Mizzi Günther, regina dell’operetta

Gunther0162G

Centonove anni e qualche giorno sono passati da quel 30 dicembre 1905 che, comunque la si pensi, ha segnato una tappa fondamentale nella storia del teatro in musica del Novecento. Al Theater an der Wien dovevano essere tutti nervosetti, e per vari motivi. Per cominciare, l’ultimo debutto in quel teatro, giusto un anno prima, di un lavoro di Franz Lehár, la sfortunata Die Juxheirat (Il finto matrimonio), era andato proprio male. Poi, la preparazione del nuovo spettacolo era proceduta un po’ a scossoni, con problemi per l’allestimento e una forte preoccupazione dell’amministrazione del teatro, che negli ultimi due mesi aveva dovuto assistere alla caduta di due produzioni. La prima si avvicinava e invano i protagonisti tentarono di persuadere la direzione a cancellare una recita della Geisha di Sidney Jones, spettacolo di successo messo lì a tentare di risollevare le sorti economiche del teatro, a favore di una prova di scena del nuovo lavoro: dovettero farla, con le masse al completo, al termine della recita, e si finì alle quattro del mattino. Il giorno dopo si riprovarono al pianoforte le danze, che non andavano per niente bene, poi ci fu nell’ansia generale una nuova prova completa con orchestra, poi finalmente la generale e poi, il 30 dicembre, venne al mondo La vedova allegra.
Nata naturalmente Die lustige Witwe essa ebbe, a dispetto di tutte le difficoltà incontrate sul suo cammino, uno straordinario riscontro di critica ma, contrariamente a quanto si legge comunemente, non fu da subito quello strepitoso successo di pubblico che la maggior parte delle fonti oggi racconta. Nella, immagino, generale costernazione, lo spettacolo vendeva maledettamente poco e chissà perché i viennesi non accorrevano in massa a godere di uno spartito lodatissimo dagli intenditori e benedetto dalla presenza delle due supreme star dell’operetta absburgica, Louis Treumann e Mizzi Günther.
Eccola qui la prima Anna Glawari. Nata a Warnsdorf in Boemia nel 1879, aveva debuttato diciottenne e fin da subito si era dedicata all’operetta. Era a Vienna dal 1901, prima al Carl-Theater, poi al Theater an der Wien e alla Volksoper. La sua fu una carriera lastricata di successi, che fece di lei l’incarnazione stessa dell’operetta viennese.
In quella prima fase di avvio tutto sommato stentato, chissà se Mizzi immaginò mai che da lì al termine della sua lunga carriera avrebbe cantato il ruolo di Anna più di mille volte. Ci vollero almeno 40 repliche e un numero molto consistente di biglietti omaggio distribuiti a destra e a manca per far cambiare il vento. La 41esima recita, a febbraio, segnò finalmente il tutto esaurito e da lì fino alla pausa estiva il successo fu incondizionato.
Il 27 aprile 1907 si festeggiò la 400esima replica, ma ormai la Vedova era diventata, soprattutto grazie a un trionfale debutto berlinese, un affare internazionale. Londra, New York e Stoccolma la videro nel 1907, Copenaghen, Mosca, Milano, Ceylon e Manaos, Tsingtao (colonia tedesca in Cina) e l’America Latina nel 1908, Madrid e Parigi nel 1909.
I numeri relativi al solo 1910 bastano a dare l’idea della Vedova-mania che percorse il mondo: diciottomila recite in almeno dieci lingue diverse su 142 palcoscenici tedeschi, 154 americani e 135 inglesi.
Mizzi Günther restò per molti anni ancora salda sul suo trono e oltre alle mille Anne Glawari trovò modo di tenere a battesimo altre nuove operette di Lehár (fra le altre Der Mann mit den drei Frauen, Eva, Schön ist die Welt, Das Fürstenkind), Emmerich Kálmán (Der kleine König, Die Czardasfürstin, Die Faschingsfee) e Leo Fall (Die Dollarprinzessin). Quando con l’età la voce iniziò a traballare non si perse d’animo e si diede al teatro di prosa, ma ancora nel 1941 avrebbe preso parte a una prima rappresentazione assoluta, quella dell’operetta Der Reiter der Kaiserin, di August Pepöck.
Passata indenne attraverso il cataclisma che distrusse il mondo in cui era nata, morì a Vienna il 18 marzo 1961.

Gunther0162F

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6 risposte a Mizzi Günther, regina dell’operetta

  1. ausdemspielberg ha detto:

    Lolo’, Dodo’, Joujou, Froufrou, Cloclo’, Margot…Et Moi!

    • Winckelmann ha detto:

      Ausdemetc, lei mi lascia attonito con questo sfoggio di cultura operettististica. Vedo che gli anni delle arrampicate sul loggione della Fenice (quella vera) hanno lasciato un segno. Non posso che compiacermene.

  2. Emilio ha detto:

    Che tipo di una grande pancia? Era incinta, o fa parte del ruolo del teatro?

  3. Isidoro ha detto:

    Ecco il sottofondo per la lettura di questo godibilissimo articolo:

  4. gabrilu ha detto:

    Ma no, non è pancia. A me pare che il corpetto del vestito sia stato appositamente lasciato lento e largo forse per (azzardo, eh) per non costringere il torace di una che deve emettere gorgheggi.
    Delizioso post, come sempre. Me lo son proprio gustato 🙂

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