Jean-Baptiste Faure: tre modi di passare alla storia, forse quattro

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Passare alla storia è un’impresa che riesce tutto sommato a pochi, anche se esistono molti possibili modi per farlo; non è un’esagerazione dire che il signore ritratto in questa carte de visite dell’atelier parigino Reutlinger ne ha azzeccati almeno tre, forse quattro.
Il primo: è stato, molto semplicemente, uno dei più grandi cantanti e interpreti d’opera di tutti i tempi. Nato a Moulins, più o meno nel baricentro geometrico della Francia, nel 1830 e morto a Parigi nel 1914, Jean-Baptiste Faure uscì dai ranghi del coro di voci bianche della chiesa della Madeleine per entrare studente di canto nel Conservatoire National e nel 1852 debuttò all’Opéra-Comique nella Galathée di Victor Massé. Rimase in questo teatro fino al 1860 e passò poi all’Opéra, di cui divenne per un quindicennio uno dei pilastri fondamentali. Baritono dal timbro scuro, usava la propria voce con enorme flessibilità ed eleganza, guidate da un gusto e da una sensibilità di interprete impeccabili. Com’era consueto per i grandi cantanti che facevano di Parigi la loro prima residenza, la sua attività si divise regolarmente fra la capitale francese e Londra, i due centri nevralgici del teatro europeo ottocentesco che coordinavano le proprie stagioni in modo da consentire agli interpreti di suddividersi equamente fra le due sponde della Manica. Primo baritono di due dei più importanti teatri di Parigi (e quindi di Francia e quindi d’Europa e quindi del mondo), fu anche scelto nel 1862 per inaugurare il Théâtre Lyrique assieme a Marie Miolan-Carvalho e Pauline Viardot, con un Hymne à la Musique appositamente scritto da Charles Gounod.
Il secondo motivo deriva dal primo ed è questo: nel corso di una carriera lunga e universalmente celebrata, Jean-Baptiste Faure fu il primo interprete assoluto di opere che hanno fatto la storia. Il 28 aprile 1864, ad esempio, fu il primo Nelusko ne L’Africaine di Meyerbeer e l’11 marzo 1867 il primo Rodrigo di Posa nel Don Carlos di Verdi. Esattamente un anno dopo, il 9 marzo 1868, diede poi voce e corpo al protagonista di Hamlet di Ambroise Thomas, personaggio che divenne uno dei suoi indiscussi cavalli di battaglia e nelle cui vesti si fece ritrarre nella fotografia che pubblico. Come lo so? Esistono una fonte molto nota e una più casuale. Comincio dalla seconda, questa stampa che ho recuperato in rete:

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L’immagine è quella che è (deriva da un pdf) e non sono riuscito a salvare la didascalia, che comunque c’è ed è è chiarificatoria. E’ evidente che il costume è esattamente lo stesso della fotografia, che peraltro fu impiegata come base per un’altra incisione di Alfred Lemoine che chi è interessato può recuperare su Gallica. Altre prime assolute di Faure, a fare inizio dal suo primo periodo all’Opéra-Comique, furono Le pardon de Ploërmel (oggi Dinorah) di Meyerbeer nel 1859 e l’anno successivo Rita ou le mari battu del povero Donizetti, morto ormai da dodici anni. Lasciando stare altri titoli oggi più o meno scomparsi dal repertorio, non va dimenticato che Faure fu anche, nel 1869, Méphistophélès nel trionfale debutto all’Opéra del Faust di Gounod, evento fondamentale nella storia di quest’opera perché, seppure accaduto dieci anni dopo la sua prima rappresentazione, ne segnò la definitiva affermazione – nella veste in cui ancora oggi la conosciamo – come titolo più popolare del repertorio francese.
Veniamo al terzo motivo: Faure fu un uomo estremamente colto, scrisse libri sul canto, insegnò al Conservatoire National e fu compositore. Tutte cose nobilissime ma che non bastano a far passare alla storia. Ma egli fu anche grande appassionato d’arte e collezionista di altissimo rango, soprattutto di quadri di pittori impressionisti, alla cui affermazione la sua accanita campagna di acquisti diede un fondamentale contributo. Nella sua villa di Étretat conservava 67 tele del solo Manet, fra le quali i celeberrimi Le Déjeuner sur l’herbeLe fifre. Manet realizzò anche per lui due ritratti, uno dei quali, oggi a Essen in Germania, è questo:

