Marie Gutheil-Schoder, genio musicale

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Fa un certo effetto vedere Marie Gutheil-Schoder, forse l’emblema della cantante intellettuale e tutta protesa verso la modernità, paludata come fosse uscita da una favola a cartoni animati su una arcaica cabinet card del fotografo viennese Löwy. Ho mostrato in passato due altre sue fotografie: una di Franz Xaver Setzer (che fu il suo secondo marito) in costume di Octavian, l’altra un bellissimo ritratto di Dora Kallmus. Qui la vediamo invece, decisamente molto giovane, nei panni di Frau Fluth nell’opera di Otto Nicolai Die lustigen Weiber von Windsor, ovvero Le allegre comari di Windsor. Che per molti decenni dopo la sua prima rappresentazione, avvenuta a Berlino nel 1849, fu popolarissima anche ben oltre i confini della Germania, dove ancora nel Novecento era di gran lunga più amata del suo omologo verdiano Falstaff. Quello di Frau Fluth (che corrisponde al ruolo di Alice Ford) è stato in qualche modo un cavallo di battaglia nel composito repertorio frequentato dalla Gutheil-Schoder, che da Gluck arrivava a Schönberg passando per Lortzing e Strauss, Leoncavallo e Wagner. Lo cantò quarantotto volte solo all’Opera di Vienna a partire dal 1901 e fino al ’24, e che si trattasse di un ruolo molto amato lo dice il fatto che per i primi dieci anni lo portò in scena per qualche recita regolarmente ogni anno. Questa fotografia documenta proprio il suo debutto in questo ruolo nella capitale austriaca, o comunque non risale a un momento successivo al 1902, anno in cui Josef Löwy, il fotografo, cessò l’attività.
Gustav Mahler la definiva un genio musicale; Kutsch e Riemens nel loro Sängerlexikon la ricordano come una delle grandi interpreti fra le cantanti della sua generazione. Marie Gutheil-Schoder era tedesca di Weimar, città nella quale studiò e nel cui teatro debuttò nel 1891 come una delle tre dame del Flauto magico. Il suo arrivo sulla scena non fu una deflagrazione come quello di Rosa Ponselle: lo stesso anno del debutto cantava anche nel coro del Festival di Bayreuth e per parecchio tempo, dopo, fu tenuta a ricoprire ruoli secondari. Ci vollero quattro anni per arrivare a cantare Carmen, e fu l’occasione per un grande successo che le aprì le porte di altri teatri, da Lipsia a Berlino. Nel 1900 Mahler la chiamò a Vienna, dove avrebbe cantato fino al 1926. Fra i ruoli più frequentati in questi anni, Carmen (115 rappresentazioni), Octavian (99), Martha di Tiefland (46), Salome ed Elektra ma poi anche Susanna e Cherubino nelle Nozze di Figaro, Adele nel Pipistrello, Blondchen nel Ratto dal serraglio e persino il paggio Urbain negli Ugonotti. Difficile immaginare un’interprete e sicuramente una voce più multiformi, capaci di spaziare dal buffo al tragico, dai coturni dell’Ifigenia in Aulide di Gluck ai deprimenti piagnistei (chiedo scusa, non la sopporto) della debussiana Melisande.
Oltre a tutto questo, Marie Gutheil-Schoder aveva una passione per la musica d’avanguardia e stabilì un rapporto privilegiato con Arnold Schönberg e la sua Verein für musikalische Privataufführungen, che organizzava settimanalmente concerti privati nei quali venivano presentati brani di recentissima composizione. Nel 1924 sarebbe stata l’interprete, a Praga, della prima rappresentazione assoluta del monodramma Erwartung e nello stesso anno avrebbe portato a un clamoroso successo Pierrot lunaire davanti al pubblico di Berlino.
Marie Gutheil-Schoder scelse il ruolo massacrante di Elektra per dare l’addio alle scene nel 1926, ma in realtà quelli che smise furono solo i panni della cantante. Si diede alla regia e per altri anni ancora, fino alla morte che arrivò assai precocemente nel 1935 (era nata nel 1874) lavorò allestendo numerosi spettacoli a Vienna e Salisburgo. Fra le mille cose diverse che riempirono la sua carriera, il disco ebbe un ruolo del tutto secondario: sette facciate in tutto, pare rarissime, una sola delle quali approdata per quanto ne so a una moderna ristampa e a youtube: un duetto da La dame blanche con Franz Naval che rivela timbro chiaro, agilità e intonazione impeccabile. Come questa spumeggiante soubrette poteva trasformarsi al punto di affrontare Venere ed Elsa, Salome ed Elektra? Impossibile trovare risposta a questa domanda; non possiamo che professare un atto di fede e dar credito al giudizio di spiriti musicali del calibro di Gustav Mahler e Arnold Schönberg, non certo i primi venuti né tantomeno musicisti usi a spargere gratuite lodi.

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