie Haupt, Gerhilde
– le valchirie del Ring del 1876 non furono otto ma nove, con lo sdoppiamento di Waltraute. Qualcuno, non sappiamo chi ma che non era né la Jaide né la Brema, avrebbe così cantato nella Valchiria, e questo qualcuno ancora senza nome sarebbe la signora della foto.
Ipotesi, questa, stiracchiata anzicheno e cozzante contro l’evidenza che la mia fotografia non solo non faceva parte della serie delle 24 (tutte pubblicate), ma neppure del gruppo delle 11 vendute singolarmente, perché nell’elenco del frontespizio non c’è traccia di una ulteriore valchiria.

Questo era lo stato degli studi sabato sera attorno a mezzanotte, quando pensavo di aver cavato il massimo dalla vicenda. Poi, meglio tardi che mai, ho fatto finalmente quello che avrei dovuto fare fin dall’inizio: guardare attentamente l’originale e ricordare la regola fondamentale di ogni ricercatore: mai innamorarsi delle proprie idee. E così tutto è tornato in alto mare un’altra volta, ma nel giro di cinque minuti, puf!, la soluzione era davanti ai miei occhi. Insomma, un inizio di soluzione.
Ma questa è materia per una prossima puntata.

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13 risposte a Il mistero dell’ottava valchiria

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Ha intenzione di lasciarci molto sulle spine, Cavaliere?

  2. laulilla ha detto:

    Un bel thriller, che stuzzica la mia curiosità 🙂

  3. Isidoro ha detto:

    E ci lasci così????

  4. Amfortas ha detto:

    Nella migliore tradizione letteraria un magnifico post a…puntate con colpo di scena finale. Ti prego solo di non mettere la pubblicità prima dell’ultima parte!
    Ciao 😉

  5. Winckelmann ha detto:

    Nessuna pubblicità e nessun intento sadico da parte mia. Solo che adesso mi si è schiuso un nuovo orizzonte e ho bisogno di qualche giorno per andare a fondo della cosa. Ma, come si dice nel mondo dello showbiz, stay tuned!

  6. Emilio ha detto:

    What a cliffhanger!

  7. Pingback: La valchiria riconosciuta, probabilmente | Il cavaliere della rosa

  8. Alessandro Cortese ha detto:

    Una curiosità: si conosce qualcosa della carriera di Antonie Amann, la Siegrune del primo ciclo bayreuthiano del Ring che vedo ritratta in questo articolo?
    Grazie

    • Winckelmann ha detto:

      Io non so praticamente nulla. Quando scrivevo questo pezzo ho provato a fare un po’ di ricerche perché a un certo momento pareva quasi che la valchiria della mia foto potesse essere lei, ma la si trova citata unicamente a proposito di queste recite a Bayreuth, dove sicuramente non è più tornata.
      Unico riferimento documentario a mia conoscenza è una lettera di Wagner a Hans Richter del gennaio 1876, che ho trovato in rete, nella quale Wagner chiede al direttore, che è a Vienna, di andare a cercare questa Fräulein Amann presso un certo cantante d’opera Schmid, in Papagenostrasse 25. Wagner dice che la Amann gli era stata consigliata da L[illi?] Lehmann come Siegrune ma che l’aveva incontrata a Vienna quando riteneva di avere già disponibile per il ruolo Hermine von Siegstaedt, ed era oltretutto in partenza, per cui non se ne era fatto nulla. Adesso invitava Richter a recuperarla ed eventualmente a metterla sotto contratto. Cosa che, evidentemente, avvenne.

      • Alessandro Cortese ha detto:

        Grazie mille per la risposa. Mi incuriosiva molto questa cantante, oltre per il “mistero” biografico (nemmeno io sono riuscito a trovare nulla su di lei in rete, oltre alla splendida foto che la ritrae e ti ringrazio anche per questo), anche perché è l’unica tra le otto valchirie, le tre norne, le tre figlie del Reno a non essere stata ingaggiata per un secondo/terzo ruolo.

  9. Alessandro Cortese ha detto:

    Qui trovi due foto di Marie Haupt che la ritraggono nei panni di Freia e Gerhilde
    http://www.taminoautographs.com/products/bayreuth-1876-portrait-cabinet-photos-set-of-3

  10. Pingback: Souvenir dalla verde collina – 1 | Il cavaliere della rosa

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