Pauline Lucca, primadonna piantagrane

Lucca

Di Pauline Lucca, cantante dal carattere peggio che impossibile e acerrima rivale di qualunque altra primadonna osasse pararsi al suo orizzonte, ho già scritto altre due volte. Vale la pena però tornarci sopra per mostrare questa coppia di carte de visite del fotografo berlinese Heinrich Graf che ho trovato recentemente, vendute a poco prezzo da qualcuno che non avendo riconosciuto la signora ritratta le aveva classificate con un generico Schauspielerin. La faccetta tonda, il nasino e la boccuccia da bambolina sono però inconfondibili e quindi le ho acquistate senza por tempo in mezzo.
Le fotografie appartengono a una stessa seduta di posa e la Lucca vi appare in età decisamente giovanile. Nata a Vienna nel 1841, era stata ingaggiata appena ventenne alla Hofoper di Berlino ed è probabile che non molti anni dopo abbia posato nell’atelier Graf. Il quale, come testimoniato dal verso dei cartoncini su cui sono incollate le due albumine

LuccaR

si trovava all’epoca al n. 165 della Friedrichstrasse. Ora, il più che benemerito sito Berliner Fotografenateliers des 19. Jahrhunderts ci racconta che evidenze documentarie collocano l’atelier Graf a questo indirizzo nell’anno 1865 e poi di nuovo dal 1870 al 1884. Da lì alla chiusura, nel 1896, avrebbe poi cambiato altre tre sedi. Non so cosa sia successo di Graf negli anni fra il ’65 e il ’70, ma anche trascurando questo dettaglio possiamo ben supporre che questi devono essere stati più o meno gli anni in cui furono scattate le foto. Esiste d’altronde un termine ante quem inderogabile, quel gennaio 1872 nel quale esplose lo scandalo della lite con Mathilde Mallinger, dopo la quale, pur contro il volere dell’imperatore, la Lucca lasciò Berlino per le sconfinate praterie americane e i molti dollari ad esse connessi.
Mani sui fianchi, sguardo vezzoso e cuffietta da cameriera sulla testa, ho dato per scontato, all’acquisto, che in queste pose la Lucca impersonasse la furba Susanna delle Nozze di Figaro. In effetti mi tocca prendere atto del fatto che non ho trovato da nessuna parte la conferma che essa abbia mai cantato questo ruolo, dato che uno dei suoi storici cavalli di battaglia nella stessa opera era piuttosto Cherubino, che cantava anche il giorno della storica bagarre. Un suo ritratto ancora più giovanile nei panni dell’assatanato ragazzino l’ho mostrato qui. E allora? La Lucca prediligeva i ruoli drammatici e non sembrano essere stati moltissimi i titoli buffi nel suo repertorio; di sicuro, per essersi fatta ritrarre in studio in questi panni doveva trattarsi di un ruolo frequentato  e di successo. Fra quelli che furono i suoi più acclamati, né l’Angela di Le domino noir né la Frau Fluth di Die lustigen Weiber von Windsor  né la Katharina di Die Widerspenstigen Zähmung, opera all’epoca molto fortunata di Hermann Goetz tratta dalla shakespeariana Bisbetica domata, vanno d’accordo con un costume da cameriera. L’unica ipotesi forse possibile che mi è venuta in mente è quella della Zerlina nel Fra Diavolo di Auber, che lavora effettivamente in una locanda ma che, va detto, l’iconografia ottocentesca mostra piuttosto vestita con un costume regionale del sud Italia. Però chissà come la si vestiva a Berlino nel 1870. Di sicuro Zerlina guadagnò alla Lucca alcuni dei suoi maggiori successi e lo stesso Auber rimase talmente affascinato dalla sua interpretazione che le regalò la penna con la quale aveva scritto l’opera.
In tutto Pauline Lucca rimase a Berlino undici anni esatti, resi saporiti dalle medesime grane che la signora (che, non dimentichiamolo, ebbe anche due mariti entrambi baroni) dispensava a piene mani in qualunque angolo del pianeta si trovasse a cantare. Sull’altro piatto della bilancia stavano però doti di attrice e di cantante assolutamente non comuni, e se un Meyerbeer e un Auber giunsero ad adorare l’artista che era in lei, chi siamo noi per non perdonarle queste intemperanze caratteriali che ne fecero la regina delle piantagrane?

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