Paul Mounet, enigma risolto

Mounet0329GR

Questa è la seconda cabinet card che ritrae l’attore francese Paul Mounet, acquistata circa un anno e mezzo dopo aver trovato l’altra che ho mostrato nel post precedente. E’ chiaro che si tratta di una diversa posa della stessa serie di scatti: identico il costume e identico il fondale, nel corso della medesima seduta furono certamente realizzati più ritratti dell’attore nei panni di qualche personaggio che non riconosciamo, molto probabilmente in occasione delle rappresentazioni del dramma cui il detto personaggio appartiene.
Già, ma qual è il personaggio? Qual è il dramma? Come ho detto nell’altro post, con l’arrivo della seconda fotografia ho ripreso in considerazione questo piccolo enigma e, a mente più fresca, ci è voluto poco a scoprire che la soluzione ce l’avevo sotto il naso. Non bisogna mai innamorarsi delle proprie idee, mai dare per scontato nulla. Chi l’aveva detto che lo spettacolo in questione doveva per forza essere uno di quelli interpretati alla Comédie-Française? E’ bastato infatti andare nella più banale delle risorse in rete, Wikipedia, per trovare anche una lista dei drammi recitati da Mounet all’Odéon, prima di entrare alla Comédie ma anche negli anni successivi, segno del permanere nel tempo di un legame professionale con questo teatro. E qui, tolto Shakespeare, Dumas e altre cose a me ignote ma con titoli che non avevano nulla di barbarico, ho trovato un enigmatico Amhra di uno sconosciuto Grangeneuve, rappresentato all’Odéon nel 1882. Quel titolo poteva essere tutto e niente, ma almeno una pista per quanto incerta poteva suggerirla. Così ho cominciato a cercare: non ho trovato nulla sul dramma (che a questo punto dubito addirittura che sia mai stato pubblicato) e quasi nulla sul suo autore, ma da quello sconfinato deposito di materiale iconografico che è Gallica è apparso come per miracolo questo:

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Intanto abbiamo un’indicazione completa sul testo: Amhra, dramma in cinque atti in versi di M. Grangeneuve. In questa scarsità di indizi non è poco. Ma soprattutto quello che conta è il personaggio al centro della scena, di cui non sappiamo il nome ma che è chiaramente Mounet:

Amhra

Già raccontando della cofana di Amneris abbiamo visto quanto potessero essere precise illustrazioni apparentemente sommarie. Qui tutto combacia, dalla lunga capigliatura ai baffi spioventi fino ai calzari intrecciati, ma soprattutto al costume, con le sue bordure quadrettate che tornano chiarissime nelle fotografie, nel gonnellino:

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come anche nelle maniche e attorno al collo:

Mounet0329FAS2

Le due fotografie appartengono quindi alla primissima fase dell’attività di Paul Mounet in teatro, visto che le rappresentazioni di questo sconosciuto, e credo ben presto dimenticato, dramma sono di appena due anni successive al suo debutto teatrale, che come ho detto arrivò abbastanza tardi. Nato nel 1847, quando fu ritratto da Chalot aveva già 35 anni. Questo rende ancora più interessanti le fotografie, perché la maggior parte delle testimonianze fotografiche documentano Paul Mounet a un’età più avanzata di questa.
Spero di riuscire a recuperare da qualche parte se non il testo di questo oscuro polpettone almeno un po’ di informazioni su questo spettacolo. Ma intanto l’enigma è stato risolto, e lasciata una Fredegonda abbiamo restituito ad Amhra quello che è di Amhra. Magari un giorno sapremo anche chi cavolo è.

Mounet0329FAS

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13 risposte a Paul Mounet, enigma risolto

  1. domeniconardozza ha detto:

    Una perla di saggezza di Ric..mai dare nulla per scontato! Come suonano vere queste parole! Bel Post e belle foto!

  2. Amfortas ha detto:

    Al di là dei contenuti, che nei tuoi post sono sempre di alta qualità, anch’io mi soffermo sulla “perla di saggezza” come virtuosamente l’ha definita il commentatore precedente: in questi giorni è per me di grande attualità.
    Un caro saluto

  3. Winckelmann ha detto:

    Beh, ringrazio ma questa è una perla di saggezza che mi è stata insegnata da qualcuno ben più grande di me nel campo della ricerca storica. Il non innamorarsi (troppo) delle proprie idee, delle proprie intuizioni e men che meno degli oggetti della propria ricerca è fondamentale per conservare da un lato la capacità di capire quando si sta sbagliando strada e bisogna ripartire da un altro punto di vista, dall’altro quel minimo distacco che ti serve a ricordare sempre che quello che studi non è il fulcro attorno a cui ruota tutto il resto dell’universo ma un pezzettino, per quanto importante, di un tutto solitamente assai complesso.

  4. Isidoro ha detto:


    Comunque in questa foto la somiglianza è davvero mressionante…. Anche l’elmo con e ali….

  5. lastregatta ha detto:

    A proposito di somiglianze, mi aiutate a far luce su una CDV che ho incautamente messo in asta su ebay forse sbagliando l’identificazione? Non avevo trovato, a una prima ricerca foto del tenore Graziani e data la somiglianza ho pensato fosse “Mario” http://cgi.ebay.it/ws/eBayISAPI.dll?ViewItem&item=361146593246

  6. lastregatta ha detto:

    Winckelmann mi conforti! Ho chiuso l’inserzione, farò qualche ricerca ulteriore e la riaprirò una volta diramati i dubbi. Or ora sul gruppo fb di storia della fotografia mi dicono no no è De Candia ma non ho trovato foto di Mario scattate da Bernoud . Però ho trovato online che a Trieste hanno un album in cui sono entrambi rappresentati (assieme ad uno stuolo di personalità ) l’indirizzo per “sfogliarlo” è http://biblioteche.comune.trieste.it/Record.htm?idlist=16&record=19412130124912303129

    • Winckelmann ha detto:

      L’ho sfogliato, ho confrontato le due foto e non ho dubbi: il tuo è Lodovico Graziani.
      Poi Mario si divideva fra Parigi e Londra, dopo essere scappato dall’Italia come disertore se ne tornò solo negli anni Cinquanta quando comprò per sé e la Grisi la villa di Firenze ma non sono nemmeno sicuro che in Italia abbia mai cantato dopo di allora. Le foto sue che conosco sono di Disderi o di Caldesi, che era fiorentino ma aveva l’atelier a Londra.

  7. gabrilu ha detto:

    Ma quanto è bello questo tuo “blog di nicchia” (come lo chiami tu). Io lo seguo sempre. In silenzio perché consapevole della mia ignoranza.
    Eppero’ imparo, ed accumulo.
    Grazie (capisco il gran lavoro che c’è dietro)

    • Winckelmann ha detto:

      Lavoro? Si, un po’ ce n’è ma è così divertente che poco pesa, anzi.
      E poi, sentirmi dire da Gabrilu, mia mentoressa (mentrice? mentora?) letteraria, che lei impara da me mi fa un certo effetto. Sto leggendo La famiglia Karnovski, tutto merito tuo anche questa volta!

  8. gabrilu ha detto:

    … E cara grazia che hai glissato su “mentitrice”.
    Mo’ me ne torno a cuccia, a leggere e ad apprendere (ed a gustarmi le tue fotine)
    🙂

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