Paul Mounet e la Fredegonda sbagliata

Già altra volta ho scritto di quanto sia impagabile per un collezionista il momento in cui riesce a mettere assieme due tessere di quel mosaico che comunque sa che non vedrà mai completo. Trovare e acquistare una bella fotografia è già una soddisfazione; trovarne un’altra magari a distanza di molto tempo che a quella si collega strettamente dona al povero maniaco raccoglitore una gioia imparagonabile ad altre. Riuscire a contestualizzarle, poi, scoprendo dettagli anche minimi ma fondamentali che si nascondono dietro le immagini ti fa toccare il cielo con un dito.
Questo fervorino serve ad introdurre una coppia di cabinet card dello studio parigino Chalot & C.ie che ho trovato e acquistato a distanza di un anno e mezzo una dall’altra. Ecco la prima:

Mounet0277GR

Che è anche la prima che ho acquistato e, delle due, quella nello stato di conservazione meno bello. L’atletico signore che indossa questo costume gallico è, come attesta una scritta in calligrafia ottocentesca al verso della fotografia, l’attore francese Paul Mounet, fratello dell’ancor più celebre tragédien Jean-Sully Mounet, meglio noto come Mounet-Sully.
Questi, nato nel 1841, aveva debuttato in teatro dopo gli studi al Conservatoire di Parigi nel 1868. Paul, di lui minore di sei anni, arrivò sulla scena solo dodici anni dopo, nel 1880. Una vocazione tardiva, quindi, che lo portò dapprima all’Odéon e poi, nel 1889, alla Comédie-Française, di cui il fratello era sociétaire già dal 1874. Paul raggiunse lo stesso ruolo nel 1891, trecentoventiquattresimo nella gloriosa storia di quel teatro. I due fratelli costituirono una celebre coppia di attori tragici e agli inizi del nuovo secolo entrambi ebbero anche una breve carriera cinematografica. Paul rimase alla Comédie-Française fino al 1922 e nello stesso anno morì a Parigi, dove anche il fratello si era spento sei anni prima.
Dopo averla acquistata, ho spulciato parecchio negli archivi on line della Comédie-Française, cercando di capire a quale spettacolo poteva essere collegata questa fotografia. Non sono un grande conoscitore del teatro tragico francese ma insomma, tolte le avventure di Asterix e Obelix non credo che l’ambientazione gallica sia stata un tòpos così frequente sulle scene. A un certo momento ho creduto di aver trovato la soluzione, individuando il titolo che cercavo in Frédégonde, dramma in cinque atti in versi di Albert Dubout che andò in scena alla Comédie nel 1897 con i fratelli Mounet e anche con quell’Albert Lambert fils di cui ho già parlato qui e qui. Mi pare di aver capito che non sia stato un grande successo; perdipiù dopo il debutto dello spettacolo l’autore del dramma e il critico Jules Lemaitre finirono in tribunale uno contro l’altro, poiché il primo pretese (e ottenne) il diritto di replica scritta a una pesante stroncatura che il secondo aveva pubblicato sulla Revue dramatique.
Poteva essere una chicca da raccontare, ma purtroppo Frédégonde non era la risposta giusta alla mia domanda. Me lo hanno confermato i disegni dei costumi dello spettacolo, disegnati dallo stesso Mounet-Sully, nell’archivio della Comédie-Française: non solo, nonostante qualche elmo nibelungico, l’ambientazione del dramma non è gallica ma tardoromana-barbarica, ma oltretutto in questa produzione Paul Mounet non impersonò un guerriero bensì il vescovo Prétextat. Ero completamente fuori strada.
Deluso, ho lasciato perdere la mia ricerca perché non trovavo altre strade da percorrere, anche se la soluzione stava proprio sotto il mio naso. Ho dovuto aspettare più di un anno per tornarci sopra, quando ho trovato la seconda fotografia che mostrerò nella prossima puntata.

Mounet0277FAS

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5 risposte a Paul Mounet e la Fredegonda sbagliata

  1. domeniconardozza ha detto:

    Caro Ric il nostro è un lavoro da detective.. si parte sempre dal particolare più sicuro per percorrere un’ipotetica strada..che spesso ci porta da un’altra parte..o in un vicolo cieco..e si riparte! Bel Cabinet!
    Ciao 🙂

  2. Isidoro ha detto:

    Qualunque sia il risultato dell’investigazione, sono certo che Goscinny ed Uderzo avevano visto la fotografia, e forse lo spettacolo.

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