Marie Brema, una britannica a Bayreuth

Tre sere passate a mettere assieme le tessere di un puzzle wagneriano potenzialmente ideale per inaugurare nel migliore dei modi la stagione autunno-inverno del Cavaliere della rosa, e dopo tre sere mi accorgo di non avere in mano niente se non quattro notizie che non vanno d’accordo una con l’altra, una foto senza nome e un nome che si poteva pensare probabile ma che a questo punto ritornava ad essere un nome qualunque. Almeno, però, ho trovato un libro che forse mi risolverà il problema, ma nell’attesa che attraversi la Manica e si trasferisca definitivamente da Londra alla laguna ho messo da parte quel martoriato post e per cominciare comunque con qualcosa di forte ho scelto di pubblicare uno degli ultimi ingressi nella collezione, il numero di inventario 361:

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Bellissima quasi quanto l’altra cabinet card dell’Hof-Photograph Wilhelm Höffert che possiedo e che ho pubblicato in questo vecchio post, questa fotografia risale al Festival di Bayreuth dell’anno precedente e mostra la grande Marie Brema nel ruolo di Fricka nell’Oro del Reno.
Quella del 1896 fu la seconda produzione del Ring nella storia di Bayreuth, esattamente a distanza di vent’anni dalla prima del 1876 che aveva segnato il debutto sulla scena del ciclo completo e le prime rappresentazioni assolute di Siegfried e Götterdämmerung. Wagner era morto da tredici anni e il bastone del comando era saldamente nelle mani di Cosima, che si assunse la piena responsabilità della messa in scena dell’immensa composizione.
L’approccio registico di Frau Cosima emerge molto chiaro da una lettera a Houston Stewart Chamberlain del 13 maggio di quello stesso 1896, nella quale la grande vedova commenta un libro di Adolphe Appia sulla messa in scena del Ring: Pare che Appia non sappia che nel ’76 l’Anello è già stato rappresentato qui da noi, e che di conseguenza non vi è più nulla da inventare in fatto di scenografia e di regia. Povera Cosima, così fiduciosa nell’assoluta immobilità delle cose, se solo avesse potuto immaginare cosa sarebbe successo al mondo e al teatro wagneriano da lì a qualche decennio. In ogni caso, scenicamente parlando le cose dovettero andare molto meglio nel 1896 che non nella gloriosa “prima volta” del ’76, quando era stato chiaro a molti che la parte visiva dello spettacolo rasentava spesso un livello poco più che dilettantesco. Questa volta scene e costumi furono molto più curati e la stessa Cosima ricorda in un’altra sua lettera che proprio per questa produzione si strinse una collaborazione fra il festival e il pittore Hans Thoma, che disegnò parecchi costumi per il Ring: chissà se fra questi c’è anche quello indossato dalla Brema nella nostra fotografia.
Il festival del 1896 consistette in cinque rappresentazioni dell’intero ciclo, affidate a tre direttori: Felix Mottl e Hans Richter con due cicli ciascuno, e Siegfried Wagner, che diresse il secondo.
Il mezzosoprano Marie Brema era inglese di nascita ma mezza tedesca e mezza americana di origini. Nata a Liverpool nel 1856, aveva debuttato tardi, a trentacinque anni nel 1891, cantando la particina di Lola nella prima inglese di Cavalleria rusticana e già poche settimane dopo riscuoteva grandi applausi nel ruolo assai più impegnativo del gluckiano Orfeo. Convertitasi al canto wagneriano, era approdata sulla verde collina di Bayreuth nel 1894, prima inglese a metter piede su quella scena, e lì dopo il debutto come Ortrud fu Fricka e Kundry. Nell’anno di questa fotografia era già saldamente legata al Covent Garden e al Metropolitan e di lì a poco avrebbe anche conquistato Parigi. Voce grande, temperamento drammatico e recitazione intensa ne facevano una delle protagoniste della scena europea, devota wagneriana ma anche grande Amneris e Fides e, pare, anche sorprendente Brünnhilde. Fortunati dunque i londinesi che nel 1897 poterono ascoltarla in concerto alla Queen’s Hall con Henry Wood sul podio, prima nei Wesendonck Lieder e poi nell’intera scena dell’immolazione dal Crepuscolo degli dei. E avranno benedetto il giorno in cui sono nati i newyorchesi che ebbero dalla sorte il dono di assistere al Metropolitan a un Tristano che schierava Lillian Nordica e Marie Brema, Jean ed Edouard De Reszke nei quattro ruoli principali. Neppure i non wagneriani ebbero di che lamentarsi, perché lo stesso teatro mise assieme la Brema, i fratelli De Reszke e Lilli Lehmann per Le Prophete. Si sa che da che mondo è mondo nell’opera si sostiene che una volta era sempre meglio di oggi. Noi di sicuro lo riteniamo un luogo comune, ma a legger certe storie bisogna avere i nervi saldi per non cominciare a pensare che forse qualcosa di vero in questo ritornello c’è.

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