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Guarda un po’, ancora una volta Faure come Hamlet, ancora lo stesso costume e la stessa piuma sul cappello della mia fotografia. Non possiamo dire che la foto e il ritratto siano imparentati perché le pose sono diverse, mentre è abbastanza evidente il legame fra la tela e l’incisione, seppure quest’ultima sia ben poca cosa di fronte al quadro.
Per finire col quarto motivo, che forse vale e forse no, dobbiamo partire da un misterioso cilindro Pathé emerso anni fa, sul quale è ancora acceso il dibattito se possa essere uno di quelli che, pare, Faure si lasciò convincere a registrare verso il 1900:

La discussione è animata e non sono certo io quello che può aggiungere un’opinione in merito. Certo, fosse vero sarebbe questa la voce di un settantenne, con solo qualcosa dello splendido strumento di qualche decennio prima. Ma sarebbe, se fosse vero, un documento unico perché rappresenterebbe la registrazione del cantante d’opera più “antico” in assoluto per data di nascita. Sarebbe un bel colpo senza dubbio: non possiamo contarlo allo stato delle conoscenze per un punto completo ma probabilmente quel mezzo che gli abbiamo dato nel titolo se lo merita tutto.

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10 risposte a Jean-Baptiste Faure: tre modi di passare alla storia, forse quattro

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Cavaliere, io l’adoro quando si lancia nel multimediale.

  2. domeniconardozza ha detto:

    Gra bell’articolo!! Interessantissimo!! grazie per queste perle.

  3. gabrilu ha detto:

    Ho avuto un attimo di sbandamento, perchè leggendo Faure ho pensato all’altro Faure, a Gabriel, e guardando la foto mi sono detta “toh, non l’avevo mai visto, vestito così! E perchè lo chiama Giambattista?” 🙂
    Scherzo, eh, ma un attimo di spaesamento l’ho avuto davvero. Per ignoranza.
    Che personaggio interessante, questo signor Jean-Baptiste! Insomma non solo un grande cantante, ma una persona colta “a tutto tondo”. Troppo spesso si è portati a pensare che certi artisti siano — come dire — eccellenti in maniera unidimensionale, che tutte le loro energie e capacità siano convogliate in una sola direzione ed abbiano un unico obiettivo. Spesso forse è così, ma dalla descrizione che tu fai di questo signore, in questo caso la situazione è completamente diversa.

    YouTube è una miniera. Diventata, per nostra fortuna, talmente ricca, che ben venga chi filtra, isola e propone e rilancia.
    I blog servono anche a questo. Almeno a mio modo di vedere.
    Non mi sarei mai accorta di questo reperto musicale su YouTube, se tu non l’avessi individuato, isolato, filtrato e proposto qui.
    Grazie, Herr Winckelmann 🙂

    • Winckelmann ha detto:

      Beh, recentemente tu hai fatto qualcosa di simile, no? 🙂
      Comunque tranquilla, non sei l’unica ad aver fatto tutt’uno di Faure (Jean-Baptiste) e Fauré (Gabriel). Anche molti di coloro che ancora apprezzano l’un tempo famoso “Crucifix” di Faure (senza accento, il baritono) pensano che autore ne sia Fauré (con l’accento, il compositore). E a proposito di Youtube, se vuoi sentirlo cantato da Enrico Caruso e Marcel Journet… ecco qui:

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