Meyriane Héglon

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Se, come auspicato e da più parti richiesto, dobbiamo tornare a parlare di maliarde regine della scena melodrammatica, mi sembra che con questo ritratto dell’opulenta Meyriane Héglon, di veli vestita e sontuosamente addobbata di gioielleria longobarda, lo facciamo nel migliore dei modi.
A cavallo dei due secoli i palcoscenici di Francia traboccavano di decoratissime vamp, languide e perverse, ora crudeli assassine ora vittime celestiali, consunte dalla tisi, dal peccato, dal mal d’amore. In ogni caso, fossero imperatrici romane, principesse merovingie o regine burgunde, sempre lasciavano all’acconciatura e ai più inverosimili copricapi il compito di dimostrare il proprio essere creature in tutto e per tutto fuori della norma. La più celebre, anche se non la più folle, di queste incredibili cofane è senza dubbio quella disegnata da Lalique per Sarah Bernhardt, che la indossò nella Theodora di Sardou, uno dei suoi più clamorosi trionfi. Il personaggio interpretato in questa fotografia dalla Héglon, o Héglon-Leroux come la si trova a volte chiamata, purtroppo non sappiamo quale sia, ma bisogna dire che spulciando il suo repertorio si trovano molte possibili alternative.
Belga e allieva di Marie Sasse, colonna dell’Opéra di Parigi e creatrice in questo teatro dei ruoli di Elisabeth nel Tannhauser, Selika ne L’Africaine ed Elisabeth nel Don Carlos, Meyriane Héglon iniziò la sua carriera parigina con piccole parti, fra le quali Myrtale nella prima assoluta di Thais ed Emilia nella prima francese dell’Otello. Nel 1895 la troviamo protagonista della Frédégonde di Ernest Guiraud (proprio lui, quello che musicò i recitativi originariamente parlati della Carmen), opera lasciata incompiuta dal suo autore e completata da Paul Dukas e Camille Saint-Saëns; negli anni successivi partecipa fra l’altro alle prime assolute di Le barbares (Livie) di Saint-Saëns e di Astarte (Omphale) di Xavier Leroux, che sposa. Nel 1907 Leroux scriverà per lei anche Theodora, mentre Saint-Saëns le riserverà un ruolo nella Hélène scritta per Montecarlo e dedicata, per quanto riguarda il ruolo della protagonista, a Nellie Melba.
Nel 1899, sempre a Montecarlo, tiene a battesimo Messaline, tragedia lirica in quattro atti su musica di Isidore De Lara, avendo a fianco nel ruolo di Hélion nientemeno che Francesco Tamagno. L’opera piacque assai poco, ma il tiepido riscontro si trasformò in successo travolgente pochi mesi dopo, quando la stessa Héglon la presentò al Covent Garden, con Albert Alvarez come Hélion. Ecco cosa scrisse Le Figaro il 25 luglio:
Il nostro corrispondente ci scrive che la Messaline del Maestro Isidor de Lara è senza dubbio il grande evento della stagione del Covent Garden. L’opera potente del giovane maestro è l’opera alla moda. Il pubblico mondano e l’alta aristocrazia si danno appuntamento ad ogni rappresentazione e applaudono la musica piacevole e gli interpreti eccellenti. Il successo di Mme Héglon assume le proporzioni di un vero e proprio trionfo. L’accoglienza che Messaline ha ricevuto a Londra è molto più calorosa di quella con la quale il pubblico monegasco l’aveva salutata a Montecarlo.
Ottima cantante e attrice, pare, di larghi mezzi, Meyriane Héglon fu anche spesso sulla scena Dalila nell’opera di Saint-Saëns e la Reine de Saba di Goldmark. Non ebbe comunque lunga carriera perché si ritirò verso il 1907, concludendo intensi sodalizi sia con l’Opéra di Parigi sia con quella di Montecarlo, tempio del melodramma fin de siècle. Aveva appena quarant’anni e si diede all’insegnamento, guadagnandosi un posto nella storia anche in questa veste per aver contribuito a formare Ninon Vallin, senza dubbio la più importante cantante francese della sua generazione.
Ma forse un po’ di sacro fuoco per le tavole del palcoscenico ancora dentro le bruciava perché nel 1917 tornò davanti al pubblico in una nuova opera di suo marito Leroux, 1814. Aveva cinquant’anni e interpretava la Madre: è facile supporre che in un ruolo di questo tipo abbia preferito lasciare in camerino le sue dorate cofane da maliarda.

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2 risposte a Meyriane Héglon

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Bentornato, Cavaliere, a lei ed alla sua carovana di giunoniche bellezze.
    L’acconciatura è magnifica e ricorda quelle di certe danzatrici di balli orientali (lei direbbe certamente belly dance) sulle quali io e Pietro talora fantastichiamo nelle uggiose giornate di pioggia alla fortezza.
    Perchè, ci comprenda, non di sola arte, o di solo patriottismo vive l’uomo.

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